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Deliberazione 4 febbraio 1977. Criteri, metodologie e norme tecniche generali di cui all'art. 2, lettere b) , d) ed e), della L. 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela delle acque dall'inquinamento.

Deliberazione 4 febbraio 1977.

GU210277

Criteri, metodologie e norme tecniche generali di cui all'art. 2, lettere b) , d) ed e), della L. 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela delle acque dall'inquinamento.
IL COMITATO DEI MINISTRI PER LA TUTELA DELLE ACQUE
DALL'INQUINAMENTO

Vista la legge 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la
tutela delle acque dall'inquinamento;
Vista la legge 8 ottobre 1976, n. 690, che ha convertito in
legge, con modificazioni, il decreto-legge 10 agosto 1976, n.
544;
Considerato che, a termini del combinato disposto degli
articoli 2 e 3 della citata legge n. 319, occorre provvedere:
alla predisposizione dei criteri generali e delle
metodologie per il rilevamento delle caratteristiche dei corpi
idrici, nonché dei criteri metodologici per la formazione e
l'aggiornamento dei catasti previsti dalla presente legge;
alla indicazione dei criteri generali per un corretto e
razionale uso dell'acqua ai fini produttivi, irrigui,
industriali e civili anche mediante la individuazione di
standards di consumi, per favorire il massimo risparmio
nell'utilizzazione delle acque e promuovendo, tra l'altro,
processi di riciclo e di recupero delle sostanze disperse;
alla determinazione di norme tecniche generali;
1) per la regolamentazione dell'installazione e
dell'esercizio degli impianti di acquedotto, fognatura e
depurazione;
2) per la regolamentazione dello smaltimento dei liquami sul
suolo, anche adibito ad usi agricoli, purché le immissioni siano
direttamente utili alla produzione, e nel sottosuolo, esclusi i
casi nei quali possano essere danneggiate le falde acquifere;
3) per la regolamentazione dello smaltimento dei fanghi
residuati dai cicli di lavorazione e dai processi di
depurazione;
4) sulla natura e consistenza degli impianti di smaltimento
sul suolo o in sottosuolo di insediamenti civili di consistenza
inferiore a 50 vani o a 5.000 mc., con salvezza di eventuali più
restrittive disposizioni dettate dagli strumenti urbanistici
adottati secondo le disposizioni previste dalle leggi vigenti;
che, con decreto interministeriale 10 agosto 1976, n. 697, è
stata all'uopo costituita apposita commissione di studio, che si
è avvalsa della collaborazione di qualificati esperti nelle
specifiche materie dei Ministeri dei lavori pubblici, della
marina mercantile, della sanità, dell'agricoltura e delle
foreste, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, delle
partecipazioni statali, dell'Istituto superiore di sanità,
dell'Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale
delle ricerche, della facoltà di agraria di Portici (Napoli),
delle facoltà di ingegneria di Bologna, Milano, Napoli e Roma,
della Cassa per il Mezzogiorno, della Federazione acquedotti
municipalizzati, di istituti di ricerca, di uffici di igiene, di
aziende acquedottistiche comunali della Confindustria,
dell'Alleanza nazionale contadini, dell'Associazione italiana
allevatori, dell'Associazione nazionale bonifiche, della
Coldiretti, della Confagricoltura, dei consorzi di bonifica,
nonché di varie altre importanti aziende di Stato;
che detta commissione ha provveduto alla elaborazione dei
criteri e delle norme tecniche generali sopraindicati;
Ritenuto che occorre regolare le materie di cui alle lettere
b), d), e) dell'art. 2 della legge 10 maggio 1976, n. 319;
Sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici, organo
tecnico-scientifico di questo Comitato, che ha espresso il
proprio parere al riguardo con voto n. 897 del 17 dicembre 1976;
Delibera:

I criteri, le metodologie e le norme tecniche generali di cui
alle lettere b), d) ed e) dell'articolo 2 della legge 10 maggio
1976, n. 319, sono quelli contenuti negli allegati 1, 2, 3,
4 e 5 facenti parte integrante della presente delibera.
La presente delibera ed i relativi allegati saranno pubblicati
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.



Allegato 1
Criteri generali e metodologie per il rilevamento delle
caratteristiche qualitative e quantitative dei corpi idrici e
per la formazione del catasto degli scarichi
Cap. I - Criteri generali per il rilevamento delle
caratteristiche qualitative e quantitative dei corpi idrici

La legge 10 maggio 1976, n. 319, recante norme per la tutela
delle acque dall'inquinamento, affida, tra l'altro, allo Stato
il compito di fissare i criteri generali e le metodologie per il
rilevamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei .
In proposito devesi subito evidenziare che per la dizione
corpo idrico non esiste nella nomenclatura tecnica una precisa
definizione, per quanto espressioni simili siano universalmente
accettate anche in campo internazionale; comunque, per corpo
idrico deve intendersi qualsiasi massa d'acqua che,
indipendentemente dalla sua entità, presenti proprie
caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche, biologiche, e
sia, o possa essere, suscettibile di uno o più impieghi .
A tale riguardo le acque che debbono essere protette dai danni
derivanti da una degradazione della qualità, possono
configurarsi in quelle relative ai seguenti impieghi, peraltro
non necessariamente limitativi:

1) utilizzazione a scopo potabile;
2) utilizzazione per usi agricoli;
3) utilizzazione per usi industriali;
4) mantenimento della vita acquatica;
5) attività ricreativa;
6) navigazione.

Una definizione come quella sopracitata sembra la più aderente
allo spirito delle norme contenute nella legge di cui trattasi,
ma per la sua genericità mal si presta ad una pratica
applicazione proprio laddove la legge stessa, all'articolo 7,
prevede il rilevamento -- per tutto il territorio nazionale --
delle caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche e
biologiche dei corpi idrici ed il loro andamento nel tempo.
In tale situazione, tenendo presenti le finalità della legge è
parso opportuno fissare, in sede preliminare, alcuni criteri
generali per dare l'immediato avvio ai rilevamenti di cui
all'art. 7 precedentemente richiamato.
Ciò ha portato, come logica conseguenza, a individuare in modo
più realistico i corpi idrici , allo scopo di poter eseguire --
sulla base delle metodologie che verranno successivamente
indicate _ i rilevamenti di cui sopra.
Essi sono così distinti:
a) laghi e serbatoio;
b) corsi d'acqua naturali e artificiali;
c) acque di transizione;
d) acque costiere;
e) falde acquifere sotterranee.
A ciascun tipo di corpo idrico (all'atto del rilevamento delle
caratteristiche qualitative e quantitative) corrisponderà una
specifica metodologia previa precisazione dei criteri in base ai
quali il corpo idrico è stato incluso in una determinata
classe.
L'indagine sarà completata con tutte le notizie riguardanti
gli scarichi, sia pubblici che privati, interessanti il corpo
idrico ed acquisiti attraverso il catasto degli scarichi che
dovrà essere avviato contemporaneamente al rilevamento suddetto.
Inoltre per la redazione del piano nazionale di risanamento
tutti i dati dovranno essere riportati su schede-tipo, seguendo
un codice standard.
1) Laghi e serbatoi
Si denominano laghi le raccolte di acque stagnanti, non
temporanee. Essi possono essere del tipo: naturali aperti o
chiusi a seconda che esista o meno un emissario, naturali
ampliati e/o regolati se provvisti all'incile di opere di
regolazione idrauliche, e artificiali se realizzati mediante
manufatti di sbarramento.
Rimangono esclusi i laghi salmastri costieri, che verranno
considerati nelle acque di transizione.
L'unità fisiografica lacustre è rappresentata dallo specchio
d'acqua dell'areale emerso e dalle acque sotterranee che
contribuiscono alla formazione dello specchio lacustre.
Ai fini dell'applicazione della legge dovranno essere presi in
considerazione i corpi idrici lacustri aventi superficie dello
specchio liquido pari a km2 0,2, o superiore nel periodo di
massimo invaso, nonché altri aventi una superficie inferiore ma
che presentino specifici interessi (approvvigionamento potabile,
interesse paesaggistico, naturalistico, ecc.).
Per ogni corpo idrico dovrà essere indicato il tipo e dovranno
essere precisate le caratteristiche geografiche e topografiche,
estendendo la ricerca -- oltre che al lago -- anche al bacino
imbrifero in cui il lago stesso si trova.
Tra gli elementi caratteristici saranno da evidenziare (con
riferimento a specifici livelli idrici) l'area del lago, lo
sviluppo delle sponde, la profondità ed il volume di invaso.
Per quanto concerne il bacino imbrifero di alimentazione
andranno precisate le caratteristiche morfologiche del bacino
stesso e del reticolo idrografico, con particolare riferimento
agli immissari ed all'emissario.
Per ciascun corpo dovranno inoltre essere fornite informazioni
relative alle utilizzazioni prevalenti, che possono essere così
identificate: uso potabile, uso industriale, produzione di
energia elettrica, uso agricolo, esercizio della pesca,
utilizzazione per balneazione ed attività ricreative e
navigazione di linea.
Particolare cura dovrà poi essere posta nella indicazione
delle caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche e
biologiche del corpo idrico.
La ricerca di tali elementi non può essere limitata al lago
considerato isolatamente, ma va inquadrata nei caratteri
geo-idromorfologici di tutto il bacino imbrifero. La conoscenza
della geologia del bacino e delle condizioni geomorfologiche
della rete idrografica completano, infatti il quadro dei fattori
fisici da cui dipende il regime del lago stesso.
Particolare rilievo, ai fini del bilancio idrologico del
bacino, assumono le caratteristiche idrologiche degli immissari,
dell'emissario e dello stesso specchio liquido. E' noto inoltre
che in relazione al tempo di ricambio, ai processi chimici e
biologici che si verificano nel lago ed alle torbide immesse
dagli immissari, variano le qualità delle acque sia dal punto di
vista chimico (concentrazione di sostanze disciolte o sospese)
che da quello fisico (trasparenza, che influisce sullo spessore
dello strato d'acqua ove si svolge la fotosintesi), nonché da
quello biologico.
Le indagini di carattere idrologico, fisico, chimico e
biologico risultano quindi assai complesse e lunghe. Comunque in
una prima fase del censimento sarà sufficiente limitare le
ricerche a pochi parametri, quali: portata dell'emissario per i
laghi naturali o assimilati, portata derivata per i vari usi per
i serbatoi artificiali, livelli del lago, temperatura,
trasparenza, ossigeno disciolto, sostanze nutritive e
conducibilità elettrica.
Ove siano note alterazioni coinvolgenti l'intero corpo idrico
lacustre dovute a metalli, sostanze sospese, temperatura, ecc.,
queste dovranno essere descritte e segnalate.
2) Corsi d'acqua
Con la denominazione corsi d'acqua si identificano sia i
corsi d'acqua naturali (come i fiumi, i torrenti, i rii, ecc.),
che quelli artificiali (come i canali irrigui, industriali,
navigabili, reti di scolo, ecc.), fatta però esclusione dei
canali appositamente costruiti per lo smaltimento di liquami e
di acque reflue industriali.
Per i corsi d'acqua che sfociano in mare il limite delle acque
correnti interne coincide con l'inizio della zona di foce
(paragrafo 3).
Ai fini dell'applicazione della legge debbono essere presi in
considerazione:
a) tutti i corsi d'acqua naturali il cui bacino imbrifero,
allo sfocio a mare o alla confluenza, sia uguale o superiore a
km2 100;
b) tutti i corsi d'acqua artificiali con portata di
esercizio di 1 mc/s o superiore;
c) tutti i corsi d'acqua naturali e artificiali non rientranti
nelle precedenti voci, ma che rivestono specifici interessi (uso
potabile, paesaggistico, naturalistico, inquinamento, rapporti
diretti con acque sotterranee, ecc.).
La caratterizzazione geografica e topografica dei corsi
d'acqua va eseguita nell'ambito del bacino imbrifero di
appartenenza, del quale pertanto dovranno essere preliminarmente
noti o accertati -- secondo la naturale e progressiva
ripartizione della rete idrografica -- gli elementi areali ed
altimetrici.
Per ogni corpo idrico si renderanno poi necessarie ulteriori
indagini (più o meno approfondite a seconda della importanza del
corso d'acqua) per la delimitazione dell'alveo, per il rilievo
di sezioni trasversali e per il tracciamento del profilo
longitudinale.
Comunque, in via indicativa, sarà sufficiente indicare, in una
prima fase dell'indagine, in corrispondenza di ogni sezione
prescelta -- oltre agli elementi geografici di identificazione
territoriale del corpo idrico (località, comune, provincia) -- il
bacino principale di appartenenza e i vari sottobacini nonché i
bacini allacciati, l'area del bacino sotteso e la distanza della
sezione dalla confluenza o dal mare.
Altre notizie riguarderanno le attuali prevalenti
utilizzazioni idriche, secondo la suddivisione già indicata per
i laghi.
Infine dovranno definirsi -- sempre per ogni corpo idrico -- le
caratteristiche idrologiche, fisiche, chimiche e biologiche del
corpo idrico.
Per quanto concerne le caratteristiche idrologiche sarà
opportuno che in corrispondenza di ogni sezione prescelta venga
istituita (qualora già non lo sia) una regolare stazione di
misura delle portate liquide e torbide in modo di rilevare _
quanto meno -- i periodi di magra, di particolare importanza
nelle indagini sull'inquinamento delle acque. Comunque, per
sezioni idriche di scarso rilievo l'accertamento potrà essere
limitato a saltuarie misure di portata, in modo da dedurre
valori abbastanza attendibili sia della portata media che di
quella minima.
In merito poi alle caratteristiche fisiche, chimiche e
biologiche delle acque, la ricerca dovrà avere principalmente
per oggetto i seguenti fattori: solidi sospesi, ossigeno
disciolto, temperatura, BOD5, N ammoniacale, metalli, indici
batteriologici, ecc.
3) Acque di transizione
Si identificano nelle acque di transizione i seguenti corpi
idrici: laghi e stagni salmastri, lagune e zone di foce.
Per zona di foce deve intendersi il tratto terminale del
flusso di acqua compreso tra la sua bocca e il limite delle
acque dolci, corrispondente quest'ultimo alla sezione del corso
di acqua più lontana dalla foce, in cui con bassa marea e in
periodo di magra si riscontra -- in uno qualsiasi dei suoi punti
-- un sensibile aumento del grado di salinità dovuto alla
presenza di acqua marina.
La caratterizzazione geografica e topografica delle acque di
transizione andrà eseguita, a seconda del caso, con le medesime
modalità già indicate per i laghi e i corsi d'acqua.
Anche per tali acque si forniranno notizie sulle prevalenti
utilizzazioni idriche, quali l'uso industriale, l'esercizio
della pesca, l'utilizzazione per balneazione ed attività
ricreative e la navigazione.
In merito poi alle caratteristiche idrologiche, fisiche,
chimiche e biologiche del corpo idrico, le relative indagini
dovranno avvenire assimilando i laghi e gli stagni salmastri, ai
laghi e serbatoi (paragrafo 1), le lagune alle acque costiere
(paragrafo 4) e le zone di foce ai corsi di acqua (paragrafo 2),
inserendo però sempre la conducibilità tra i parametri già
indicati.
4) Acque costiere
L'identificazione delle acque costiere , in una prima fase
dell'indagine, dovrà avvenire prendendo in considerazione le
acque comprese entro una fascia di circa 100 metri dalla costa.
Al fine della caratterizzazione geografica e topografica del
corpo idrico dovranno essere precisati gli elementi geografici
di delimitazione ed indicata l'esistenza di eventuali rilievi
batimetrici riferiti al medio mare, che consentano la precisa
identificazione dei fondali.
Inoltre per ciascun tratto costiero dovranno essere fornite
notizie sulle attuali prevalenti utilizzazioni, quali la
balneazione, la pesca, la miticoltura e la navigazione.
Data la particolare natura del corpo idrico in questione, non
appare necessario il rilevamento di specifiche caratteristiche
idrologiche connesse con gli scopi che la legge si prefigge,
mentre per quanto si riferisce alle caratteristiche fisiche,
chimiche e biologiche delle acque il numero minimo dei parametri
da determinare dovrà riguardare: la trasparenza, le sostanze
nutritive, gli olii minerali e gli indici batteriologici.
5) Falde acquifere sotterranee
Si identificano come acque sotterranee tutti gli accumuli
d'acqua nel sottosuolo, permanenti o non permanenti, in quantità
tali da essere oggetto di utilizzazione, anche stagionale.
Fra essi ricadono le falde freatiche e quelle profonde (in
pressione o no) contenute in formazioni rocciose filtranti o
fratturate, e, in via subordinata, i corpi d'acqua intrappolati
entro formazioni rocciose profonde e praticamente immobili. Pure
le manifestazioni sorgentizie, concentrate o diffuse (anche
subacquee), si considerano come appartenenti a tale gruppo di
acque, perché rappresentano affioramenti della circolazione
idrica sotterranea.
La caratterizzazione geografica e topografica dei corpi idrici
in questione è quanto mai difficile per la necessità di
esaminare, in maniera globale, le falde acquifere unitamente
alle proprie zone di alimentazione e di discarica.
Per le finalità cui mira la legge dovranno, comunque, essere
dapprima prese in considerazione quelle falde o sorgenti che
presentino particolari condizioni di vulnerabilità rispetto agli
inquinamenti diretti o indiretti.
Nel caso delle falde sotterranee assume spiccata importanza la
delimitazione del bacino idrogeologico al quale il corpo
idrico sotterraneo appartiene, i cui limiti possono essere
indipendenti da quelli del bacino idrografico superficiale e
sono connessi alla struttura geologica del sottosuolo ed alle
caratteristiche idrogeologiche delle formazioni rocciose
presenti.
Per quanto concerne le sorgenti la individuazione del corpo
idrico non dovrà limitarsi alla precisazione delle
caratteristiche geografiche e topografiche del sito ove la
sorgente stessa si manifesta, ma dovrà essere estesa alla falda
alimentatrice.
Per ogni corpo idrico sotterraneo dovranno poi essere fornite
informazioni sulle utilizzazioni prevalenti attuali, da
identificarsi principalmente negli usi potabile, agricolo e
industriale.
Le indagini sulle caratteristiche idrologiche sono
strettamente connesse con quelle di natura geologica, necessarie
per la individuazione del serbatoio acquifero sotterraneo e del
relativo bacino idrogeologico; esse dovranno essere estese a
tutto il bacino, con lo scopo precipuo di giungere, per ogni
corpo idrico, alla determinazione della configurazione del
regime della circolazione idrica sotterranea.
Tutto ciò evidenzia -- anche in questo caso _ la mole e la
complessità delle indagini da effettuare, per cui, in una prima
fase, si potranno utilizzare i dati disponibili relativi a studi
già eseguiti o facilmente rilevabili, rivolgendo l'attenzione
solo a quei corpi idrici che risultino essere interessati da
problemi di inquinamento.
In merito poi agli specifici rilievi delle caratteristiche
fisiche, chimiche e biologiche delle acque sotterranee, le
determinazioni dovranno essere limitate in generale ad un
ristretto numero di parametri analitici fondamentali (quali:
temperatura, durezza, conduttività, alcune specie ioniche
fondamentali e indici batteriologici) salvo aggiungere, caso per
caso, parametri specifici legati cioè alla presenza di
particolari fenomeni di contaminazione.
Cap. II - Metodologie per il rilevamento delle caratteristiche
qualitative e quantitative dei corpi idrici
A) Laghi e serbatoi
1. NOTIZIE GENERALI.
1.1. Denominazione.
Si indicherà la denominazione risultante dalla tavoletta al
25.000 dell'Istituto geografico militare (I.G.M.) (*), seguita
da eventuali toponimi storici o locali.
1.2. Regione.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio ricade il
bacino idrografico.
1.3. Provincia.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio ricade lo
specchio liquido.
1.4. Localizzazione geografica.
Per i laghi o serbatoi di non immediata individuazione dovrà
essere indicata la, o le, tavolette I.G.M. al 25.000 in cui
ricade il lago, con l'indicazione se trattasi di lago naturale,
naturale ampliato e/o regolato, oppure artificiale.
1.5. Affluenti.
Salvo particolari ragioni di interesse ai fini della legge si
indicheranno i nomi degli affluenti che hanno un bacino
imbrifero proprio di almeno 100 km2 e, comunque, quelli il cui
bacino rappresenti almeno il 20 per cento della superficie
complessiva del bacino imbrifero del lago.
1.6. Emissario/i.
Si indicheranno i nomi secondo la terminologia I.G.M.
1.7. Quota del pelo liquido (in m s.l m.).
Per i laghi naturali si indicheranno le quote medie desunte
dalle tavolette I.G.M. al 25.000 o, in mancanza, quelle
rilevabili da appositi studi o rilevamenti diretti. Per i
serbatoi artificiali si indicheranno quelle di massima ritenuta.
(*) Per ogni richiamo alle tavolette I.G.M. al 25.000 vanno
indicati il foglio, il quadrante e l'orientamento.
1.8. Area del lago (in km2).
Dovrà intendersi la superficie dello specchio liquido riferita
alla quota del pelo liquido fissata come al paragrafo 1.7 e
ricavata per planimetria delle tavolette I.G.M. al 25.000.
1.9. Perimetro del lago (in km).
Da ricavarsi dalle tavolette I.G.M. al 25.000 o da altre fonti
o rilevamenti diretti con riferimento alle quote del pelo
liquido di cui al paragrafo 1.7.
1.10 Superficie del bacino imbrifero (in km2).
Da ricavarsi dalle pubblicazioni del Servizio Idrografico del
Ministero dei lavori pubblici, inclusa la superficie dello
specchio liquido.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
2.1. Uso potabile.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione delle
prese, effettuate direttamente sul corpo idrico, destinate ad
acquedotti pubblici e le portate complessive derivate (in 1/s -
valore medio annuo).
2.2. Uso industriale.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione delle
prese destinate ad insediamenti produttivi, ed i volumi d'acqua
complessivamente derivati (in mc/g - valore medio annuo).
2.3. Produzione di energia elettrica.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione delle
prese per produzione di energia elettrica precisando se trattasi
di acque destinate a produzione diretta di energia, a centrali
di pompaggio per accumulo di energia, a raffreddamento di
centrali termoelettriche o termonucleari, ecc. e, ove possibile,
le portate in gioco (in mc/s - valore medio annuo).
2.4. Uso agricolo.
Si indicherà su tavolette I.G.M. al 25.000 l'ubicazione delle
prese destinate ad uso irriguo, e le portate complessive
derivate (in 1/s - valore del periodo irriguo), trascurando le
derivazioni inferiori a 5 1/s.
2.5. Usi vari.
Si segnalerà l'esistenza di consorzi obbligatori per la tutela
della pesca, di concessioni esclusive di pesca, di stabilimenti
balneari legalmente autorizzati all'esercizio di campeggi
direttamente insediati sulle sponde, di enti per l'esercizio
della navigazione di linea, ecc. nonché la utilizzazione del
lago per scopi di attuazione delle piene.
3. CARATTERISTICHE IDROLOGICHE.
3.1. Portate.
a) Per i laghi naturali ed assimilati si indicherà la portata
media annua (mc/s) in una sezione poco a valle dell'incile, ove
non si risenta di eventuali opere di derivazione, utilizzando le
stazioni di misura esistenti; essa sarà ricavata secondo le
metodologie del servizio idrografico del Ministero dei lavori
pubblici. In mancanza di rilevamenti diretti verrà indicato un
valore approssimato con metodi indiretti;
b) Per i laghi artificiali si indicheranno i valori delle
portate medie mensili (mc/s) derivate per i diversi usi ricavati
attraverso l'utilizzazione dei dati di esercizio ed, in
mancanza, con metodi indiretti.
In ogni caso andrà indicata l'ubicazione della stazione di
misura sulle tavolette I.G.M. al 25.000.
3.2. Profondità massima (in m).
Da ricavarsi dalle carte I.G.M. con riferimento alle quote del
pelo liquido di cui al paragrafo 1.7 ed, in mancanza, da
rilevamenti diretti.
3.3. Volume d'acqua (in milioni di mc).
Ove non conosciuto, da valutarsi col metodo delle isobate
principali da riferirsi alle quote del pelo liquido di cui al
paragrafo 1.7.
3.4. Copertura di ghiaccio.
Dovrà essere indicato se il lago è soggetto a formazione di
ghiaccio superficiale, il grado di copertura approssimativo, ed
eventualmente lo spessore.
4. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
4.1. Ubicazione delle stazioni di prelievo e di misura.
Nella prima fase di avvio delle indagini, per avere
un'informazione di massima sulla qualità delle acque del corpo
idrico in questione, sarà sufficiente scegliere una sola
stazione in corrispondenza del punto di massima profondità, per
i laghi naturali e assimilati.
Per i laghi artificiali la stazione dovrà essere scelta a
sufficiente distanza dall'opera di sbarramento, in modo da non
essere direttamente influenzata dall'esercizio del serbatoio.
Nella stazione scelta dovranno essere effettuati tre prelievi:
il primo ad 1 m di profondità dal pelo liquido, il secondo a
circa 1 m dal fondo ed il terzo a metà distanza tra i due punti
precedenti.
Per i laghi poco profondi (< 5 m) il numero dei campionamenti
lungo la verticale può essere ridotto a due (superficie e
fondo).
4.2. Frequenza dei rilevamenti.
I campionamenti, per i laghi naturali ed assimilati, verranno
effettuati in due periodi caratteristici del ciclo annuale.
Il primo nel trimestre gennaio-marzo (periodo di piena
circolazione), il secondo nel bimestre settembre-ottobre.
Per i laghi con prolungato periodo di copertura di ghiaccio il
primo prelievo verrà effettuato immediatamente dopo lo
scioglimento completo del ghiaccio.
Per i laghi artificiali il prelievo dovrà, ovviamente, essere
subordinato all'esercizio del serbatoio.
4.3. Parametri.
4.3.1. Temperatura dell'acqua ( C). La misura andrà effettuata
entro la massa d'acqua in corrispondenza della profondità
indicata, mediante termometri a rovesciamento o termometri
elettrici.
La precisione della misura dovrà essere di almeno 0,1 C.
(vedi -- Metodi analitici per le acque -- IRSA, da ora nel testo
abbreviato Manuale IRSA ).
4.3.2. Trasparenza (in m). Andrà effettuata mediante disco
SECCHI (consistente in un disco metallico del diametro di cerca
25 cm, verniciato in bianco, appeso ad un cavo metrato).
La misura è data dal valore medio tra la profondità di
scomparsa e quella di ricomparsa del disco.
4.3.3. Ossigeno disciolto. La misura andrà effettuata con il
metodo di Winkler con fissazione dell'O2 al momento del
prelievo. Per il campionamento dovranno essere utilizzate le
apposite bottiglie da prelievo in profondità. La concentrazione
andrà espressa in mg/l di O2 (manuale IRSA).
4.3.4. Sostanze nutritive. Le analisi dovranno essere eseguite
su campioni, filtrati sul posto, su membrana filtrante di
porosità 0,45 <230> salvo che per il fosforo totale.
4.3.4.1. Azoto ammoniacale. Da determinare mediante
nesslerizzazione diretta (manuale IRSA). La concentrazione andrà
espressa in mg/l N-NH3.
4.3.4.2. Azoto nitroso. Da determinare con il metodo
dell'acido solfanilico-naftilamina (manuale IRSA), con
concentrazione espressa in mg/l N-NO2.
4.3.4.3. Azoto nitrico. Da determinare con il metodo
dell'acido fenoldisolfonico (manuale IRSA), con concentrazione
espressa in mg/l N-NO3.
4 3.44. Fosforo (ortofosfato). Da determinare col metodo
all'acido ascorbico (manuale IRSA), con concentrazione espressa
in mg/l P-PO4.
4.3.4.5. Fosforo (totale). Da determinare sul campione dal
quale, applicando la digestione acida (miscela solfonitrica)
seguita dalla determinazione con il metodo all'acido ascorbico
(manuale IRSA), con concentrazione espressa in mg/1 P-tot.
4.3.4.6. Cloruri (limitatamente ai laghi e stagni costieri).
Da determinare secondo il metodo di Volhard (titolazione
argentometrica) (manuale IRSA), da concentrazione espressa in
mg/l Cl.
B) Corsi d'acqua naturali e artificiali
Per ogni corso d'acqua naturale, sia principale che
secondario, avente un bacino imbrifero di 100 km2 o superiore e
per ogni corso di acqua artificiale, con portata di esercizio di
1 mc/s o superiore, dovranno essere rilevati e riportati in
scheda i dati e le informazioni seguenti:
1. NOTIZIE GENERALI.
1.1. Denominazione del corso d'acqua.
Si indicherà il nome risultante dalla tavoletta al 25.000
dell'I.G.M., seguito eventualmente da altri toponimi storici o
locali.
1.2. Regione.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio ricade il
bacino idrografico.
1.3. Provincia.
Si indicherà quella, o quelle, nel cui territorio ricade il
bacino idrografico.
1.4. Compartimento idrografico.
Si indicherà il compartimento di competenza del servizio
idrografico del Ministero dei lavori pubblici. Per i corsi
d'acqua artificiali si indicherà l'ente gestore.
1.5. Bacino idrografico principale.
Si indicherà il nome del bacino principale di appartenenza.
Per i canali di irrigazione si indicherà il corpo idrico di
presa.
1.6. Recapito del corso d'acqua.
Si indicherà il nome del corso d'acqua o del lago in cui il
corpo idrico confluisce. Per i corsi d'acqua artificiali si
indicherà il ricettore finale.
1.7. Area del bacino imbrifero.
Si indicherà la superficie (km2) in chiusura di bacino,
ricavata dalle pubblicazioni ufficiali del servizio idrografico
del Ministero dei lavori pubblici o calcolata per planimetratura
delle tavolette I.G.M. al 25.000. Per i canali di bonifica si
indicherà il comprensorio servito.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
2.1. Uso potabile.
Vedi metodologia indicata per i laghi.
2.2. Uso industriale.
Vedi metodologia indicata per i laghi.
2.3. Produzione energia elettrica.
Vedi metodologia indicata per i laghi.
2.4. Uso agricolo.
Vedi metodologia indicata per i laghi.
2.5. Usi vari.
Vedi metodologia indicata per i laghi.
3 CARATTERISTICHE IDROLOGICHE.
3.1. Portate.
Per le sezioni, oggetto del rilevamento delle caratteristiche
fisiche, chimiche e biologiche di cui appresso, dovranno essere
ricavati, secondo le metodologie del servizio idrografico del
Ministero dei lavori pubblici, i seguenti elementi:
a) valori caratteristici delle portate liquide (medie -
massime - minime) espresse in mc/s;
b) valori caratteristici delle portate solide (medie -
massime - minime) espresse di T/km2;
c) numero dei giorni consecutivi con portata nulla. Si
utilizzeranno, per quanto possibile, le stazioni già impiantate
del servizio idrografico sopra citato.
L'individuazione delle stazioni di misura sarà fatta sulle
tavolette al 25.000 dell'I.G.M. con l'indicazione della distanza
dalla foce o dalla confluenza.
Per i corsi d'acqua artificiali si indicheranno almeno i
seguenti elementi: la portata media annua (mc/s) ed i periodi di
asciutta.
4. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
4.1. Ubicazione delle stazioni di prelievo e misura.
a) Il numero minimo delle stazioni per ciascun corso d'acqua
naturale verrà stabilito in funzione dell'area del bacino
imbrifero, come segue:




 -------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------------ 

|              Area del bacino (Km2)              |Numero delle|

|                                                 |  stazioni  |

 -------------------------------------------------------------------------------------------------- ------------------------ 

|      100 -    250  . . . . . . . . . . . . . . .|      1     |

|      251 -    500  . . . . . . . . . . . . . . .|      2     |

|      501 -  1.000  . . . . . . . . . . . . . . .|      3     |

|    1.001 -  5.000  . . . . . . . . . . . . . . .|      6     |

|    5.001 - 10.000  . . . . . . . . . . . . . . .|      8     |

|   10.001 - 25.000  . . . . . . . . . . . . . . .|     12     |

|   25.001 - 50.000  . . . . . . . . . . . . . . .|     16     |

|   50.001 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .|     24     |


Le stazioni dovranno essere, in linea generale distribuite in
modo da interessare l'asta del corso d'acqua a partire dalla
sezione di chiusura del bacino (che nel caso delle acque
sfocianti a mare corrisponde con il limite delle acque dolci )
ad intervalli possibilmente regolari, garantendo l'ubicazione di
una stazione in corrispondenza della chiusura del bacino stesso,
e tenendo conto -- al fine di aumentarne eventualmente il numero
-- degli insediamenti urbani e produttivi di rilevante importanza
dal punto di vista dell'inquinamento nonché dei principali
affluenti. In corrispondenza di questi ultimi le stazioni
verranno ubicate immediatamente a valle dell'immissione, dove è
garantita la completa miscelazione.
b) Per i corsi d'acqua artificiali andrà ubicata una stazione
almeno nel punto di derivazione per i canali irrigui, e poco a
monte della confluenza per quelli di scolo. Nel caso che i
canali ricevano scarichi provenienti da insediamenti urbani o
produttivi di rilevante entità, dal punto di vista del carico
inquinante, dovranno essere introdotte altre stazioni a valle di
dette immissioni.
c) Nella prima fase di avvio delle indagini dovrà darsi la
priorità ai rilevamenti ed alle misure nelle sezioni che
risulteranno maggiormente interessate da problemi di
inquinamento, utilizzando, per quanto possibile, le esistenti
stazioni di misura del servizio idrografico del Ministero dei
lavori pubblici.
4.2. Frequenza del campionamento.
In ogni stazione, per i corsi d'acqua naturali dovranno essere
effettuati almeno 4 campionamenti in periodi diversi nell'arco
dell'anno; preferibilmente 2 campionamenti riferiti al regime di
magra e gli altri 2 alle condizioni medie di portate.
Per i corsi d'acqua artificiali dovranno essere eseguiti
almeno 2 prelievi all'anno di massima e minima portata.
4.3. Parametri.
Le misure ed i prelievi dovranno essere effettuati nel filone
centrale della corrente, possibilmente alla profondità di 15 cm.
4.3.1. Solidi sospesi. Per filtrazione su membrana da 0,45 <230> e
successivo essiccamento tra 100-105 C. Concentrazione in mg/l
(manuale IRSA).
4.3.2 Ossigeno disciolto (Vedi laghi).
4.3.3. Temperatura. Verrà misurata con la precisione di 0,1 C
con termometri a mercurio o elettrici (manuale IRSA).
4.3.4. Richiesta biochimica di ossigeno (BOD5). L'analisi
verrà effettuata su campione tal quale, misurando la
concentrazione dell'ossigeno al tempo zero e dopo l'incubazione
di 5 giorni secondo le modalità indicate nel manuale IRSA. Il
consumo di ossigeno dovrà essere espresso in mg/l di O2.
4.3.5. Azoto ammoniacale. (Vedi laghi).
4.3 6. Metalli. Interessano preferenzialmente Cu, Zn, Pb, Hg,
Cd, Cr totale, da determinare solo nel caso che il corso di
acqua sia notoriamente interessato da scarichi contenenti detti
metalli (manuale IRSA). Concentrazione in mg/l di metallo.
4.3.7. Indici batteriologici. Nella prima fase dell'indagine
ci si limiterà alla determinazione dei coliformi totali e fecali
da esprimere in MPN/100 ml (manuale IRSA).
C) Acque costiere
Nella prima fase dell'indagine -- ai fini della comparabilità
dei dati su scala nazionale -- per ogni comune, il cui territorio
si affacci sulla costa, dovranno essere effettuati prelievi in
una stazione fissa posta circa a 100 m dalla costa.
Particolare attenzione verrà rivolta: alle zone in cui la
balneazione è espressamente autorizzata dalle autorità
competenti; alle zone in cui la stessa non è vietata e viene
praticata in modo consuetudinario da un congruo numero di
bagnanti; alle zone in cui è praticata la molluschicoltura
regolarmente autorizzata.
In questi casi i prelievi dovranno effettuarsi secondo le
norme vigenti.
1. NOTIZIE GENERALI.
1.1. Località.
Si indicherà il comune il cui territorio si affaccia sulle
acque costiere.
1.2. Provincia e regione.
Si indicheranno quelle in cui ricade il comune.
1.3. Tipo di costa.
Si indicherà se trattasi di costa alta o bassa, e si
elencheranno i corsi d'acqua sfocianti ed eventuali opere
portuali e di difesa.
1.4. Natura del fondale.
Si segnalerà se trattasi di fondale sabbioso, fangoso,
ghiaioso, roccioso, e, ove conosciute, si forniranno notizie
sulle correnti prevalenti e sulla batimetria.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
2.1. Balneazione.
Si segnaleranno il numero di stabilimenti balneari
regolarmente autorizzati all'esercizio ed il numero di campeggi
che insistono sulle aree limitrofe al tratto di costa
interessato.
2.2. Molluschicoltura.
Si indicherà il numero degli stabilimenti autorizzati.
2.3. Navigazione.
Si indicherà la presenza di porti ed approdi.
3. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
3.1. Ubicazioni delle stazioni di prelievo e di misura.
Per ogni comune di cui al punto 1, dovrà essere localizzata
almeno una stazione prospiciente il centro abitato alla distanza
indicata in precedenza. Se tale centro è situato
nell'entroterra, la stazione dovrà essere ubicata nel tratto
centrale della linea di costa del comune. L'individuazione delle
stazioni di prelievo e di misura sarà fatta sulle tavolette al
25.000 dell'I.G.M.
3.2. Frequenza del campionamento.
Le misure ed i prelievi dovranno essere effettuati una volta
al mese in:
febbraio, aprile, giugno; luglio; agosto; settembre;
ottobre; dicembre.
Nelle aree di interesse balneare o in quelle adibite alla
molluschicoltura la frequenza sarà quella indicata dalle norme
vigenti.
Nella scelta del punto di prelievo va segnalato il riferimento
alle condizioni meteo-marine, la cui descrizione -- unitamente
all'indicazione dell'ora del prelievo -- dovrà formare oggetto
della relazione di accompagnamento.
I controlli andranno intensificati ove i risultati non fossero
sufficientemente uniformi e attendibili.
3.3. Parametri.
3.3.1. Profondità. Si indicherà l'altezza del fondale in
corrispondenza del punto di prelievo.
3.3.2. Trasparenza. Si effettuerà secondo le metodologie già
indicate per i laghi.
3.3.3. Sostanze nutritive. Si effettueranno le analisi
dell'azoto ammoniacale, dell'azoto nitroso, dell'azoto nitrico,
del fosforo (ortofosfato) e del fosforo totale con i criteri
indicati per i laghi sul campione prelevato all'unica profondità
di 10 cm (manuale IRSA).
3.3.4. Oli minerali. Verranno determinati, in un primo tempo,
per estrazione con etere di petrolio sul campione tal quale
prelevato in superficie (manuale IRSA).
3.3.5. Indici batteriologici. In un primo tempo ci si limiterà
alla determinazione dei coliformi totali e fecali da esprimere
in MPN/100 ml (manuale IRSA).
D) Acque di transizione
Per i diversi corpi idrici, a seconda della loro
assimilazione, si adotteranno le metodologie indicate per i
laghi, per i corsi d'acqua o per le acque costiere.
E) Falde acquifere sotterranee
1. NOTIZIE GENERALI.
Presupposto di ogni indagine idrologica sulle acque
sotterranee è la preliminare individuazione del corpo idrico
sotterraneo e del relativo bacino idrogeologico, da conseguirsi
mediante ricerche geologiche, geofisiche ed idrologiche.
E' da tenere comunque presente che nel caso delle acque
sotterranee, a causa delle difficoltà nella individuazione dei
corpi idrici e della complessa struttura geologica del serbatoio
sotterraneo, le approssimazioni nelle valutazioni si presentano
frequentemente inferiori a quelle relative alle acque
superficiali.
Si dovrà comunque pervenire ad una caratterizzazione dei corpi
idrici sotterranei nei loro seguenti aspetti:
a) modalità e condizioni di alimentazione e di deflusso,
sia naturali che artificiali;
b) proprietà idrogeologiche delle formazioni rocciose
acquifere e loro distribuzione spaziale (porosità, permeabilità,
trasmissibilità);
c) caratteristiche idrodinamiche (carico idraulico,
velocità media, portata);
d) caratteristiche di qualità dell'acqua di falda
(temperatura e principali proprietà chimiche e batteriologiche).
In generale la conoscenza dell'assetto idrogeologico e delle
caratteristiche idrologiche dei corpi idrici sotterranei è
basata principalmente su un inventario dei pozzi di vario tipo
esistenti e delle manifestazioni sorgentizie, che rappresentano
i punti di acquisizione di dati diretti.
Sarà pertanto da prevedere l'esecuzione di un censimento dei
pozzi e delle sorgenti (sinora attuato solo in modo parziale) ed
il contemporaneo accertamento delle opportune caratteristiche
idrogeologiche, idrologiche e idrochimiche.
La conoscenza dei corpi idrici sotterranei, mercé anche
l'adozione, se del caso, di metodi specializzati (quali quelli
geofisici, geochimici e radioattivi), risulterà perfettibile a
mano a mano che si disporrà di ulteriori informazioni. Nelle
indagini una particolare attenzione dovrà sempre essere data
alla vulnerabilità delle falde rispetto agli inquinamenti
diretti e indiretti come pure alla diffusione dei contaminati
una volta raggiunta la falda, e alla capacità autodepurante
della falda medesima.
2. UTILIZZAZIONI PREVALENTI ATTUALI.
a) Uso potabile: si indicheranno le portate complessive emunte
dal corpo idrico per uso potabile (1/s valore medio annuo);
b) Uso industriale: si indicheranno i volumi d'acqua
complessivi emunti dal corpo idrico e destinati a insediamenti
produttivi (mc/g valore medio annuo);
c) Uso agricolo: si indicheranno i volumi d'acqua complessivi
emunti dal corpo idrico per uso irriguo (1/s valore medio del
primo periodo irriguo), trascurando le captazioni inferiori a 5
1/sec.
Le informazioni sulle utilizzazioni sono collegate alla
preparazione dell'inventario dei pozzi elle sorgenti.
Parallelamente dovranno essere indicati e precisati tutti gli
scarichi sul suolo e nel sottosuolo che ricadono nel bacino
idrogeologico, come pure le caratteristiche di qualità dei corpi
idrici superficiali (corsi d'acqua, laghi, serbatoi) che
risultano alimentare i corpi idrici sotterranei. Per le falde
freatiche particolarmente vulnerabili si forniranno notizie
sulle condizioni di utilizzo dei terreni superficiali, ove ha
luogo l'alimentazione delle falde stesse per infiltrazione.
3. CARATTERISTICHE IDROLOGICHE.
Sotto il profilo idrologico assumono particolare rilievo le
indagini che si rendono necessarie per lo studio ed il controllo
del regime delle falde sotterranee, non solo in dipendenza delle
variazioni di livello, ma anche in funzione delle portate che
vengono sottratte alle falde stesse mediante emungimenti dai
pozzi ed il libero deflusso delle acque sorgentizie. Tali
indagini hanno importanza preminente, ma ciò non di meno sarà
opportuno eseguire altre ricerche per la determinazione di altri
elementi caratteristici quale principalmente il tasso di
rinnovamento, e cioè il rapporto tra il deflusso medio annuo
sotterraneo ed il volume idrico della falda, atto ad evidenziare
la possibilità di ricarica naturale della falda medesima.
Gli elementi idrologici che in via prioritaria dovranno essere
accertati sono costituiti essenzialmente dai livelli freatici e
piezometrici e dalle portate che vengono emunte dai pozzi o
defluiscono liberamente dalle sorgenti, tutti elementi da
rilevare secondo le metodologie del servizio idrografico del
Ministero dei lavori pubblici. Le misurazioni dovranno essere
svolte più volte nell'anno idrologico, e possibilmente in modo
contemporaneo ai punti di osservazione di un medesimo corpo
idrico.
Comunque, data la complessità dell'indagine da effettuare,
nella prima fase della stessa si potranno utilizzare i dati
disponibili relativi a studi già eseguiti o comunque facilmente
rilevabili, rivolgendo l'attenzione soltanto a quelle falde
interessate da problemi di inquinamento.
Siccome la carenza di informazioni potrà essere (anche in
quest'ultimo caso) cospicua, si dovranno intraprendere, se
necessario, studi idrogeologici completi, con l'impiego di
metodi geofisici e radioattivi e con programmi di perforazione
di nuovi pozzi.
4. CARATTERISTICHE FISICHE, CHIMICHE E BIOLOGICHE.
Anche le indagini relative alla qualità delle acque dovranno
essere effettuate più volte, con frequenza almeno stagionale,
nell'anno e possibilmente in modo contemporaneo ai punti di
osservazione significativi di un medesimo corpo idrico, scelti
in maniera adeguata.
In particolare per la caratterizzazione dei corpi idrici
sotterranei sotto il profilo qualitativo, le determinazioni
dovranno essere, in generale, limitate ad un ristretto numero di
parametri analitici fondamentali. Accanto a questi si dovranno
rilevare, caso per caso, parametri specifici, legati cioè alla
presenza di particolari fenomeni di contaminazione.
I parametri da quantificare in ogni caso, a scopo di
comparazione e di valutazione di massima dello stato di qualità
sono i seguenti:
temperatura dell'acqua (secondo manuale IRSA);
durezza (secondo manuale IRSA);
conducibilità (secondo manuale IRSA);
specie joniche fondamentali (Na, K, Ca, Fe, Cl, SO4, NO3 -
manuale IRSA);
indici batteriologici (coli fecali e totali - manuale IRSA).
Cap. III - Criteri metodologici per la formazione e
l'aggiornamento del catasto degli scarichi nei corpi d'acqua
superficiali.
1. ASPETTI GENERALI.
1.1. Definizione degli obiettivi.
Si può definire obbiettivo del catasto l'individuazione e
localizzazione di tutti gli scarichi nei corpi d'acqua
superficiali allo scopo di conoscere le fonti potenziali di
inquinamento, i probabili principali agenti inquinanti e quali
siano i corpi d'acqua superficiali ricettori.
Gli scarichi da considerare sono quelli soggetti alle norme
della legge n. 319 modificata con la legge 8 ottobre 1976, n.
690.
Compete alle province effettuare il catasto di tutti gli
scarichi.
1.2. Problemi organizzativi.
Il grandissimo numero dei dati che verranno rilevati per la
formazione del catasto degli scarichi rende indispensabile
adottare i moderni sistemi che la tecnica offre, e cioè la
memorizzazione in apposito archivio meccanizzato. Soltanto con
questo sistema, se impostato unitariàmente per tutto il
territorio, è possibile avere:
l'uniformità dei dati rilevati;
le sintesi dei dati ai vari livelli amministrativi;
le elaborazioni statistiche che saranno indispensabili ai
fini della legge;
una facile introduzione delle variazioni che si
verificheranno, onde avere sempre aggiornato il rilevamento e
nel contempo avere la possibilità di conoscere lo stato di fatto
degli anni precedenti;
una graduale realizzazione del rilevamento;
un costo inferiore a quello della conservazione manuale dei
dati.
Il complesso dei dati potrebbe essere memorizzato ed elaborato
da un unico centro nazionale, con evidente semplificazione e
riduzione di costi. In questo caso le province trasmetterebbero
al centro i dati rilevati, e riceverebbero poi i documenti
elaborati che vengono a formare il catasto.
Nelle more, con la standardizzazione della metodologia sul
piano nazionale si assicura l'uniformità anche se ciascuna
provincia (cui compete il rilevamento) si appoggerà a centri di
meccanizzazione periferici.
Un centro in sede nazionale sarà comunque necessario per le
statistiche super provinciali e super regionali, indispensabili
alla conoscenza dei problemi, tanto più se si considera che
molti corpi d'acqua superficiali interessano più province e
spesso più regioni.
1.3. Sviluppo metodologico.
Avendo definito gli obbiettivi, il procedimento per la
formazione del catasto avrà il seguente sviluppo:
a) identificazione delle notizie e dei dati da rilevare;
b) organizzazione logica dei dati e loro codificazione;
c) studio delle procedure di meccanizzazione;
d) organizzazione delle evidenze, cioè dei documenti che
il rilevamento deve fornire;
e) organizzazione dei moduli standard di rilevamento, per
avere dati uniformi e dati da essere facilmente trasportabili su
apposito supporto magnetico.
2. IDENTIFICAZIONE DELLE NOTIZIE E DEI DATI DA RILEVARE.
Le notizie e i dati da rilevare possono raggrupparsi come
segue:
a) titolare dello scarico;
b) tipo di insediamento che provoca lo scarico;
c) corpo d'acqua superficiale in cui avviene lo scarico;
d) localizzazione dello scarico;
e) quantità d'acqua prelevata dal titolare dello scarico,
epoca e durata del prelievo;
f) quantità di liquido scaricato, epoca e durata dello
scarico;
g) caratteristiche qualitative;
h) esistenza o meno del depuratore.
3. MODALITA' DI RILEVAMENTO.
3.1. Titolare dello scarico.
Dovranno essere indicate le generalità o la ragione sociale e
l'indirizzo della sede del titolare dello scarico, precisando se
trattasi di scarico pubblico o privato.
3.2. Tipo di insediamento.
Per gli insediamenti produttivi, identificati all'art.
1-quater, lettera a), della legge 8 ottobre 1976, n. 690, dovrà
usarsi la classificazione ISTAT delle attività economiche sino a
livello di categoria.
Per gli insediamenti civili, identificati alla lettera b) del
citato articolo, dovrà usarsi almeno la seguente
classificazione:
insediamenti urbani, indicando: la dotazione idrica, la
popolazione presente, la popolazione fluttuante e, se possibile,
il periodo relativo a quest'ultima;
insediamenti alberghieri, turistici, sportivi, ricreativi,
scolastici, sanitari indicando il numero di presenze nell'anno;
insediamenti adibiti a prestazioni di servizi secondo la
classificazione ISTAT delle attività economiche sino a livello
di categoria;
insediamenti agricoli limitatamente a quelli:
con allevamenti zootecnici intensivi;
con impianti di lavorazione, trasformazione e
commercializzazione dei prodotti agricoli;
altri insediamenti, anche produttivi, che diano origine
esclusivamente a scarichi terminali assimilabili a quelli
provenienti da insediamenti abitativi.
3.3. Corpo d'acqua.
I corpi d'acqua dovranno essere distinti secondo la
classificazione già adottata nei capitoli precedenti: laghi e
serbatoi, corsi d'acqua naturali e artificiali, acque di
transizione, acque costiere. Dovrà precisarsi il tratto o la
sponda del corpo d'acqua interessato dalla provincia che
effettua il censimento.
3.4. Localizzazione dello scarico.
Per localizzare il punto dello scarico si indicherà il nome
del comune, con i dati della particella del catasto rustico o
urbano. Inoltre gli scarichi saranno individuati anche con la
distanza (in km) dalla foce per i corsi d'acqua naturali e
artificiali; dall'incile dell'emissario per i laghi; dallo
sfioratore della diga per gli invasi; da un punto di riferimento
(da scegliere caso per caso) per le acque di transizione, dal
punto di intersezione con la costa del confine amministrativo
della provincia, a sinistra guardando il mare per acque marine
costiere. Tali indicazioni di distanza saranno riportate sulle
tavolette IGM scala 1:25.000.
3.5. Prelievi di acqua.
Per i prelievi continui o periodici dovrà indicarsi:
a) la fonte di approvvigionamento: fiume, canale, lago,
invaso, falda acquifera sotterranea, ecc.;
b) il volume totale annuo in mc;
c) le ore giornaliere; i giorni per settimana e il numero
dei mesi in cui viene effettuato il prelievo e, quando questo
sia inferiore a 12, il mese di inizio del periodo;
d) ove possibile il valore della portata media giornaliera
di acqua prelevata (1/s) e il rapporto con la portata massima
giornaliera.
Per i prelievi saltuari sarà sufficiente indicare, ove
possibile, la frequenza probabile dei giorni di prelievo nel
mese di maggior intensità.
3.6. Quantità, epoca e durata dello scarico.
Per gli scarichi continui o periodici dovrà indicarsi:
a) il volume totale annuo in mc;
b) le ore giornaliere, i giorni per settimana e il numero
dei mesi in cui viene effettuato lo scarico e, quando questo sia
inferiore a 12, il mese di inizio del periodo;
c) ove possibile il valore della portata media giornaliera
di liquido scaricato (1/s) e il rapporto con la portata massima
giornaliera.
Per gli scarichi saltuari sarà sufficiente indicare, ove
possibile, la frequenza probabile di giorni di scarico nel mese
di maggior intensità.
3.7. Caratteristiche qualitative.
Sarà indicata la presenza dei principali agenti inquinanti
previsti dalla tabella A anche se in concentrazioni inferiori ai
limiti di accettabilità. Quando esistono, saranno anche forniti
dati di analisi.
3.8. Impianto di depuratore.
Sarà sufficiente indicare l'esistenza o meno, dell'impianto e
se esso è singolo o collettivo.
4. ORGANIZZAZIONE LOGICA DEI DATI E LORO CODIFICAZIONE.
4.1. Organizzazione logica.
Per ciascun corpo d'acqua superficiale nel territorio di
ciascuna provincia si dovrà avere il completo elenco degli
scarichi che in esso confluiscono, pubblici, privati o di altri
corpi di acqua.
E' da tener presente che un corpo d'acqua può interessare più
province. Individuato quindi il tratto o la sponda di interesse
della singola provincia a questo tratto o a questa sponda
saranno attribuiti tutti i dati di conoscenza.
Quando un corpo d'acqua sia formato da una asta principale e
da più affluenti, questi saranno considerati come uno scarico
nell'asta principale, mentre avranno una propria scheda con
l'elencazione dei propri scarichi per il tratto ricadente nella
provincia.
4.2. Codificazione.
I dati debbono essere rilevati in maniera correlabile,
pertanto dovrà provvedersi alla loro codificazione, cioè a
tradurre determinate notizie atte a identificare dei fenomeni in
un insieme sintetico e significativo di lettere e di cifre
secondo un'apposita classifica, che deve essere unica per tutto
il territorio nazionale. In sostanza il codice deve permettere:
di trattare in modo uniforme dati che provengono da fonti
diverse;
di classificare i dati secondo un origine logico delle
caratteristiche dei fenomeni che li hanno generati;
di esprimere in breve anche fenomeni complessi;
di procedere ad elaborazioni statistiche meccaniche.
5. STUDIO DELLE PROCEDURE DI MECCANIZZAZIONE.


Le procedure dovranno essere studiate con unica modalità per
tutto il territorio, tenuto conto dell'esigenza di uniformità
delle elaborazioni.
I programmi prevederanno le elaborazioni principali, mentre
elaborazioni particolari che venissero successivamente richieste
verranno predisposte caso per caso.
6. ORGANIZZAZIONE DELLE EVIDENZE.
Da quanto detto in precedenza risulta che il documento
fondamentale sarà la scheda degli scarichi per ciascun corpo
d'acqua.
La scheda sarà intestata al corpo d'acqua superficiale,
identificato con apposito codice con l'indicazione del nome,
della natura (corso d'acqua naturale, artificiale, invaso, lago,
ecc.), del tratto interessato, della sponda (destra o sinistra),
ecc.
A ciascuna scheda faranno capo tutti i dati rilevati. Il
complesso delle schede formerà il catasto.
Ciascuna scheda fornirà i seguenti totali:
numero dei comuni interessati;
numero degli scarichi, distinti per tipo di insediamento;
numero dei prelievi di acqua e volume totale di acqua
prelevata;
volume totale di liquido scaricato nell'anno;
numero degli scarichi con periodo annuale;
numero degli scarichi con periodo inferiore all'anno;
numero dei depuratori.
Altre indicazioni potranno aversi con particolari
elaborazioni.
Altri documenti, oltre all'ipotizzata scheda, potranno
considerarsi, come, ad esempio, un elenco alfabetico dei
titolari degli scarichi.
7. ORGANIZZAZIONE DEI MODULI DI RILEVAMENTO.
I moduli di rilevamento dei dati dovranno essere uniformi per
tutto il territorio italiano e predisposti in funzione della
codifica dei dati e della loro introduzione su apposito supporto
magnetico.
Per gli insediamenti produttivi potrebbe essere previsto che
il modulo di rilevamento sia compilato a cura del titolare dello
scarico e allegato alla domanda di autorizzazione. In tal modo
verrebbe ridotto e quindi accelerato il lavoro di rilevamento.
Eventuali errori di denuncia potranno essere successivamente
corretti senza difficoltà, man mano che verranno constatati.
8. AGGIORNAMENTO DEL CATASTO.
Per l'aggiornamento del catasto sarà sufficiente inserire, per
ciascun anno, le variazioni intervenute (di cessazione di
scarico, di nuovi scarichi o di variazioni negli elementi di uno
scarico) nel supporto magnetico.
L'elaboratore provvederà automaticamente alla redazione delle
nuove schede per ciascun corpo d'acqua e all'aggiornamento dei
totali, pur mantenendo in memoria le situazioni precedenti.
Il Presidente del Comitato dei Ministri per la tutela delle
acque dall'inquinamento
GULLOTTI



Allegato 2
Criteri generali per il corretto e razionale uso dell'acqua
Premessa

Si intenderà corretto e razionale un uso dell'acqua commisurato
alle reali disponibilità della risorsa idrica, valutate nel
tempo e nello spazio, e proporzionato al buon funzionamento
degli impianti di utilizzo, secondo criteri di massimo
rendimento nei confronti della quantità e della qualità
dell'acqua.
Nello specifico contesto della tutela delle acque contro
l'inquinamento, si dovrà tenere conto degli effetti che un uso
dell'acqua determina sui quantitativi prelevati, su quelli
scaricati ed eventualmente su quelli lasciati nei corpi idrici
dopo il prelievo. Tali effetti in particolare riguardano
l'alterazione delle qualità originali, a seguito di uno scarico
di acque contenenti sostanze indesiderabili in misura superiore
quanto ritenuto compatibile per le utilizzazioni attuali o
prevedibili, oppure a seguito di una non accettabile
concentrazione di siffatte sostanze nel corpo idrico.
Nel contesto della legge n. 319/1976 si dovrà particolarmente
tener presente il fatto che gli usi possano esplicarsi
completamente (per la disponibilità di acqua in quantità e
qualità) giusta la elaborazione di un concetto relativo di
inquinamento idrico , da intendersi come l' impossibilità di
utilizzare acqua per un determinato scopo a causa di aspetti
qualitativi non conformi alle esigenze imposte dall'uso
medesimo , salve restando, ovviamente, le esigenze di carattere
ambientale ed estetico.
Conseguenza di quanto sopra esposto è la necessità di un esame
accurato di tutte le possibilità di utilizzare l'acqua in
maniera concatenata da un uso all'altro ed in maniera
concorrenziale , con prelievo od intervento simultaneo nella
stessa risorsa, evidenziando per ogni uso le caratteristiche
tecniche di massimo rendimento, quelle economiche di massima
redditività e la compatibilità degli usi.
Ciò contribuisce quindi ad evidenziare la necessità della
pianificazione delle risorse idriche, considerata in tutta la
sua più vasta problematica, di cui la protezione delle acque
dall'inquinamento costituisce solo una parte, sia pure
importante.
Comunque nel contesto e nello spirito di questa normativa, tra
i molteplici aspetti dell'utilizzo delle risorse idriche si
dovranno prendere in considerazione principalmente quelli che
hanno più diretta attinenza con la tutela delle acque
dall'inquinamento.
I servizi di acquedotto non hanno di norma una diretta
interferenza sull'andamento qualitativo dei corpi idrici, salvo
quanto può avvenire in seguito alla sottrazione d'acqua da
sorgenti, laghi o fiumi, con conseguente diminuzione delle
capacità di autodepurazione di quest'ultimi. Si deve, però,
ricordare come l'esercizio di una rete fognante urbana e di un
impianto di depurazione sia condizionato dal buon funzionamento
di una rete idrica d'alimentazione. Infatti la portata da
convogliare e trattare è funzione di quella distribuita
inizialmente al complesso degli utenti; inoltre la composizione
e la concentrazione dei liquami in arrivo agli impianti di
depurazione possono subire periodiche alterazioni a seguito di
drenaggi locali in zone alimentate da perdite della rete idrica
di distribuzione.
A seguito, quindi, dell'indirizzo interpretativo assunto, si
indicano appresso alcuni criteri di massima attinenti alle
utilizzazioni in generale alle caratteristiche del prelievo
idrico, e, particolarmente, ad alcune caratteristiche per i
diversi usi; con i richiami frequenti (anche se soltanto
accennati) alla pianificazione delle risorse idriche si intende
porre all'attenzione che, in quella sede, si potranno effettuare
le scelte in modo congruente con le esigenze di tutela delle
acque dall'inquinamento previste nella legge n. 319/1976: in tal
senso si potrà operare anche sul risparmio dell'acqua.
Ci si deve, infatti, riferire con questa dizione non solo al
minor impegno di acqua per ottenere una determinata efficacia in
un singolo episodio (tecnologia dell'uso), ma anche alla
maggiore efficacia complessiva che può risultare dall'impegno di
un gruppo di risorse idriche, adeguatamente complementari fra
loro, nel concorrere alla saturazione di necessità variabili nel
tempo per i diversi usi (programmazione degli usi e delle
risorse).
1. UTILIZZAZIONI IDRICHE IN GENERALE.
1.1. Caratteristiche generali delle utilizzazioni.
L'utilizzazione razionale delle risorse idriche per le varie
finalità comporta il prelevamento di appropriati quantitativi di
acqua strettamente legati alle tipologie degli usi (irriguo,
industriale e civile) all'entità ed al livello tecnologico delle
strutture di utilizzo, tenuto conto dell'entità e della qualità
delle risorse già utilizzate e di quelle disponibili. Tale
quantitativo viene definito come prelievo e viene generalmente
espresso in termini volumetrici in un determinato tempo di
riferimento.
Nel caso in cui, nell'ambito di un complesso industriale,
venga attuato un riciclo parziale o totale dell'acqua, è
necessario indicare distintamente sia il quantitativo prelevato,
che quello effettivamente utilizzato.
Questi elementi possono fornire valutazioni diversamente
efficaci sulla produttività dell'acqua e facilitano quindi la
formulazione di parametri utili per la pianificazione.
Nel caso di attività agricole, il prelievo va riferito agli
specifici impieghi aziendali (quali l'irrigazione e lo
zootecnia) in ragione della struttura degli impianti della
singola azienda. Nel caso di un servizio di acquedotto, il
prelievo va riferito alla popolazione servita, presente o
futura, tenendo conto anche di valori stagionali e di punta.
Associato al prelievo è lo scarico, ovvero il quantitativo di
acqua restituito ai corpi idrici dopo l'uso: è questo il
quantitativo che interessa più da vicino la protezione dei corpi
idrici contro l'inquinamento. Anche lo scarico viene misurato in
volumi per determinate unità di tempo.
La differenza tra prelievo e scarico costituisce il consumo
(non ritorno) cioè il quantitativo d'acqua che viene disperso, o
trasformato e fissato nel prodotto finale, oppure ancora, come
nel caso di un servizio d'acquedotto, consumato per le vitali
necessità delle popolazioni interessate.
E' evidente come il consumo rappresenti una riduzione diretta
della risorsa e vada quindi contenuto nei limiti del possibile.
Per quanto concerne l'utilizzazione irrigua delle acque, il
concetto di scarico e dispersione va puntualizzato: la quota
parte del fabbisogno non consumata è, infatti, restituita
all'ambiente attraverso la percolazione diffusa nel terreno
direttamente o tramite reti di scolo in diretto rapporto con le
falde sotterranee, che vengono così ravvenate e alimentate
attraverso processi depurativi naturali che ricostituiscono, e
spesso migliorano, le qualità originarie delle acque immesse nel
processo irriguo.
1.2. Caratteristiche e raccomandazioni per i prelievi.
I prelievi per i vari usi vengono effettuati generalmente:
a) da sorgenti;
b) da falde sotterranee, freatiche ed artesiane,
attraverso pozzi o gallerie filtranti;
c) da acque superficiali, quali laghi o fiumi, in questo
ultimo caso con il ricorso o meno a serbatoi artificiali.
Per quanto riguarda il prelievo da sorgenti va notato che si
tratta di una sottrazione attuata all'origine del corpo idrico,
il quale può quindi risultare privo di acqua o con scarsa
portata per qualche periodo dell'anno, con conseguente riduzione
delle capacità di diluire scarichi eventualmente ubicati più a
valle. Occorre infatti ricordare la necessità, di tutti i corsi
d'acqua interessati da attività produttive in genere,
particolarmente dell'uso irriguo, di mantenere una conveniente
portata per assicurare una efficace autodepurazione.
E', pertanto, necessario che l'entità della portata captata
sia valutata in base all'andamento temporale delle portate
naturali della sorgente; è raccomandabile che essa non superi il
valore medio delle portate naturali misurate in un lungo periodo
di osservazione. Qualora però, nei tratti di torrente
immediatamente a valle della sorgente, sussistano opere di
scarico che (per le finalità della diluizione e
dell'autodepurazione) abbisognino di maggiori portate, la
portata da captare dovrà essere determinata in base ad
un'opportuna valutazione di tutti gli aspetti del problema.
Il prelievo da falde deve essere attuato in maniera da
assicurare un equilibrio con la ricarica naturale dello
acquifero, tenendo presente che detto prelievo va considerato in
base alla dinamica del comportamento delle falde stesse le quali
costituiscono un vero e proprio serbatoio.
L'equilibrio è valutabile in seguito alla stabilità dei
livelli piezometrici, da controllarsi opportunamente in tutta la
zona interessata dall'attingimento per un lungo intervallo di
tempo.
Nella determinazione della portata da prelevare deve essere
attentamente prevista l'entità dell'abbassamento dei livelli
freatici od artesiani, evitando che esso favorisca il richiamo
(ed il conseguente ingresso in falda) di acque aventi
caratteristiche qualitative non accettabili non solo ai fini
potabili, ma anche ai fini di altre utilizzazioni. Nel caso di
falde acquifere situate in zone costiere è necessario che tale
abbassamento sia contenuto, in modo da non provocare eccessivi
squilibri idrostatici sulla disposizione delle falde a vario
contenuto salino, e ciò per evitare il rimescolamento e
prevenire l'intrusione di acqua salata nell'acqua dolce.
Per quanto concerne il prelievo da acque superficiali, si
dovrà innanzitutto accertare la presenza di scarichi a monte
dell'opera di presa e stabilirne le modalità di funzionamento.
In genere il prelievo diretto da fiumi non regolati dovrebbe
realizzarsi con portate modeste rispetto a quelle naturali negli
alvei, e così pure i volumi attinti dai laghi naturali
dovrebbero essere modesta cosa rispetto a quelli propri del
corpo idrico; ciò non dovrebbe quindi destare alcuna
preoccupazione per eventuali effetti nocivi dovuti ad un
depauperamento delle condizioni originali del corpo idrico
stesso.
Qualche effetto è da aspettarsi invece nel caso di cospicue
portate captate, allorché l'opera di presa determina correnti
indotte nella massa d'acqua (sia superficiali che di profondità)
con conseguente disturbo delle condizioni naturali del moto
idrico o del rimescolamento. In siffatti casi è da tenere in
debito conto la possibilità che le caratteristiche qualitative
originali del corpo idrico subiscano un cambiamento e quindi
l'esistenza di un eventuale scarico si faccia maggiormente
sentire. Sarà, perciò, raccomandabile che l'ubicazione e la
tecnica del prelievo favoriscano al massimo il miglioramento
delle condizioni autodepurative proprie del corpo idrico
originale.
Diverso è il caso di un prelievo attuato in un serbatoio
artificiale, costruito espressamente per l'uso in questione o
per più usi congiunti. La costruzione del serbatoio determina un
notevole cambiamento degli aspetti qualitativi originali del
corso d'acqua, che, unito alle modifiche sulle portate naturali,
può essere determinante ai fini dello sversamento di scarichi in
tutto lo alveo, a monte ed a valle della sezione di sbarramento.
Tra le conseguenze più salienti occorre tener presente
soprattutto l'immobilizzazione di cospicue masse d'acqua, che
comporta:
a) la decantazione in materia inorganica ed organica
trasportata dalla corrente;
b) la formazione di estese superfici che esaltano
l'evaporazione, e quindi un progressivo arricchimento nella
concentrazione di sostanze disciolte ed in sospensione;
c) l'esposizione ai raggi solari, talvolta in maniera non
uniforme per la presenza di zone d'ombra dovute all'orografia
circostante. Ciò comporta il riscaldamento differenziato
dell'acqua invasata (secondo strati a diversa profondità o
secondo zone a diversa localizzazione) e quindi provoca correnti
di densità che producono un rimescolamento variabile nel tempo
pur se talvolta benefico. Cambiano, inoltre, le condizioni
vitali per i tipi di flora e di fauna inizialmente contenuti
nelle acque fluenti;
d) l'esposizione alle variazioni climatiche, specie di
temperatura.
Alcuni di questi aspetti, seppure in misura meno appariscente,
possono presentarsi anche nel prelievo mediante traversa.
Gli aspetti sopra indicati vanno tenuti in debito conto sia
durante la progettazione di nuove opere di prelievo, che durante
la stesura dei programmi di funzionamento di opere già
esistenti. Onde evitare che l'esercizio degli impianti determini
situazioni dannose allo stato di salute dei corpi idrici e di
pregiudizio per l'utilizzo ulteriore delle acque, specifiche
indagini dovranno essere condotte caso per caso, ricorrendo, se
necessario, a studi su modello e all'impiego delle più avanzate
tecniche di analisi dell'informazione, da eseguirsi presso
laboratori ed istituti di ricerca specializzati.
Prima di realizzare opere di prelievo simultaneo da corpi
idrici diversi, che comportino il rimescolamento di acque aventi
caratteristiche differenti soprattutto per il contenuto di
materia biologica, dovranno eseguirsi gli opportuni controlli
per accertare che le alterazioni dell'ambiente acquatico siano
contenute entro limiti accettabili per il mantenimento delle
originali specie animali e vegetali.
2. USI CIVILI.
2.1. Definizione di uso civile.
La normativa si rivolgerà soprattutto agli utilizzatori
intermedi (gestori dei sistemi distributivi), con particolare
riguardo a quelle aree nelle quali si accentrano, o si
accentreranno, i maggiori consumi.
Possono comprendersi nella presente normativa tutti i seguenti
usi, purché derivati da sistemi pubblici di distribuzione
dell'acqua: domestico (residenziale), innaffiamento privato,
speciale (refrigerazione di edifici), commerciali, comunitario,
industriale (per industrie minori e per uso potabile degli
addetti).
Alcune norme potranno riguardare anche gli usi domestici
serviti da impianti autonomi.
2.2. Uso delle risorse.
Essendo l'uso civile, in generale, prioritario, non si pongono
problemi di alternativa quando le risorse sono insufficienti per
il soddisfacimento dei rimanenti bisogni.
Nei casi in cui le risorse coprono o superano i fabbisogni, si
possono porre problemi di scelta fra le varie fonti.
Si propone il criterio generale di preferire per gli usi che
richiedono carattere di potabilità quelle risorse, sotterranee o
superficiali, i cui bacini di raccolta si possono più facilmente
proteggere con opportune destinazioni d'uso del territorio. Ad
esempio molti territori montani (di raccolta delle acque sorgive
o contenenti i bacini imbriferi delle acque delle aste superiori
dei fiumi) potrebbero essere razionalmente destinati a parchi
naturalistici o ad attività silvopastorali; le relative acque si
dovrebbero di preferenza destinare all'uso potabile.
2.3. Considerazioni sugli standard di consumo.
L'uso civile non soltanto non è sopprimibile, ma non è neppure
riducibile entro limiti rigidi esso è anche un indice di
civiltà; taluni usi, anche se possono presentare aspetti
accessori o ornamentali non possono essere del tutto soppressi.
Pertanto si ritiene di indicare provvedimenti di contenimento
dei consumi, piuttosto che standard , intesi nel senso di
limiti di assegnazione .
Si può ammettere solo l'indicazione di numeri indici per la
progettazione dei sistemi distributivi; essi dovranno essere
proporzionati a previsioni cautelative, atteso che le
assegnazioni per uso civile, considerate nel piano regolatore
generale acquedotti, rappresentano solo dei minimi compatibili
con le esigenze urbane e rivestono soprattutto il carattere di
assegnazione tutelata da un vincolo; la capacità di prevedere ed
indirizzare lo sviluppo dei consumi è un elemento insopprimibile
di una saggia gestione, e deve tener conto di innumerevoli
parametri locali.
E' necessario raccomandare che ogni azienda distributrice
formi degli specialisti in questo campo e metta in atto le
strumentazioni e le statistiche di seguito descritte.
E' tuttavia opportuno, confermare il limite inferiore di 90
mc/anno per una famiglia tipo, indicato nel provvedimento C.I.P.
n. 45/74 come necessità primaria insopprimibile, che va comunque
soddisfatta per tutti i cittadini e a prezzo ragionevole.
2.4. Soddisfacimento della richiesta di punta.
Il progressivo esaurimento delle risorse impone che ogni
sistema di rifornimento idrico prelevi dalle fonti le sole acque
necessarie in ciascun periodo dell'anno, adeguando cioè il
diagramma di prelievo a quello di richiesta ed abbandonando
l'uso di alimentare costantemente gli acquedotti con la massima
portata occorrente nel giorno di maggior consumo, con il
conseguente sfioro dei superi stagionali dai serbatoi cittadini.
Ciò è tanto più necessario nelle aree caratterizzate da
imponenti aumenti della richiesta limitati a periodi particolari
(insediamenti turistici, ecc.).
Tra i provvedimenti che possono contribuire a questo fine si
segnalano:
a) il progressivo abbandono (raccomandato anche dal
provvedimento C.I.P. n. 26/75) dei sistemi distributivi a luce
tarata;
b) l'uso dei sistemi distributivi interconnessi, estesi ad
aree molto vaste, con diagrammi di consumo complementari.
In particolare si potrà raccomandare d'inviluppare in un solo
sistema le aree connesse da linee di movimenti pendolari o
stagionali della popolazione;
c) l'inserimento, tra le fonti di approvvigionamento, di
serbatoi di compenso stagionale;
d) l'uso di sistemi di adduzione ad usi multipli (specie
se complementari nel tempo).
2.5. Contenimento dei consumi - Aspetti tecnici.
I punti su cui gli Enti gestori dovranno porre la massima
attenzione sono:
riduzione della pressione, come mezzo di contenimento delle
perdite;
idem, come mezzo di contenimento dei consumi;
controllo delle perdite, con particolare riferimento a
quelle degli allacciamenti;
rinnovo degli impianti distributivi;
regolamentazione tecnica degli impianti interni, finalizzata
al risparmio dell'acqua.
2.6. Contenimento dei consumi - Aspetti regolamentari e
tariffari.
E' universalmente riconosciuto che gli strumenti regolamentari
e tariffari, non separabili l'uno dall'altro, sono di gran lunga
i più efficaci per il controllo dei consumi. E' noto peraltro
che questa materia è stata finora di esclusiva competenza del
C.P.P., coordinati dal C.I.P.
Quest'ultimo ha già avviato una riforma tariffaria per gli
acquedotti, che ha avuto le prime importanti applicazioni con i
provvedimenti C.I.P. 45/74, 46/74, 26/75, i quali hanno
introdotto differenziazioni tariffarie per classi di consumo con
protezione delle necessità domestiche fondamentali.
2.7. Contenimento dei consumi - Aspetti dell'informazione
dell'opinione pubblica.
Occorre raccomandare ai vari operatori pubblici che agiscono
nel settore di promuovere opportune campagne di formazione
dell'opinione pubblica, tese a questo fine.
2.8. Controllo dei sistemi distributivi.
Gli enti gestori dovranno particolarmente curare l'efficienza
continuativa dei seguenti servizi:
sistemi di misura nelle varie sezioni degli impianti;
raccolta, elaborazione, pubblicazione dei dati;
statistiche sui consumi.
2.9. Sistemi distributivi binari.
Nelle aree metropolitane si va affermando il criterio di
realizzare due sistemi distributivi paralleli, il primo relativo
ad acque con ottime caratteristiche di potabilità, il secondo ad
acque di minor pregio. Anche se i costi complessivi aumentano
sensibilmente, questo criterio -- adeguatamente vagliato caso per
caso -- potrebbe corrispondere ad un corretto e razionale uso
delle risorse, almeno nelle zone dove le acque di maggior pregio
sono scarse o di difficile protezione e, soprattutto, per i
grandi centri.
2.10. Riuso delle acque.
Nei programmi relativi ad importanti sistemi di
approvvigionamento ad uso civile o multiplo, anche in relazione
al punto precedente, saranno da esaminare due aspetti:
possibile destinazione ad uso civile di acque proveniente da
altri usi, in via diretta (reti non potabili) o indiretta
(attraverso la ricarica delle falde, ecc.); è comunque escluso
l'uso di queste acque per scopi potabili;
possibile destinazione ad altri usi di acque provenienti
dall'uso potabile (e quindi dalle fognature).
3. USI IRRIGUI.
In linea generale l'utilizzazione irrigua delle acque presenta
caratteri e condizioni che configurano un insieme di problemi
propri, non assimilabili cioè a quelli degli altri settori di
utilizzazione.
I predetti problemi si riducono a tre momenti che vanno
considerati coordinatamente per trarne indicazioni valide
(dirette e indirette) ai fini della formulazione dei criteri
generali e che riguardano:
a) la pianificazione territoriale;
b) la pianificazione delle risorse idriche;
c) la gestione dell'irrigazione.
3.1.
Con riferimento alla pianificazione territoriale, va
richiamata l'attenzione sulla circostanza che nelle particolari
condizioni geoclimatiche del territorio italiano, l'efficienza
degli ordinamenti agricoli (in termini di produttività e di
vitalità dell'insediamento umano) è legata alla irrigazione: via
via che dalle regioni settentrionali si passa a quelle
meridionali e insulari l'irrigazione si manifesta come fattore
di stabilizzazione e di aumento della produzione fino a svolgere
il ruolo di fattore condizionante la stessa vitalità biologica
delle colture economicamente rilevanti.
Pertanto in relazione alla disponibilità di aree irrigate o
parzialmente irrigabili, che costituiscono una quota modesta
(15-18 per cento) dell'intera superficie nazionale, ed alla
possibile coincidenza fisica delle potenzialità insediative per
le diverse attività si dovranno tener presenti le seguenti
esigenze:
a) una chiara regolamentazione degli equilibri
distributivi tra i vari settori di utilizzazione del suolo;
b) la salvaguardia dell'agricoltura irrigua nelle aree più
idonee, data la maggiore rigidità di adattamento di questo
settore a condizionamenti fisici e territoriali e la sua
funzione di filtro e di risanamento ecologico dell'ambiente;
c) evitare l'assoggettamento a pressioni espansive di
attività extra-agricole verso le aree irrigate.
3.2.
Con riferimento alla pianificazione delle risorse idriche, va
riconosciuto che la destinazione ad uso irriguo dei corpi idrici
offre vantaggi generali per l'intero insediamento e per
l'equilibrio del sistema produttivo.
Ciò comporta:
a) nei piani di riparto delle disponibilità idriche di un
determinato bacino, la quota da destinare all'irrigazione va
considerata subito dopo le quote per usi potabili e civili, nei
limiti delle portate necessarie all'irrigazione di una congrua
aliquota della superficie del comprensorio potenzialmente
irrigabile.
Ulteriori quote di acque irrigue possono essere devolute in
misura da determinarsi con procedimenti di ottimizzazione;
b) l'utilizzazione di acque sotterranee di buona qualità,
specie se profonde, di norma va riservata ad usi potabili ed
irrigui; questi sono da ritenere utili ed opportuni anche per la
loro capacità di ravvenare le falde e la possibilità di risparmi
nel tempo procurati dal processo tecnologico e agronomico;
c) fermo restando che l'irrigazione svolge anche un ruolo
di conservazione e di ripresa di acque fluenti altrimenti
versanti a recapito marino, i punti di prelievo e di scarico di
altre utilizzazioni vanno definiti, tenendosi conto dei maggiori
condizionamenti -- fisici ed economici -- propri agli usi irrigui;
d) che, ad evitare impropri orientamenti nell'uso di
sostanze tossiche irreversibilmente inquinanti, tali da condurre
a danneggiamenti della circolazione sotterranea, si sottolinea
da un lato l'opportunità di periodici controlli delle
caratteristiche delle falde (contestualmente a monte ed a valle
della utilizzazione irrigua) e dall'altro lato la necessità di
disciplinare il commercio di sostanze il cui uso non sia
opportuno.
3.3.
Con riferimento infine alla gestione dell'irrigazione, si deve
considerare che:
l'utilizzazione irrigua si inserisce in un ciclo produttivo
regolato da leggi biologiche e climatiche, per cui la sua
gestione non è agevolmente riconducibile a schemi rigidamente
predeterminati nelle caratteristiche, nelle funzioni e negli
effetti;
i fabbisogni idrici per uso irriguo, in linea generale, non
sono soggetti nel tempo ad incrementi specifici per date
colture; essi possono aumentare -- ferma restando l'ampiezza
dell'area di utilizzazione -- solo in rapporto: a)
all'intensificazione dell'uso (da irrigazione parzializzata a
quella tendenzialmente generalizzata); b) all'ampliamento
(Mezzogiorno) della stagione irrigatoria;
il progredire delle tecniche e delle tecnologie delle
strutture e attrezzature, unitamente a quello delle scienze
pedologiche ed agronomiche, consente nel tempo graduali
ridimensionamenti dei fabbisogni fino ai limiti dei consumi
effettivi;
l'individuazione di standard di consumo è, in via
orientativa, possibile solo con riferimento agli specifici
ambienti di utilizzazione, in relazione alle condizioni
pedo-climatiche ed alle variazioni degli ordinamenti produttivi;
gli impianti per la raccolta, l'adduzione e la distribuzione
dell'acqua irrigua sono esposti allo scarico di liquidi e di
liquami inquinanti, specie se collegati a sistemi di
canalizzazione di acque reflue o di controllo bonificatorio
delle falde sottosuperficiali; gli impianti irrigui possono,
perciò assumere il ruolo di vettore per la diffusione di carichi
inquinanti sul territorio.
Il corretto e razionale uso delle acque irrigue è quindi in
ogni caso, essenzialmente condizionato dalla progettazione delle
opere e dalla gestione delle stesse, soprattutto a livello
consortile.
Per le predette ragioni e avuto riguardo alle diverse
condizioni che concorrono a definire i migliori rendimenti nella
realizzazione e nell'esercizio degli impianti, si indicano le
seguenti proporzioni:
a) primaria esigenza è quella di secondare la ricerca
teorica, tecnologica ed agronomica per avvicinare le dotazioni
agli effettivi fabbisogni, agendo anche sulla possibilità di
adattamento dei sistemi a più elevata efficienza irrigua nelle
specifiche condizioni climatiche e agronomiche; ciò soccorre
anche all'esigenza di pervenire agli standard richiesti;
b) la concezione degli impianti deve ispirarsi al criterio
della massima efficienza funzionale con l'impegno di sistemi ed
attrezzature atti a contenere, ai più bassi livelli possibili,
le spese di esercizio; a questa condizione è legato, per lo più,
anche il migliore rendimento in termini di economia idrica;
c) sono da preferire gli impianti tubati con distribuzione
dell'acqua con pressioni di esercizio anche minime;
d) sono da utilizzare al massimo le vasche di
compensazione anche giornaliera;
e) per gli impianti di adduzione e distribuzione a cadente
naturale, è auspicabile il semmaggiore impiego di sistemi di
regolazione delle portate e dei livelli, mediante l'impiego di
organi sensori (asserviti alle variazioni di essi negli
adduttori e nelle vasche e alle variazioni delle velocità dei
livelli); il sistema sensoriale va collegato con
teletrasmettitori ad apposite cabine centralizzate oppure agli
organi di intercettazione e di sezionamento;
f) nella programmazione di impianti irrigui a servizio di
aree già ad ordinamenti asciutti, l'ampiezza dell'area
irrigabile deve far premio su quella effettivamente irrigata in
proporzioni da valutare caso per caso; l'irrigazione
parzializzata allarga l'arco dei vantaggi economici e ambientali
di carattere generale rispetto a quelli aziendalistici e,
nell'ambito delle stesse aziende, consente di utilizzare
disponibilità idriche di tipo frazionale.
4. USI INDUSTRIALI.
Nella considerazione del più ampio contesto della corretta e
razionale gestione delle risorse idriche in cui, nella realtà
della complessa materia, vanno ad inserirsi gli effetti della
legge n. 319/1976, si elencano appresso i criteri per un
corretto e razionale uso dell'acqua nelle utilizzazione
industriali.
4.1.
Per complessi produttivi futuri:
a) attuare scelte razionali dell'approvvigionamento idrico
in relazione ai differenti impieghi, eventualmente
diversificandone le fonti (ove caso per caso tecnicamente ed
economicamente possibile) per garantire a ciascun uso la risorsa
più idonea, soprattutto dal punto di vista della qualità, nel
quadro di una razionale programmazione e gestione delle risorse
idriche;
b) limitare progressivamente l'impiego di acqua di falda o
di sorgente, purché si rendano disponibili (dal punto di vista
tecnico-economico) approvvigionamenti alternativi ugualmente
validi;
c) considerare la possibilità di limitare il prelievo
dell'acqua di falda (o comunque di qualità) specie ai fini del
raffreddamento, tramite riciclo della medesima o suo riutilizzo
in altri impieghi successivi, tenendo conto delle possibilità
tecnico-economiche;
d) considerare la possibilità di limitare i prelievi di
acqua dolce mediante sistemi di utilizzazione successiva della
stessa acqua, sia nell'ambito dello stesso complesso produttivo,
sia integrandone l'impiego fra settori diversi (civile,
industriale ed agricolo). Ciò, sulla base delle convenienze
tecnico-economiche riscontrabili caso per caso;
e) tener conto della possibilità sul piano
tecnico-economico dell'uso dell'acqua di mare per determinati
usi industriali;
f) controllare la funzionalità delle reti di scarico. Le
reti fognarie interne agli stabilimenti dovranno rispondere ad
una razionale strutturazione in relazione al tipo diverso dei
liquidi addotti allo scarico; nelle progettazioni dovrà anche
esser tenuta presente la possibilità di consentire agevolmente
il recupero o il riutilizzo anche parziale delle acque usate;
dovrà di preferenza prevedersi una rete di raccolta e
convogliamento separata per le sostanze particolarmente
pericolose; dovrà essere evitato l'inquinamento, anche
accidentale, delle acque del ciclo naturale, sia meteoriche che
della rete idrografica; dovranno anche predisporsi adeguati
sistemi di sicurezza, sulle reti, atti ad ovviare
tempestivamente all'inconveniente di una accidentale messa fuori
servizio dell'impianto di depurazione.
4.2.
Per il potenziamento e la trasformazione di complessi
esistenti mediante interventi che comportino trasformazioni
sostanziali ai fini del prelievo, si terranno presenti criteri
analoghi a quelli precedentemente esposti, salve restando le
esigenze tecnico-economiche di fattibilità.
4.3.
Nei complessi produttivi esistenti, compresi loro
potenziamenti o trasformazioni non sostanziali ai fini del
prelievo, l'adeguamento dei servizi idrici ai criteri prima
esposti andrà attuato progressivamente nel tempo, qualora
ricorra un motivato e comprovato interesse pubblico generale e
tenendo conto delle possibilità tecnico-economiche.
4.4. Standard di consumo.
Si deve ammettere l'impossibilità, all'atto di individuare per
l'impiego dell'acqua a scopo industriale standard di consumo
attendibili e validi, che possano essere utilizzati anche
solamente come indirizzo generalizzato, nemmeno come fasce di
valori.
Ciò per i molteplici fattori -- fra loro diversificati e non
sempre coesistenti -- che influiscono sulla quantità dell'acqua
impiegata.
4.5. Recupero di sostanze inquinanti disperse.
Il recupero delle sostanze disperse può essere considerato
come alternativa agli usuali metodi di depurazione; la
possibilità di attuarlo è subordinata alla convenienza
tecnico-economica da riscontrarsi, sia nel processo, che nella
creazione di un adatto mercato; la relativa forma di
organizzazione potrebbe essere promossa in sede pubblica, sì da
rendere convenienti operazioni di tal tipo.
L'argomento dovrà essere sviluppato, sia in sede
tecnico-scientifica che nella sede organizzativa sopra
accennata.
4.6. Funzionalità intesa al risparmio dell'acqua.
A norma della legge n. 319/1976 ogni consumatore è tenuto a
denunziare sia l'entità del prelievo che dello scarico
dell'acqua usata.
E' auspicabile che, allo scopo di evidenziare più
compiutamente le caratteristiche dell'uso, vengano definite
nelle opportune sedi quegli elementi quantitativi che sono utili
alla formulazione di un bilancio dell'impiego dell'acqua, quali
ad esempio:
acqua prelevata (da un acquedotto o direttamente da una
risorsa idrica);
acqua impiegata nel processo;
acqua impiegata nei servizi;
acqua riciclata;
acqua scaricata.
Il Presidente del Comitato dei Ministri per la tutela delle
acque dall'inquinamento
GULLOTTI



Allegato 3
Norme tecniche generali per la regolamentazione
dell'installazione e dell'esercizio degli impianti di
acquedotto

1. GENERALITA'
1.1. Campo di applicazione.
Le presenti norme si applicano alla installazione ed
all'esercizio degli impianti di approvvigionamento idrico per
uso potabile, o per scopi multipli comprendenti detto uso. Essi
definiscono i requisiti tecnici cui debbono corrispondere gli
impianti medesimi nella loro installazione, le modalità per il
relativo esercizio, i provvedimenti amministrativi, necessari,
nel loro insieme, per tutelare dall'inquinamento le acque
utilizzate negli acquedotti ed i corpi idrici ricettori delle
acque da essi scaricate.
Tali norme devono essere rispettate nella installazione e
nell'esercizio dei nuovi acquedotti e nell'ammodernamento ed
ampliamento di quelli esistenti nonché, per quanto possibile,
nell' esercizio di questi ultimi.
Gli impianti esistenti saranno adeguati ad esse gradualmente.
Le norme stesse presuppongono il rispetto delle normative e
regolamentazioni tecniche vigenti, relative alla progettazione
ed alla esecuzione di tutte le parti che costituiscono gli
impianti.
1.2. Definizioni.
Per acquedotto si intende il complesso degli impianti di
attingimento, di trattamento, di trasporto e di distribuzione.
Per impianto di attingimento si intende il complesso delle
opere occorrenti per la raccolta, la regolazione e la
derivazione di acque sotterranee o superficiali. Nell'impianto di
attingimento si intendono comprese tutte le opere occorrenti per
proteggere e conservare la disponibilità e la qualità delle
acque medesime.
Per impianto di trattamento si intende il complesso delle
opere occorrenti per conferire alle acque attinte le particolari
caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, richieste dalla
loro destinazione. L'impianto di trattamento può essere
costituito dalle sole apparecchiature destinate alla
disinfezione delle acque.
Per impianto di trasporto si intende il complesso delle opere
occorrenti per convogliare le acque dagli impianti di
attingimento agli impianti di distribuzione.
Per impianto di distribuzione si intende il complesso dei
serbatoi, della rete di distribuzione e delle relative
diramazioni fino al punto di consegna agli utenti.
1.3. Qualità delle acque e dei materiali.
La qualità delle acque destinate all'uso potabile, la natura
dei materiali a contatto con le acque medesime, e in particolare
quella dei materiali dei condotti, nonché le caratteristiche
degli additivi, devono essere conformi a quanto previsto da
norme e disposizioni vigenti. In ogni caso i materiali suddetti
devono essere tali da non alterare apprezzabilmente le
caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche ed organolettiche
delle acque convogliate.
2. INSTALLAZIONE.
2.1. Impianti di attingimento.
2.1.1. Acque sotterranee. -- In questo paragrafo si considerano
quelle acque circolanti in acquiferi profondi, limitati
superiormente da una formazione impermeabile, di spessore ed
estensione tali da garantire una adeguata protezione da
eventuale inquinamento. Tali acque possono anche affiorare
spontaneamente in superficie, dando origine a sorgenti.
Fra le dette acque si comprendono quelle contenute in
acquiferi sprovvisti di formazione impermeabile superiore, le
quali abbiano la loro superficie libera a notevole profondità
rispetto alla superficie del suolo e quest'ultimo possa essere
adeguatamente protetto mediante i provvedimenti di cui appresso.
Le acque di cui sopra potranno essere utilizzate per scopi
potabili senza trattamento, a condizione che le loro
caratteristiche rispondano costantemente ai requisiti di cui al
punto 1.3.
La costanza nel tempo di tali caratteristiche dovrà essere
garantita mediante l'adozione di provvedimenti amministrativi e
l'esecuzione di opere di protezione, essa dovrà essere
continuamente controllata mediante accertamenti in punti
dell'acquifero opportunamente predisposti.
Tali interventi saranno definiti in base ai risultati di
accurate indagini intese ad individuare il bacino idrogeologico,
le caratteristiche delle formazioni interessate dall'acquifero e
di quelle dei terreni sovrastanti, il regime della falda e la
direzione generale del moto, nonché fonti di inquinamento
attuali o potenziali.
I provvedimenti amministrativi, destinati alla protezione
dell'acquifero da ogni possibile inquinamento, saranno definiti
in base all'importanza dell'acquifero medesimo e alla sua
protezione naturale. Essi riguarderanno, più specificamente: la
destinazione del territorio interessato e la eventuale
limitazione generale di insediamenti ed attività, nonché gli
eventuali interventi restrittivi o integrativi sugli scarichi,
così come previsto dall'art. 26 della legge n. 319; e ciò, in
particolare, per quanto concerne il disperdimento nel
sottosuolo.
Da parte delle autorità competenti si provvederà ad
assoggettare alla tutela della pubblica amministrazione (ai
sensi dell'art. 94 del testo unico 11 dicembre 1933, n. 1775), i
territori in cui hanno sede gli acquiferi utilizzati e, di
conseguenza, tutti gli eventuali attingimenti saranno eseguiti e
gestiti con appropriate cautele igienico-sanitarie, ivi comprese
quelle di cui al successivo paragrafo b).
Nelle zone nelle quali è indispensabile una particolare
protezione, si procederà all'esproprio o all'imposizione di
servitù dando alle aree destinazioni da stabilire di volta in
volta in relazione alle situazioni locali. In ogni caso saranno
assoggettate ad esproprio e recinzione le zone circostanti le
opere di attingimento, per una estensione da stabilire
soprattutto in relazione alla situazione geologica locale.
Le opere di protezione dovranno eliminare ogni possibile
inquinamento localizzato, attraverso nuovi interventi o
modifiche di installazioni preesistenti. Saranno comprese fra
tali opere le sistemazioni idrogeologiche locali, più
direttamente interessanti le opere di attingimento ivi comprese
le opere di allontanamento delle acque esterne, nonché quelle
opere necessarie per la eliminazione di qualsiasi fonte di
inquinamento determinata da insediamenti, corsi d'acqua,
depositi di materiali inquinanti.
I controlli delle caratteristiche fisiche, chimiche e
biologiche dovranno effettuarsi mediante prelievi (alcuni
continui, altri periodici) in corrispondenza delle opere di
attingimento e degli eventuali pozzi destinati al controllo del
regime idrologico della falda, in dipendenza delle diverse
condizioni.
Dispositivi torbidimetrici e conduttometrici segnaleranno
situazioni anormali.
a) Opere di captazione delle sorgenti.
Alla luce di studi idrogeologici e di indagini di dettaglio,
intese a definire le caratteristiche di affioramento della
falda, si procederà alla definizione delle opere di captazione.
Queste, per quanto possibile, penetreranno nella formazione
costituente l'acquifero principale, mediante gallerie o pozzi.
Nella esecuzione dei lavori si dovrà tenere conto in
particolare che alcune opere potranno divenire inaccessibili
dopo il completamento dei lavori stessi.
La zona transitabile sarà adeguatamente isolata dalla
rimanente.
Le acque intercettate, ma non destinate alla utilizzazione,
nonché quelle provenienti dall'esterno, dovranno essere
accuratamente separate ed allontanate.
I tratti di galleria ispezionabile, con alimentazione
laterale, saranno provvisti di canale collettore destinato alla
raccolta ed al convogliamento dell'acqua captata.
Di norma allo sbocco delle opere di presa sarà disposta una
vasca di raccolta contenuta in un manufatto chiuso, di
dimensioni tali da consentire la decantazione di eventuali
sostanze solide trasportate dall'acqua, facilmente ispezionabile
anche per eventuali interventi di manutenzione. A tale fine la
vasca sarà divisa in due o più parti, ciascuna munita di
scarichi di fondo e di troppo pieno. Le sue pareti saranno
accuratamente impermeabilizzate. Le zone accessibili nelle quali
l'acqua è a superficie libera (vasche di raccolta, serbatoi)
saranno adeguatamente separate da quelle zone nelle quali
l'acqua è entro tubazioni in pressione (camere di manovra,
cunicoli transitabili per alloggiarvi tubazioni). Appositi
locali consentiranno la preparazione igienica del personale
addetto alle ispezioni.
Per quanto riguarda altri requisiti di carattere igienico
delle opere di completamento (chiusure, ventilazione, scarichi)
si rimanda al paragrafo 2.4.1.
Le opere di presa saranno munite di apparecchiature per il
prelievo di campioni, nonché di strumentazioni per la misura di
talune caratteristiche delle acque derivate.
b) Opere di captazione da falde.
Sulla base delle caratteristiche delle formazioni interessate
e di quelle dell'acquifero si definirà il complesso delle opere
di attingimento e, in particolare, i tipi dei pozzi più idonei
ad emungere la portata richiesta. La depressione della
superficie piezometrica della falda indisturbata dovrà essere
contenuta entro valori tali da evitare richiami da altre falde o
di acque esterne.
I prelievi dovranno essere opportunamente limitati o anche
vietati in quelle zone in cui è da temere un abbassamento del
terreno che possa danneggiare, direttamente o indirettamente, il
territorio interessato e in particolare gli edifici e le opere
sovrastanti.
Le perforazioni saranno eseguite in modo da evitare la
comunicazione tra falde diverse, provvedendo tra l'altro alla
cementazione delle falde non interessate alla utilizzazione.
La testata dei pozzi sarà a quota superiore a quella del piano
di calpestio, sarà chiusa ed alloggiata in apposita cabina,
nella quale avrà sede l'eventuale impianto di sollevamento. La
chiusura della testata sarà provvista di organo di aerazione.
Nella cabina potrà essere alloggiata anche l'eventuale autoclave
occorrente per la immissione diretta in rete.
Le eventuali vasche di raccolta alimentate da uno o più pozzi
sono assoggettate alle norme di cui al paragrafo 2.4.1.
Gli impianti elevatori saranno provvisti di valvole di non
ritorno, nonché di dispositivi di allarme per avaria o
disservizio.
Ciascun manufatto di testata sarà completo di dispositivi per
il prelievo di campioni ed eventualmente di strumentazioni per
la misura in sito di talune caratteristiche delle acque
derivate. Strumentazioni di controllo saranno predisposte
altresì in corrispondenza dei pozzi previsti per l'accertamento
del regime della falda.
2.1.2. Acque superficiali. -- Le acque superficiali, che si
considerano nelle presenti norme, sono quelle dei laghi naturali
o artificiali, nonché quelle dei corsi d'acqua naturali e
artificiali. Le norme di cui al presente articolo si applicano
altresì alle acque di falde freatiche.
a) Laghi.
Le acque dei laghi, rispetto a quelle dei corsi d'acqua, sono
di norma più idonee all'uso potabile per la minore variabilità
delle loro caratteristiche e per la torbidità generalmente
minore. Tuttavia i laghi sono suscettibili di inquinamento
progressivamente crescente, a causa di possibili fenomeni di
accumulo.
In via preliminare si definiranno i parametri geometrici del
lago e le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche delle
acque in corrispondenza della presa, di quelle immesse da corsi
d'acqua naturali o artificiali nonché da scarichi di ogni tipo,
determinando l'entità e la natura dell'inquinamento provocato,
con particolare riguardo alle direzioni scarichi-presa.
In relazione all'importanza della derivazione (rapportata alla
disponibilità di acqua e all'estensione della superficie del
lago) saranno sviluppate indagini sul regime idrologico e
limnologico, con particolare riferimento all'andamento nel tempo
-- alle varie profondità e nelle diverse zone del lago -- della
temperatura, della torbidità, dei parametri chimici, della flora
e della fauna, nonché della vegetazione di fondo, delle correnti
e del moto ondoso. Si terrà conto altresì degli scambi
idrologici profondi.
Per derivazioni di modestà entità le suddette indagini
potranno essere limitate ad uno specchio di lago circostante la
presa, di estensione da determinare di volta in volta in
relazione alle situazioni locali.
Sulla base di tali indagini saranno definiti l'ubicazione e le
caratteristiche dell'opera di presa, nonché i provvedimenti
amministrativi e le opere di protezione. Essi saranno in
rapporto sia all'importanza degli attingimenti, commisurati alla
capacità dell'invaso, sia alle caratteristiche ed
all'affidabilità dell'impianto di trattamento.
L'opera di presa sarà disposta a distanza dal fondo tale da
evitare apprezzabili azioni di richiamo di torbidità o
vegetazione e a distanza dalla superficie tale che -- anche nelle
condizioni di massimo svaso -- si abbiano limitate escursioni
delle caratteristiche termiche e biologiche. Essa sarà ubicata
in modo da risentire il meno possibile dell'influenza degli
scarichi, tenuto conto del gioco delle correnti.
L'opera di presa sarà di norma provvista di luci regolabili a
quota diversa, specie quando si prevedono notevoli escursioni
del livello d'acqua.
I provvedimenti amministrativi riguarderanno in particolare la
eventuale definizione della destinazione del territorio
direttamente influente sul lago, la limitazione dell'esercizio
della navigazione, della pesca e della balneazione, nonché
dell'uso di fertilizzanti e di pesticidi sulle aree agricole
delle sponde. Essi, inoltre, considereranno eventuali interventi
restrittivi o integrativi sulle caratteristiche degli scarichi
nel lago e nei suoi affluenti, nonché nel sottosuolo ricadente
nel bacino idrogeologico del lago, secondo quanto previsto
dall'art. 26 della legge n. 319. La zona nella quale è ubicata
l'opera di presa sarà opportunamente delimitata con galleggianti
o altre apparecchiature di segnalazione.
Le opere di protezione comprenderanno la sistemazione delle
pendici del lago e di quelle degli affluenti particolarmente
dissestate, nonché l'eventuale deviazione delle acque meteoriche
e di quelle provenienti dagli scarichi verso zone lontane dalla
presa o addirittura a valle del lago.
La progettazione dei serbatoi artificiali sarà sviluppata nel
rispetto delle precedenti norme e prevederà, inoltre, la
presenza di un volume e di un tirante di acqua -- anche in
condizioni di massimo svaso -- necessaria ad assicurare la
salvaguardia degli equilibri biologici.
b) Corsi d'acqua.
Si dovranno definire, in via preliminare, il regime idrologico
del corso d'acqua nel tratto interessato alla presa (con
particolare riguardo alle magre), la quantità e la natura del
trasporto solido in sospensione correlato al regime idrologico,
le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche delle acque
nei vari periodi.
Dovrà essere accertata altresì la presenza di insediamenti, la
ubicazione e la qualità degli scarichi.
In stretto riferimento a tali accertamenti saranno definiti la
ubicazione dell'opera di presa, i provvedimenti amministrativi e
le opere di protezione; questi saranno in relazione alla portata
derivata rapportata a quella del corso d'acqua.
L'opera di presa sarà ubicata preferibilmente a monte di
insediamenti e scarichi importanti; se a valle, sarà ubicata
alla maggiore distanza possibile da essi.
I provvedimenti amministrativi saranno riferiti a quella parte
di bacino a monte della presa, che più direttamente può
concorrere all'inquinamento nella zona interessata. Essi
concerneranno in particolare la eventuale definizione della
destinazione del territorio, la limitazione dell'uso del corso
d'acqua (navigazione, balneazione, pesca) e di fertilizzanti e
pesticidi in agricoltura, nonché gli interventi restrittivi e
integrativi sulle caratteristiche degli scarichi, secondo quanto
previsto dall'art. 26, della legge numero 319.
In relazione alle situazioni locali, nella zona dell'opera di
presa, si potrà procedere all'imposizione di servitù o
all'esproprio.
Le opere di protezione riguarderanno opere di alveo,
sistemazione delle sponde, eventuali spostamenti di manufatti e
di scarichi preesistenti.
2.2. Impianti di trattamento.
Gli impianti di trattamento dovranno tener conto delle
caratteristiche delle acque all'ingresso e di quelle richieste
dall'uso cui sono destinate.
Dovranno essere ubicati in zone che non siano interessate
dalle acque di piena di corsi d'acqua o di laghi naturali o
artificiali e dovranno essere protetti altresì dalle acque di
falda e da quelle superficiali di qualsiasi provenienza.
Le zone in cui sono ubicati gli impianti dovranno essere
recitante e l'accesso ad esse dovrà essere rigorosamente
precluso ad estranei.
Gli impianti funzionanti in continuità dovranno essere
realizzati in due o più unità operatrici gemelle. Quelli di
minore importanza, per i quali sia previsto un limitato numero
di ore di funzionamento al giorno, potranno essere realizzati in
una unica unità operativa.
In ogni caso dovrà essere prevista una capacità di compenso e
di riserva dell'acqua trattata, in modo da far fronte alle
interruzioni o alle riduzioni di funzionamento dell'impianto.
Gli impianti dovranno essere realizzati in modo che sia sempre
assicurata l'energia necessaria per il loro funzionamento, anche
in caso di interruzione dell'energia di rete.
Le unità operatrici destinate al trattamento di disinfezione
di sicurezza dell'acqua dovranno, in ogni caso, assicurare
sempre una capacità di erogazione di agente disinfettante
adeguatamente superiore al massimo previsto, per poter far
fronte ad esigenze eccezionali non prevedibili.
Gli impianti dovranno comprendere adeguate opere di raccolta e
smaltimento dei prodotti di rifiuto del trattamento (fanghi di
sedimentazione, acque di lavaggio dei filtri, altre acque di
lavaggio e pulizia, salamoia ed altre soluzioni rigeneratrici).
Tale smaltimento dovrà essere effettuato nel rispetto delle
norme emanate in base all'articolo 2, punto 3), della legge n.
319.
Per gli impianti di grande dimensione si dovrà valutare la
opportunità di prevedere il recupero, almeno parziale, delle
sostanze chimiche.
Gli impianti dovranno essere dotati di strumenti di misura e
di controllo, possibilmente registratori, del funzionamento
delle singole unità operatrici in tutte le fasi del trattamento.
Le unità operatrici dovranno essere munite di dispositivi di
sicurezza e di allarme di fuori esercizio, avaria o
funzionamento anomalo, con segnalazione al quadro centrale di
controllo degli impianti, onde consentire l'immediato intervento
del personale di controllo.
Gli impianti dovranno essere muniti di un laboratorio di
analisi, di dimensioni adeguate all'importanza dell'impianto,
per il controllo (in continuo e con registrazione) dei dati
della qualità dell'acqua da trattare e dell'acqua trattata.
2.3. Impianti di trasporto.
Salvo il caso in cui le acque derivate siano potabili allo
stato naturale, gli impianti di trasporto sono preceduti da
opere che convogliano l'acqua grezza dalla presa all'impianto di
trattamento.
Le caratteristiche progettuali di tali opere (strettamente
connesse alla natura e alla morfologia dei terreni attraversati,
al loro sviluppo e alla portata da trasportare) devono
raggiungere lo scopo precipuo di preservare la qualità delle
acque da possibili deterioramenti.
A tale fine saranno rivolti anche i provvedimenti
amministrativi e tecnici che di volta in volta si dovranno
adottare.
Il trasporto di acqua potabile sarà effettuato sempre mediante
condotti chiusi (nei quali l'acqua può defluire in pressione o a
pelo libero) tali da garantire stabilmente la protezione
igienica e termica dell'acqua stessa.
A questo scopo le opere di trasporto avranno sede in terreni
la cui stabilità sia accertata mediante indagini di dettaglio.
La scelta del tracciato del tipo di condotto e dei materiali
che lo costituiscono, delle caratteristiche dei dispositivi e
dei mezzi di giunzione, sarà fatta sulla base della natura e
della morfologia dei terreni attraversati, nonché delle
pressioni interne e delle caratteristiche delle acque
convogliate. La profondità di posa sarà fissata anche in
rapporto alle caratteristiche climatiche della zona.
Il tracciato dei condotti si dovrà sviluppare il più possibile
all'esterno di zone interessate da insediamenti civili o
produttivi e, in particolare, dalle relative reti di scarico, e
dovrà ricadere il più possibile lontano da aree soggette a
deposito o scarichi che possano costituire fonte di
inquinamento.
In relazione all'importanza dell'opera di trasporto e sulla
base del tracciato e del tipo di condotto prescelti, nonché
delle caratteristiche geomorfologiche dei terreni attraversati e
dello stato di insediamenti in atto negli stessi, saranno
definiti i provvedimenti amministrativi e le opere e gli
accorgimenti di protezione.
I provvedimenti amministrativi riguarderanno la definizione di
una opportuna fascia di protezione del condotto, da assoggettare
a limitazioni di uso, quali: divieti di edificazioni, di
piantagioni arboree, di deposito o spandimento (sul suolo e nel
sottosuolo) di materie che possano essere fonti di inquinamento.
Le opere e gli accorgimenti di protezione hanno lo scopo di
difendere il condotto da quelle fonti di possibile inquinamento
non evitate dal tracciato e non ovviabili mediante i
provvedimenti amministrativi.
In particolare, quando non sia possibile mantenere le distanze
desiderate da fognature urbane e industriali, è necessario che
la generatrice inferiore della condotta di acqua potabile sia
sufficientemente al di sopra di quella superiore della condotta
di acque reflue. Se però la distanza fra di esse non consente un
sufficiente grado di sicurezza contro il pericolo di possibile
inquinamento dell'acqua convogliata, o allorquando una condotta
di acqua potabile ne attraversi una di acque di scarico, almeno
uno delle due condotte -- preferibilmente quella dell'acquedotto
-- dovrà essere protetta con apposito manufatto che impedisca
alle eventuali perdite dalla tubazione fognante di raggiungere
il condotto potabile e che consenta di evidenziare l'esistenza
delle perdite stesse.
Nel caso di attraversamento di terreni interessati da falde
acquifere si adotteranno opportune opere di accorgimento, per
evitare infiltrazioni di acqua dall'esterno. In particolare, per
le tubazioni in pressione, il carico dovrà essere superiore a
quello della falda.
Adeguati provvedimenti tecnici dovranno essere adottati per la
realizzazione di attraversamenti di corsi d'acqua, di tratti di
lago o di mare, tenendo anche conto delle difficoltà di
controlli durante l'esercizio.
Tra i normali accorgimenti di protezione rientra la
sistemazione in appositi pozzetti dei dispositivi: di
regolazione, di intercettazione, di sfiato, di scarico e di
misura, disposte in asse o in deviazione rispetto al condotto.
L'immissione delle acque di scarico nel ricettore avverrà
tramite apposita intercettazione idraulica a sifone.
Per la difesa del condotto dell'aggressività dei terreni
attraversati (anche per quanto riguarda le correnti vaganti) e
delle acque convogliate, si provvederà mediante idonea
protezione attiva o passiva del materiale che lo costituisce.
Il controllo del regolare funzionamento degli impianti sarà
attuato mediante idonee apparecchiature di misura, di
segnalazione e di allarme, che segnaleranno quelle variazioni
delle caratteristiche delle acque e dei fattori idraulici alle
quali si connettono inquinamenti attuali o situazioni di
pericolosità.
2.4. Impianti di distribuzione.
2.4.1. Serbatoi. -- I serbatoi interrati dovranno essere
ubicati preferibilmente in zone lontane da insediamenti e da
fonti di inquinamento, e che offrano inoltre sufficienti
garanzie di stabilità.
All'intorno di essi dovrà essere stabilita una area di
rispetto, sulla quale siano imposte opportune limitazioni
dell'uso del territorio. L'estensione di tale area sarà definita
sulla base delle caratteristiche idrogeologiche e geotecniche
del terreno interessato, delle eventuali fonti di inquinamento,
nonché delle caratteristiche costruttive dei serbatoi medesimi.
Dovranno essere previste opportune opere, intese ad
intercettare o allontanare le acque di falda, di pioggia e
quelle di piena di eventuali corsi d'acqua.
I serbatoi, specie se di grandi dimensioni, dovranno essere
frazionati in più unità parallele.
L'arrivo delle acque dovrà essere ubicato in posizione opposta
a quella di partenza, ovvero si dovranno inserire opportuni
setti che favoriscano la circolazione e, quindi il ricambio
dell'acqua immagazzinata.
Le tecniche costruttive e i materiali impiegati dovranno
assicurare la perfetta tenuta idraulica delle pareti e del
fondo.
Le pareti, inoltre, dovranno essere protette dall'esterno
mediante idonea intercapedine ispezionabile, munita di apposita
cunetta di raccolta e allontanamento delle acque. In mancanza di
tale intercapedine le pareti dovranno essere impermeabilizzate
verso le venute dall'esterno e fornite di un adeguato sistema
verticale di drenaggio, che consenta anche di rilevare eventuali
perdite.
Ogni vasca sarà dotata di scarico di fondo e di scarico di
superficie.
Il fondo della vasca avrà una pendenza verso il punto di
scarico per consentire un'agevole smaltimento delle acque di
lavaggio.
Le acque di sfioro e di scarico dovranno confluire in appositi
pozzetti, i cui scarichi siano muniti di chiusura idraulica.
L'accesso alle vasche deve avvenire attraverso la camera di
manovra o l'intercapedine. Le porte di accesso devono essere a
tenuta e non aprirsi verso le vasche.
La presa sarà situata ad una conveniente altezza sul fondo
della vasca o della eventuale zona ribassata predisposta per
l'alloggiamento della presa stessa, e sarà munita di apposita
succhieruola.
I dispositivi di aerazione dovranno preferibilmente aprirsi
verso le camere di manovra ed essere idonei ad impedire il
passaggio di organismi viventi o polveri.
Le vasche non dovranno essere fornite di luci aperte
direttamente all'esterno e, al di sopra di esse, non dovranno
essere praticate aperture di accesso.
La copertura dei serbatoi sarà impermeabilizzata e dotata di
sistema di smaltimento delle acque di pioggia. Essa, inoltre,
sarà coibentata termicamente mediante rivestimento di materiali
idonei, ovvero con uno strato di terreno di adeguato spessore.
Quest'ultimo potrà essere coltivato esclusivamente a prato.
Opportune recinzioni impediranno l'accesso alla zona di
copertura da parte di persone non autorizzate.
Le apparecchiature per la misurazione della portata, della
pressione e delle caratteristiche della qualità delle acque, in
arrivo o in uscita dal serbatoio, dovranno essere alloggiate
nella camera di manovra.
I serbatoi sopraelevati saranno protetti termicamente mediante
intercapedine di aria o apposito materiale coibente.
2.4.2. Reti di distribuzione. -- Sotto l'aspetto igienico le
reti di distribuzione costituiscono la parte più vulnerabile
dell'acquedotto, sia per la presenza di numerose apparecchiature
(di sezionamento, derivazione, sfiato, scarico, misura) che
costituiscono punti di possibile inquinamento, sia per le
caratteristiche dell'ambiente nel quale di norma si ha
coesistenza fra le reti medesime e quelle fognanti. La
situazione è aggravata dalle sollecitazioni dovute al traffico e
dalla presenza di correnti vaganti, che possono essere causa di
rottura delle tubazioni.
Pertanto particolare attenzione dovrà porsi nella scelta del
tipo di tubazione e dei relativi giunti, al fine di assicurare
la tenuta anche in occasione dello svuotamento delle condotte, e
nelle opere di protezione delle suddette apparecchiature.
Le reti stesse sono soggette alle norme generali di cui al
punto 23, ma sono costituite sempre da tubazioni in pressione.
In ciascun punto della rete la quota piezometrica dovrà essere
adeguatamente superiore alla quota del terreno, anche nelle
situazioni di esercizio più gravoso.
Di norma i tronchi principali delle reti di distribuzione
saranno a maglie chiuse, mentre i tronchi secondari potranno
essere a ramificazione.
Dovranno essere predisposte apposite apparecchiature di
scarico e di sezionamento, che consentano il completo
svuotamento per tronchi della rete.
Gli scarichi delle condotte non devono essere messi in
comunicazione diretta con la fognatura; essi devono avvenire
attraverso apposito pozzetto provvisto di intercettatore
idraulico. Lo sbocco della condotta di scarico dell'acquedotto
nel pozzetto dovrà essere convenientemente al disopra del
livello massimo nel pozzetto medesimo.
E' opportuno che le diramazioni agli utenti siano munite di
apparecchiatura automatica atta ad impedire il ritorno
dell'acqua già consegnata agli utenti stessi, dovuto ad
eventuale abbassamento della pressione in rete.
Nel caso in cui è impiegata una doppia rete di distribuzione
(una per acqua potabile e l'altra per uso non potabile), dovrà
essere impedita la loro connessione e le tubazioni delle due
reti dovranno essere ben distinte fra loro e facilmente
individuabili.
3. ESERCIZIO.
3. 1. Premesse.
L'esercizio degli impianti di acquedotto deve essere affidato
a personale specializzato. Le strutture organizzative e i mezzi
tecnici devono essere idonei a dare attuazione alle presenti
norme.
Prima che venga posto in esercizio un impianto di acquedotto,
dovrà procedersi alla sua disinfezione. Altrettanto dovrà farsi
per quelle parti in cui siano stati effettuati interventi di
manutenzione.
E' indispensabile che venga esercitato un attento e continuo
controllo della qualità delle acque in tutte le fasi
(dall'attingimento alla distribuzione) e del buon funzionamento
di tutti gli impianti che compongono l'acquedotto, tenendo
presente che -- qualunque siano le precauzioni adottate nella
loro realizzazione -- possono insorgere cause di contaminazione
non previste o non prevedibili.
Il prelievo dei campioni di acqua deve essere effettuato in
corrispondenza di punti dell'impianto di acquedotto
opportunamente scelti, nei quali siano state predisposte
apposite apparecchiature di presa.
La frequenza dei controlli verrà stabilita in conformità delle
norme vigenti, nonché in relazione alla estensione e alle
condizioni di tutte le opere costituenti l'impianto, alla
provenienza dell'acqua distribuita alla uniformità dei risultati
dei controlli stessi, all'affidabilità dell'eventuale impianto
di trattamento e al numero di abitanti servito.
Si dovranno programmare in via preventiva i provvedimenti
occorrenti per fronteggiare eventuali situazioni di emergenza
conseguenti all'inquinamento delle acque.
Qualora le acque di lavaggio delle varie parti
dell'acquedotto, nonché quelle di sfioro o di scarico, abbiano
un contenuto in cloro libero superiore al limite previsto dalle
tabelle per lo scarico in acque superficiali, è necessario
prevedere lo scarico di esse, con le idonee cautele, in
fognatura.
Se il cloro libero supera di molto il limite predetto si
dovranno adottare opportuni accorgimenti tecnici intesi a
diminuire la concentrazione di cloro.
Analoghi accorgimenti dovranno essere adottati quando lo
scarico avviene direttamente in corsi d'acqua superficiali.
3.2. Impianti di attingimento.
Le parti dei bacini di alimentazione, per le quali sia stata
ravvisata la necessità di adottare provvedimenti amministrativi
di protezione, dovranno essere oggetto di ispezione periodiche
intese a rilevare le eventuali violazioni di tali provvedimenti.
Particolare tempestiva attenzione dovrà essere rivolta alle
violazioni che possano conferire alle acque utilizzate
caratteristiche tossiche. Nei casi in cui possa essere temuto il
verificarsi di situazioni di questo tipo, è necessario
predisporre idonee apparecchiature di rilevamento continuo e di
allarme, con sorveglianza permanente.
3.3. Impianti di trattamento.
Gli impianti di trattamento dovranno essere soggetti ad un
continuo controllo. Questo dovrà essere tanto più attento quanto
più numerose e complesse sono le correzioni realizzate, e dovrà
essere tale da garantire che alla distribuzione non arrivino
acque non idonee al consumo.
In relazione alle caratteristiche dell'impianto verranno
stabilite le analisi occorrenti.
Le caratteristiche qualitative delle acque dovranno essere
costantemente controllate in tutte le fasi del trattamento.
Il controllo delle acque all'uscita dell'impianto avrà anche
lo scopo di assicurare che le acque da immettere nelle condotte
siano tali da non ingenerare fenomeni corrosivi nelle condotte
stesse.
3.4. Impianti di distribuzione.
Le strutture murarie dei serbatoi (specie delle pareti
perimetrali e della platea) dovranno essere periodicamente
controllate, per accertare la presenza di eventuali
fessurazioni, attraverso le quali potrebbe inquinarsi l'acqua
immagazzinata.
Si dovrà procedere periodicamente alla pulizia delle vasche,
per rimuovere i depositi e la vegetazione che potrebbero
formarsi.
Le caratteristiche dell'acqua distribuita dovranno essere
controllate frequentemente. I campioni dovranno essere prelevati
in corrispondenza dell'arrivo e della partenza dai serbatoi,
nonché in punti caratteristici della rete di distribuzione.
Il Presidente del Comitato dei Ministri per la tutela delle
acque dall'inquinamento
GULLOTTI



Allegato 4
Norme tecniche generali per la regolamentazione
dell'installazione e dell'esercizio degli impianti di fognatura
e depurazione
PREMESSA

Le norme si riferiscono agli impianti di fognatura e depurazione
che verranno costruiti dopo la data di entrata in vigore delle
norme stesse. Per gli impianti esistenti dovranno essere
gradualmente adottate misure correttive, tendenti al allinearli
alla normativa richiesta per i nuovi impianti.
Tale gradualità verrà definita dalle regioni nel quadro dei
compiti ad esse attribuiti dall'art. 4 della legge n. 319.
Le norme si applicano anche all'ampliamento di impianti
esistenti e nell'esercizio di questi ultimi.
Impianti di fognatura

DEFINIZIONI.
Per impianto di fognatura si intende il complesso di
canalizzazioni, generalmente sotterranee, atte a raccogliere ed
allontanare da insediamenti civili e/o produttivi le acque
superficiali (meteoriche, di lavaggio, ecc.) e quelle reflue
provenienti dalle attività umane in generale. Le canalizzazioni
funzionano a pelo libero; in tratti particolari il loro
funzionamento può essere in pressione (condotte di mandata da
stazioni di sollevamento, attraversamenti in sifoni, ecc.).
Una rete di fognatura può essere a sistema misto quando
raccoglie nella stessa canalizzazione sia le acque di tempo
asciutto, che quelle di pioggia, ed a sistema separato se le
acque reflue vengono raccolte in una apposita rete distinta da
quella che raccoglie le acque superficiali.
Le canalizzazioni, in funzione del ruolo che svolgono nella
rete fognaria, sono distinte secondo la seguente terminologia:
fogne: canalizzazioni elementari che raccolgono le acque
provenienti da fognoli di allacciamento e/o da caditoie,
convogliandole ai collettori;
collettori: canalizzazioni costituenti l'ossatura
principale della rete che raccolgono le acque provenienti dalle
fogne e, allorché conveniente, quelle ad essi direttamente
addotte da fognoli e/o caditoie. I collettori a loro volta
confluiscono in un emissario:
emissario: canale che, partendo dal termine della rete,
adduce le acque raccolte al recapito finale.
1) Le canalizzazioni fognarie e le Opere d'arte connesse
devono essere impermeabili alla penetrazione di acque
dall'esterno e alla fuoriuscita di liquami dal loro interno
nelle previste condizioni di esercizio.
Le sezioni prefabbricate devono assicurare la impermeabilità
dei giunti di collegamento e la linearità del piano di
scorrimento.
La impermeabilità del sistema fognario deve essere attestata
da appositi certificati di collaudo.
2) Le canalizzazioni e le opere d'arte connesse devono
resistere alle azioni di tipo fisico, chimico e biologico
eventualmente provocate dalle acque reflue e/o superficiali
correnti in esse. Tale resistenza potrà essere assicurata sia
dal materiale costituente le canalizzazioni, che da idonei
rivestimenti.
L'impiego del materiale di rivestimento e delle sezioni
prefabbricate è ammesso solo su presentazione di apposita
dichiarazione di garanzia debitamente documentata, della ditta
di fabbricazione.
Le canalizzazioni costituite da materiali metallici devono,
inoltre, risultare idoneamente protette da eventuali azioni
aggressive provenienti sia dall'esterno, che dall'interno delle
canalizzazioni stesse.
Il regime delle velocità delle acque nelle canalizzazioni deve
essere tale da evitare sia la formazione di depositi di
materiali, che l'abrasione delle superfici interne.
I tempi di permanenza delle acque nelle canalizzazioni non
devono dar luogo a fenomeni di settizzazioni delle acque stesse.
3) Manufatti di ispezione devono di norma essere previste ad
ogni confluenza di canalizzazione in un'altra, ad ogni
variazione planimetrica tra due tronchi rettilinei, ad ogni
variazione di livelletta ed in corrispondenza di ogni opera
d'arte particolare.
Il piano di scorrimento nei manufatti deve rispettare la
linearità della livelletta della canalizzazione in uscita dai
manufatti stessi.
I manufatti di cui sopra devono avere dimensioni tali da
considerare l'agevole accesso al personale addetto alle
operazioni di manutenzione e controllo.
Lungo le canalizzazioni, al fine di assicurare la possibilità
di ispezione e manutenzione, devono disporsi manufatti a
distanza mutua tale da permettere l'agevole intervento del
personale addetto.
4) Le caditoie devono essere munite di dispositivi idonei ad
impedire l'uscita dalle canalizzazioni di animali vettori e/o di
esalazioni moleste.
Esse devono essere disposte a distanza mutua, tale da
consentire la veloce evacuazione nella rete di fognatura delle
acque di pioggia e comunque in maniera da evitare ristagni di
acque sulle sedi stradali o sul piano di campagna.
5) Tutti gli allacciamenti previsti alle reti pubbliche devono
essere muniti di idonei manufatti, le cui dimensioni ed
ubicazione devono permettere una agevole ispezionabilità al
personale addetto alle operazioni di manutenzione e controllo.
6) Gli scaricatori di piena da reti di tipo misto devono
essere dimensionati in modo tale da assicurare che le acque
scaricate presentino una diluizione compatibile con le
caratteristiche e con l'uso del ricettore.
I rapporti di diluizione e le modalità di scarico verranno
stabiliti dagli Enti competenti alla autorizzazione allo
scarico.
7) Le stazioni di sollevamento devono essere sempre munite di
un numero di macchine tale da assicurare una adeguata riserva.
I tempi di attacco e stacco delle macchine devono consentire
la loro utilizzazione al meglio delle curve di rendimento ed al
minimo di usura, tenendo conto che i periodi di permanenza delle
acque nelle vasche di adescamento non determinimo fenomeni di
setticizzazione delle acque stesse.
Le stazioni di sollevamento devono essere muniti o collegate
ad idonei scaricatori di emergenza, tali da entrare
autonomamente in funzione in caso di interruzione di fornitura
di energia.
Qualora per ragioni plano-altimetriche non risulti possibile
la installazione di scaricatori di emergenza, le stazioni di
sollevamento devono, in aggiunta alla normale alimentazione di
energia, essere munite di autonomi gruppi energetici, il cui
stato di manutenzione deve essere attestato dalle annotazioni
riportate su apposito registro.
Autonomi gruppi energetici devono, inoltre, essere previsti in
tutti quei casi in cui il ricettore -- dove potrebbe sversare lo
scarico di emergenza -- è sottoposto a particolari vincoli.
8) La giacitura nel sottosuolo delle reti fognarie deve essere
realizzata in modo tale da evitare interferenze con quella di
altri sottoservizi.
In particolare le canalizzazioni fognarie devono sempre essere
tenute debitamente distanti ed al di sotto delle condotte di
acqua potabile.
Quando per ragioni plano-altimetriche ciò non fosse possibile,
devono essere adottati particolari accorgimenti al fine di
evitare la possibilità di interferenze reciproche.
9) Lo studio di una rete di fognatura deve sempre riferirsi
per gli elementi di base (previsioni demografiche ed
urbanistiche, dotazioni idriche, dati pluviometrici, tipologia
portata e qualità dei liquami, etc.) a dati ufficiali o comunque
resi tali da apposita dichiarazione delle competenti autorità.
10) La scelta del tipo di materiale delle canalizzazioni deve
essere effettuata sulla base delle caratteristiche idrauliche,
della resistenza statica delle sezioni, nonché in relazione alla
tipologia ed alla qualità dei liquami da convogliare.
Le canalizzazioni devono essere sempre staticamente verificate
ai carichi esterni permanenti ed accidentali, tenendo conto
anche della profondità di posa e delle principali
caratteristiche geotecniche dei terre i di posa e di
ricoprimento.
11) L'ente gestore della fognatura deve predisporre un idoneo
programma di interventi di manutenzione ordinaria e
straordinaria della rete di fognatura gestita.
Tale programma deve, in particolare, definire gli intervalli
di tempo entro i quali effettuare le normali operazioni di
spurgo della rete nonché le verifiche concernenti sia le
condizioni statiche dei manufatti che lo stato di usura dei
rivestimenti. L'attuazione di detto programma deve risultare da
specifiche annotazioni da riportarsi su apposito registro.
L'ente gestore deve, inoltre, disporre di una planimetria
quotata sviluppata in una scala adeguata che permetta la chiara
individuazione della rete fognante gestita.
La stessa planimetria deve riportare lo schema della rete di
distribuzione dell'acqua potabile.
La planimetria di cui sopra deve risultare costantemente
aggiornata.
Impianti di depurazione

1. SCELTA DEL SITO.
1.1. Riferimento al regime urbanistico.
La scelta della località di installazione dell'impianto di
depurazione deve essere effettuata tenendo conto delle eventuali
implicazioni di carattere edilizio-urbanistico, e comunque nel
rispetto di vincoli preesistenti.
In particolare deve essere fatto riferimento, ove esista, allo
strumento urbanistico vigente nel Comune, rispetto al quale
nella scelta dell'area potranno verificarsi i seguenti casi:
a) il comune è dotato di piano particolareggiato di
attuazione del piano regolatore generale: l'area destinata a
sede dell'impianto risulta designata dalla planimetria del piano
particolareggiato;
b) il comune è dotato di programma di fabbricazione o del
piano regolatore generale, approvato o adottato; l'area su cui
realizzare l'impianto di depurazione deve ricadere fra quelle
destinate ad attrezzature ed impianti di interesse generale;
c) il comune è dotato soltanto della perimetrazione del
centro urbano: l'area destinata a sede dell'impianto di
depurazione deve essere prescelta in modo che non pregiudichi il
prevedibile ampliamento dell'abitato;
d) il comune -- anche se dotato di programma di
fabbricazione o piano regolatore generale -- può essere
interessato (successivamente all'approvazione dello strumento
urbanistico) da vincoli paesaggistici o di altra natura, può
essere compreso all'interno di piani comprensoriali
intercomunali o di comunità montane, può essere investito da
insediamenti produttivi facenti parte di Nuclei Industriali o
aree di sviluppo industriale, può infine essere sede di
infrastrutture a rete, in costruzione o comunque programmate: in
tutti questi casi la scelta dell'area dove si intende ubicare
l'impianto deve tener conto di tali vincoli, in modo da non
comprometterne l'attuazione.
1.2. Condizioni ambientali e zone di rispetto.
In ogni caso l'ubicazione dell'impianto di depurazione deve
rispondere ai seguenti requisiti:
a) necessità di isolamento dell'impianto o comunque di una
fascia di rispetto o di protezione;
b) inserimento dell'impianto nell'ambiente in modo da non
dar luogo a inconvenienti di tipo ecologico, urbanistico o
igienico-sanitario;
c) compatibilità con i venti dominanti.
In particolare, onde evitare che microrganismi patogeni o
sostanze particolarmente pericolose raggiungano (per trasporto
di aerosol) zone abitate, residenziali o commerciali, o di
traffico notevole, è necessario che gli impianti che trattano
liquami di provenienza domestica o che comunque possano
contenere microrganismi patogeni o sostanze pericolose siano
costruiti ad una distanza dagli insediamenti tale che sia
evitata la possibilità di diffusione su tali zone.
Tale prescrizione deve essere in particolare osservata nel
caso che le zone abitate si trovino o sottovento rispetto ai
venti dominanti, o che l'impianto di trovi ad una quota più alta
rispetto alle zone abitate. La diffusione di microrganismi
patogeni o sostanze pericolose può essere evitata anche
progettando l'impianto con accorgimenti tecnici particolari e/o
creando barriere per esempio di alberi a fogliame persistente e
a grande sviluppo.
La distanza tra gli alberi, in dipendenza del tipo impiegato,
deve essere tale da assicurare l'efficacia della barriera.
L'inserimento di alberi e piante nella zona di installazione
dell'impianto va fatto anche in funzione di un corretto
inserimento dell'impianto nell'ambiente circostante.
La scelta della localizzazione dell'impianto deve essere
effettuata in modo da proteggere i centri abitati da rumori ed
odori molesti.
Per gli impianti di depurazione che trattino scarichi
contenenti microrganismi patogeni e/o sostanze pericolose alla
salute dell'uomo, è prescritta una fascia di rispetto assoluto
con vincolo di inedificabilità circostante l'area destinata
all'impianto. La larghezza della fascia è stabilita
dall'autorità competente in sede di definizione degli strumenti
urbanistici e/o in sede di rilascio della licenza di
costruzione. In ogni caso tale larghezza non potrà essere
inferiore ai 100 metri.
Per gli impianti di depurazione esistenti, per i quali la
larghezza minima suddetta non possa essere rispettata, devono
essere adottati idonei accorgimenti sostitutivi quali barriere
di alberi, pannelli di sbarramento o, al limite, ricovero degli
impianti in spazi chiusi.
1.3. Aspetti tecnici connessi con la localizzazione
dell'impianto.
La zona scelta per la costruzione dell'impianto deve essere
situata compatibilmente con le altre esigenze, ad un livello
tale che la maggior parte possibile delle acque da depurare
raggiunga l'impianto per gravità; inoltre deve essere tale da
rendere minimo lo sviluppo delle condotte di adduzione delle
acque inquinate.
In particolare si deve tener conto di:
a) presenza di falda freatica e del relativo livello in
relazione a eventuali necessità di impermeabilizzazione, alla
costruzione delle opere di drenaggio, ad eventuali effetti sul
processo dal punto di vista delle temperature di esercizio e a
quanto altro connesso con la situazione locale;
b) livelli di magra e di piena del corpo idrico nel quale
si intende scaricare l'affluente depurato: in caso di necessità
bisogna predisporre pompe di sollevamento per lo scarico.
Nel caso che le opere di depurazione siano localizzate in
vicinanza di un corpo idrico e ci sia possibilità di
inondazioni, l'impianto deve essere protetto con strutture
adeguate.
La scelta del sito deve essere effettuata anche in relazione
alla facilità di smaltimento dei prodotti finali (sabbie, fanghi
e ceneri).
1.4. Aspetti connessi con lo smaltimento dell'effluente
depurato.
Nel caso di soluzioni alternative, la scelta deve essere
effettuata anche sulla base di possibili danni provocati a valle
nel corpo idrico recipiente. A tal proposito è necessario tener
conto delle utilizzazioni del medesimo in atto o previste.
1.5. Definizione dell'area per la sistemazione dell'impianto.
L'area destinata all'impianto deve essere sufficiente per
tutte le necessità connesse con il funzionamento ottimale
dell'impianto stesso: deposito per materiali di consumo e di
risulta, edifici ausiliari, parcheggi e quanto altro occorra per
il corretto funzionamento dell'impianto.
Inoltre, nella delimitazione dell'area destinata all'impianto,
occorre tenere presenti futuri possibili ampliamenti
dell'impianto medesimo sia in funzione di un incremento della
portata da trattare, sia in vista di trattamenti aggiuntivi
anche al fine di un eventuale riutilizzo dell'acqua depurata.
Infine sono da considerare i vantaggi tecnicoeconomici che
possono derivare dal trattamento degli scarichi in una grande
stazione di depurazione, in confronto al trattamento degli
scarichi in più impianti di piccole dimensioni.
1.6. Costruzione o ampliamento di impianti di depurazione per
insediamenti esistenti.
Nel caso di impossibilità di rispettare integralmente le norme
riguardanti la scelta del sito, la realizzazione o l'ampiamento
degli impianti deve essere effettuata con tutti gli accorgimenti
tecnici necessari a garantire il rispetto delle norme di carattere
igienico-sanitario riportate nella presente normativa e delle
finalità che le norme stesse si prefiggono.
Tale impossibilità deve essere documentata e la documentazione
stessa deve essere messa a disposizione dell'autorità competente
che deve accertarla.
2. PROGETTAZIONE E COSTRUZIONE.
2.1. Aspetti tecnici.
La progettazione e la costruzione dell'impianto devono essere
effettuate nel rispetto di tutte le norme vigenti.
A monte della progettazione deve essere effettuato un idoneo
studio delle caratteristiche idrauliche, fisico-chimiche e
biologiche dello scarico da trattare.
I dati tecnici relativi alle costruzioni ed alle
apparecchiature ed i costi di esercizio devono essere
chiaramente indicati, anche allo scopo di rendere più agevole un
confronto tra impianti diversi.
I criteri utilizzati per la progettazione devono (in
particolare per impianti di un certo rilievo o nei casi nei
quali una insufficiente depurazione dell'affluente possa recare
danno all'ambiente) essere basati anche sulla sicurezza
dell'efficienza del trattamento e sulla facilità di
manutenzione: è preferibile, ad esempio, che l'impianto sia
costituito da più linee in parallelo, che le apparecchiature
principali abbiano una unità di riserva eventualmente già
installata, che sia previsto un by-pass per tutte le unità di
trattamento più importanti, ecc.
Nello studio tecnico economico di ottimazione connesso con la
progettazione dell'impianto -- specie nel caso di installazione
di notevole grandezza -- deve essere tenuto particolare conto di
possibili riduzioni nei consumi energetici e di eventuali
utilizzazioni di sottoprodotti (acqua depurata, fanghi, gas,
oliee, ecc.) nonché dei piani di valorizzazione irrigua di
comprensori contigui.
All'atto della progettazione debbono essere tenuti in conto
anche i problemi connessi con un efficiente controllo
dell'impianto: deve essere prevista l'eventuale installazione di
sistemi di misura, pozzetti e derivazioni per campionamento.
Nel caso sia ritenuto conveniente, bisogna prevedere negli
impianti di dimensioni maggiori la possibilità di ricevimento di
fanghi provenienti dallo svuotamento di pozzi neri, fosse
settiche e piccoli impianti di depurazione.
La normativa di cui al presente comma 2.1. si riferisce ai
soli impianti pubblici di depurazione.
2.2. Aspetti igienici ed urbanistici.
La progettazione e la costruzione dell'impianto devono
rispettare norme igieniche e vincoli urbanistici e di qualunque
altra natura, curando anche gli aspetti paesaggistici con
particolare riguardo alla sistemazione a verde.
Nel caso che gli impianti di depurazione trattino scarichi che
possano contenere microrganismi patogeni deve essere considerata
l'eventualità di un trattamento di disinfezione dell'affluente
depurato in relazione all'impiego attuale o potenziale del corpo
ricettore.
Nel caso che si tratti di scarichi provenienti da complessi
ospedalieri, case di cura, ambulatori, laboratori di analisi
mediche e simili -- con particolare riferimento ad ospedali
specializzati per malattie infettive ed ai reparti infettivi
degli ospedali generali -- la disinfezione è obbligatoria.
2.3. Aspetti relativi alla sicurezza.
Debbono essere rispettate tutte le norme di sicurezza: ENPI,
VV.FF., o di altro tipo (scale, recinzioni, materiali esplosivi,
prodotti chimici, impianti elettrici, ventilazione, segnaletica,
reti antincendio, manipolazione gas, movimento materiali
pesanti, ecc.).
Scrupolosa cura deve essere posta nella progettazione per
ridurre al minimo la possibilità di infezioni, nel caso di
impianti di depurazione che trattino scarichi che possano
contenere microrganismi patogeni. In particolare, specie nei
grandi impianti di depurazione, devono essere previsti locali
adatti per docce, spogliatoi ed eventuali refettori.
Altro aspetto di notevole importanza dal punto di vista della
sicurezza è che sia realizzata una efficiente ventilazione in
tutte le zone dove è possibile deficienza di ossigeno o
formazione di gas tossici. Nel caso che venga utilizzato cloro
gassoso, deve esser previsto un impianto a pioggia nelle zone
dove può verificarsi una fuoriuscita di gas.
Deve, inoltre, essere curata l'ispezionabilità delle unità
costituenti l'impianto, dei collegamenti e dei circuiti.
3. ESERCIZIO.
3.1. Controlli periodici.
Devono essere controllate periodicamente tutte le
caratteristiche idrauliche, chimico-fisiche e biologiche del
liquame da depurare, che influiscono sul funzionamento
dell'impianto.
Analogo controllo deve essere effettuato per l'effluente
depurato.
Si ritiene anche utile che vengano compiuti controlli, almeno
per i parametri più importanti, in punti intermedi del processo
ove ciò sia tecnicamente possibile.
Si riporta, nella tabella allegata, una elencazione dei più
comuni controlli da eseguire; a titolo esemplificativo vengono
anche fornite le relative frequenze per impianti di depurazione
di scarichi urbani di notevoli dimensioni.
La frequenza delle analisi può variare in dipendenza della
grandezza e della complessità dell'impianto, della natura dello
scarico, del grado di depurazione richiesto e dell'uso previsto
per il ricettore.
Restano ferme le competenze dell'autorità sanitaria che può
imporre che vengano effettuati controlli più spinti
essenzialmente sull'effluente dell'impianto e prodotti di
risulta, per alcuni dei parametri riportati.
3.2. Quaderni di registrazione dei dati.
Le autorità addette al controllo possono richiedere, in
relazione alla quantità e qualità del liquame trattato ed alle
caratteristiche del corpo ricettore, che i dati rilevati nei
controlli periodici di cui al punto 3.1. siano riportati su
appositi quaderni di registrazione.
Nei quaderni suddetti devono essere chiaramente indicate l'ora
e la data alla quale la misura si riferisce, il punto di
prelievo (se si tratta di analisi), il parametro cui la misura
si riferisce e il valore relativo.
Tali quaderni devono essere accuratamente conservati e tenuti
a disposizione dell'autorità di controllo nel caso di ispezione
all'impianto.
3.3. Personale.
Il personale addetto alla conduzione degli impianti urbani
deve essere adeguatamente qualificato.
3.4. Manutenzione.
Per tutte le apparecchiature, sia in esercizio che di riserva,
costituenti l'impianto devono essere effettuate operazioni di
manutenzione periodica; tutti i dati relativi alla manutenzione
devono essere appositamente registrati.
Devono essere predisposte misure per eventuali interventi di
manutenzione straordinaria.
3.5. Aspetti igienici e sanitari.
Nel caso di fuori servizio dell'impianto occorre darne
immediata comunicazione all'autorità di controllo.
In particolare, per gli impianti di depurazione che trattino
scarichi contenenti le sostanze di cui all'elenco l'allegato
alla direttiva del consiglio delle Comunità europee del 4 maggio
1976 (76/464 CEE) l'autorità competente potrà prescrivere
l'interruzione immediata dello scarico nel caso di fuori
servizio dell'impianto di depurazione.
Nel caso che gli scarichi possano contenere microrganismi
patogeni, il personale addetto alla conduzione dell'impianto
deve essere sottoposto a vaccinazioni periodiche antitifiche ed
antitetaniche ed essere immunizzato contro la poliomelite.
Il Presidente del Comitato dei Ministri per la tutela delle
acque dall'inquinamento
GULLOTTI




 ------------------------------ --------------------------------
|    Corrente   |Parametri da rilevare|  Unità di  | Frequenza |
|  interessata  |          (*)        |   misura   |           |
 -------------------------------------------------------------- 
|PROCESSO:                                                     |
|Pretrattamento: dissabbiatura                                 |
|                                                              |
|liquido . . . .|solidi sedimentabili |(ml/l) . . .|giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento primario: sedimentazione primaria                 |
|                                                              |
|liquido . . . .|solidi sedimentabili.|(ml/l) . . .|giornaliera|
|               |pH  . . . . . . . . .|(ml/l) . . .|giornaliera|
|               |BOD5  . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |solidi sospesi totali|(mg/l) . . .|settimanale|
|               |COD . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |Grassi. . . . . . . .|(mg/l) . . .|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento secondario: fanghi attivi                         |
|                                                              |
|miscuglio    in|                     |            |           |
| areazione . .|solidi sospesi totali|             |           |
|               |  (SST) . . . . . . .|(ml/l) . . .|giornaliera|
|               |(105 )               |            |           |
|               |solidi  sospesi vola-|            |           |
|               |  tili               |            |           |
|               |(600 ). . . . . . . .|(% SST). . .|giornaliera|
|               |DO. . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento secondario: filtri o letti percolatori            |
|                                                              |
|liquido . . . .|solidi sedimentalbili|(ml/l) . . .|giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento secondario: sedimentazione finale                 |
|                                                              |
|liquido . . . .|BOD . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |solidi sospesi totali|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |COD . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |DO. . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |Torbidità . . . . . .|(mg/l SiO2) |giornaliera|
|               |MBAS. . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |coliformi . . . . . .|(MPN/100ml) |settimanale|
|fango . . . . .|concentrazione solidi|            |           |
|               |  totali. . . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|               |indice di volume  del|            |           |
|               |  fango . . . . . . .|(ml/g) . . .|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Disinfezione: clorazione                                      |
|                                                              |
|liquido . . . .|cloro residuo . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |coloriformi . . . . .|(MPN/100ml).|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Linea fanghi: ispessimento                                    |
|                                                              |
|liquido . . . .|solidi sospesi totali|(mg/l) . . .|giornaliera|
|fango . . . . .|concentrazione solidi|            |           |
|               |  totali. . . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|               |concentrazione solidi|            |           |
|               |  volatili. . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Linea fanghi: digestione anaerobica                           |
|                                                              |
|liquido . . . .|solidi sospesi totali|            |           |
|               |  (SST) . . . . . . .|(mg/l) . . .|settimanale|
|               |solidi sospesi  vola-|            |           |
|               |  tili. . . . . . . .|(% SST). . .|settimanale|
|fanghi       di|                     |            |           |
|  digestione. .|pH  . . . . . . . . .|    ------  |giornaliera|
|               |temperatura . . . . .|( C) . . . .|giornaliera|
|gas . . . . . .|composizione del gas.|(% volume) .|settimanale|
|fango . . . . .|alcalinità. . . . . .|(mg/l   come|           |
|               |                     | CaCO3) . . |settimanale|
|               |concentrazione solidi|            |           |
|               |  totali. . . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|               |concentrazione solidi|            |           |
|               |  volatili. . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Linea fanghi: centrifugazione                                 |
|                                                              |
|liquido . . . .|solidi sospesi totali|(mg/l) . . .|settimanale|
|fango . . . . .|concentrazione solidi|            |           |
|               |  totali. . . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Linea fanghi: filtrazione                                     |
|                                                              |
|fango        in|                     |            |           |
| ingresso . . .|filtrabilità      dei|            |           |
|               |  fanghi (CST). . . .|(secÝ-1) . .|settimanale|
|fango in uscita|concentrazione solidi|            |           |
|               |  totali. . . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|liquido . . . .|solidi sospesi totali|(mg/l) . . .|settimanali|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Linea fanghi: incenerimento                                   |
|                                                              |
|ceneri. . . . .|composizione    delle|            |           |
|               |  ceneri. . . . . . .|(% in peso).|settimanale|
|               |metalli e non metalli|            |           |
|               |tossici totali. . . .|(% in peso).|settimanale|
|fango        in|                     |            |           |
| ingresso . . .|potere     calorifero|            |           |
|               |  inferiore . . . . .|(Kcal/Kg). .|settimanale|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento terziario: coagulazione e flocculazione           |
|                                                              |
|liquido . . . .|torbidità . . . . . .|(mg/l SiO2. |giornaliera|
|               |fosforo totale. . . .|Ptot (mg/l) |giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento terziario: carbone attivo                         |
|                                                              |
|liquido . . . .|COD . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento terziario: ricarbonatazione                       |
|                                                              |
|liquido . . . .|pH  . . . . . . . . .|   ------   |giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento terziario: stripping ammoniaca                    |
|                                                              |
|liquido . . . .|azoto ammoniacale . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |pH  . . . . . . . . .|     ------ |giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento terziario: filtrazione                            |
|                                                              |
|liquido . . . .|COD . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |torbidità . . . . . .|(mg/l SiO2) |giornaliera|
|                                                              |
|PROCESSO:                                                     |
|Trattamento terziario: microstracciature                      |
|                                                              |
|               |solidi sospesi totali|(mg/l) . . .|giornaliera|
|               |COD . . . . . . . . .|(mg/l) . . .|giornaliera|
___________________________________________________



Allegato 5

Norme tecniche generali:
Per la regolamentazione dello smaltimento dei liquami sul
suolo e nel sottosuolo;
Per la regolamentazione dello smaltimento dei fanghi
residuati dai cicli di lavorazione e dai processi di
depurazione;
Sulla natura e consistenza degli impianti di smaltimento sul
suolo o in sottosuolo di insediamenti civili di consistenza
inferiore a 50 vani, o a 5.000 MC.



Norme tecniche generali per la regolamentazione dello
smaltimento dei liquami sul suolo, anche adibito ad usi
agricoli, purché le immissioni siano direttamente utili alla
produzione, e nel sottosuolo, esclusi i casi nei quali possono
essere danneggiate le falde acquifere.
1. GENERALITA'
La presente normativa, relativa allo smaltimento dei liquami
sul suolo e nel sottosuolo, riguarda gli scarichi degli
insediamenti civili e degli insediamenti produttivi, siano essi
effettuati mediante propria fognatura o fognatura pubblica.
Lo smaltimento di liquami provenienti da insediamenti di
qualsiasi natura che non recapitano in acque superficiali è
ammesso solo nei seguenti recapiti:
sul suolo e negli strati superficiali del suolo;
nel sottosuolo, limitatamente ad immissioni in unità
geologiche profonde.
Per gli scarichi provenienti da insediamenti civili inferiori
a 50 vani o a 5000 metri cubi valgono le disposizioni previste
al capo corrispondente delle presenti norme.
Con il primo sistema si tende ad operare la depurazione degli
effluenti sfruttando i naturali processi biologici, chimici e
fisici che accompagnano i moti di filtrazione e percolazione dei
liquami scaricati e le conseguenti ridistribuzioni di umidità
nel suolo. Gli scarichi liquidi restano a contatto con la
biosfera, la loro dannosità viene progressivamente a ridursi e
deve essere in ogni caso inferiore a quella ammissibile sotto il
profilo ecologico generale.
Con il secondo sistema, consistente nella immissione in unità
geologiche profonde, si tende a conferire agli scarichi il
massimo possibile confinamento, bloccandoli entro strutture
porose, di adeguata capacità, isolate dalla circolazione idrica
sotterranea mediante appropriate barriere geologiche
impermeabili. Gli scarichi vengono accuratamente isolati dalla
biosfera così che la probabilità di rientro naturale nel ciclo
delle sostanze pericolose in esse contenute sia prossima allo
zero.
L'applicazione di questo sistema è subordinata al rispetto
assoluto di evitare qualsiasi danneggiamento alla circolazione
idrica sotterranea.
Lo scarico sul suolo e negli strati superficiali del suolo
deve essere limitato a quegli scarichi che per le loro
caratteristiche sono suscettibili di depurazione naturale,
mentre la immissione in unità geologiche profonde può essere
ammessa per quegli scarichi che contengono inquinanti pericolosi
particolarmente difficili da trattare.
Il lagunaggio, inteso come accumulo o trattamento di liquami
su suolo impermeabile o reso tale, non rientra nelle presenti
norme che regolano lo smaltimento dei liquami sul suolo.
Per i liquami contenenti sostanze radioattive naturali o
artificiali devono essere osservate le disposizioni di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185
e successive integrazioni e modificazioni.
2. SCARICHI SUL SUOLO.
Lo smaltimento dei liquami sul suolo è ammesso non come
semplice mezzo di scarico di acque usate, ma come mezzo di
trattamento che assicuri, nel caso di suolo ad uso agricolo un
utile alla produzione ed in ogni caso una idonea dispersione ed
innocuizzazione degli scarichi liquidi stessi, in modo che le
acque sotterranee, le acque superficiali, il suolo, la
vegetazione non subiscano degradazione o danno.
Lo smaltimento inoltre non deve produrre inconvenienti
ambientali, come rischi per la salute pubblica, sviluppo di
odori, diffusione di aerosoli.
Per suolo adibito ad uso agricolo deve intendersi qualsiasi
superficie la cui produzione vegetale, direttamente o
indirettamente, è utilizzata per l'alimentazione animale o
umana, ovvero nei processi di trasformazione industriale o
comunque è oggetto di commercio.
Per suolo non adibito ad uso agricolo deve intendersi
qualsiasi superficie esclusa dalla definizione precedente, fatte
salve le destinazioni che potranno essere stabilite dalla
programmazione agricola del territorio.
2.1. Caratteristiche del sito.
Le località prescelte saranno definite in relazione alle
caratteristiche topografiche, morfologiche, geologiche,
climatiche, pedologiche, idrologiche ed idrografiche.
Elementi di valutazione saranno in particolare l'andamento
delle temperature e delle precipitazioni, l'umidità, la velocità
e la direzione dei venti, il tipo di vegetazione presente e la
relativa evapotraspirazione.
Nelle zone di smaltimento indagini pedologiche saranno
sviluppate con dettaglio adeguato in relazione alla eterogeneità
ed alla ampiezza della zona.
Dovranno altresì esserne note natura e strutture delle unità
geologiche sottostanti con particolare riguardo alle eventuali
condizioni di permeabilità per fratturazione.
Per quanto concerne il suolo dovrà essere valutata la
profondità, il profilo, la struttura, la tessitura, la
conducibilità idrica.
La profondità del suolo, intesa come spessore dello strato
superficiale, affinché possa completarsi la maggior parte dei
necessari fenomeni di depurazione, di norma, non dovrà essere
inferiore a m 1.50.
Inoltre dovranno essere valutati i dati relativi ai parametri
PH, conducibilità elettrica, salinità, indice SAR sull'estratto
acquoso, capacità di scambio cationico.
La salinità del suolo non deve essere tale da influire nelle
condizioni di applicazione dello scarico sulla salinità del
recapito finale.
Il rigonfiamento del terreno a seguito delle applicazioni
dello scarico non deve portare a degradamento della sua
struttura.
Il sito deve essere tale da consentire l'impiego dei sistemi
di smaltimento e relativi macchinari prescelti.
Nelle zone adibite ad uso agricolo adeguate sistemazioni
idraulico-agrarie dovranno evitare ogni fenomeno di
ruscellamento all'atto della somministrazione del liquame.
Allo stesso scopo, nelle zone non interessate da interventi
sistematori la massima pendenza del suolo ammissibile sarà
riferita alle caratteristiche fisico-meccaniche dello strato
superficiale, alla tecnica agronomica ed alle modalità di
smaltimento del liquame; in ogni caso la pendenza non dovrà
essere superiore al 15 per cento.
Per le zone adibite ad uso agricolo alla stregua dei risultati
delle varie indagini, saranno sinteticamente precisati gli
interventi ordinari e speciali che si ritengono necessari, i
gruppi di colture ritenute più idonee e più valide tecnicamente
ed economicamente, le limitazioni agronomiche che potranno
derivare in relazione ai tipi di suolo e per caratteristiche
particolari dei liquami da smaltire.
Relativamente ai suoli non adibiti ad uso agricolo verranno
indicate le zone in cui esigenze di conservazione del suolo
rendano necessarie la salvaguardia o la diffusione di
particolari essenze, anche appartenenti alla vegetazione
spontanea.
Indipendentemente dall'uso del suolo, sarà istituito apposito
catasto di tutti gli scarichi autorizzati, con indicazione dei
terreni impegnati e del tipo di scarico praticato.
La conoscenza del sito andrà infine completata con lo studio
delle falde acquifere presenti e la precisazione delle loro
interferenze con le altre acque sotterranee, le quali, per gli
apporti dovuti a somministrazione di liquame e quelli
conseguenti a precipitazioni meteoriche, possono costituire
vettore di trasporto e di dispersione di inquinamento nello
spazio e nel tempo nei successivi momenti del circuito
sotterraneo: moto negli acquiferi e riaffioramento alla
superficie.
Nella necessità di evitare il danneggiamento delle
caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche delle acque
di falda, nonché delle caratteristiche fisiche delle rocce
interessate, ogni delimitazione di zona utilizzabile per lo
smaltimento dei liquami dovrà basarsi sulla conoscenza
dettagliata, ottenuto con studi adeguati e coordinati, delle
circolazioni idriche sotterranee della zona, estesa ai relativi
bacini idrogeologici.
In particolare, per le circolazioni interessate dallo
smaltimento sul suolo, il relativo studio idrologico si riferirà
ad un periodo di adeguata durata, alla stregua dei dati
disponibili presso il servizio idrografico e gli enti che
operano nei bacini interessati, integrati per quanto necessario.
Resteranno così definiti i regimi delle varie circolazioni, in
particolare le effluenze e i livelli piezometrici nelle zone di
smaltimento, nonché individuati gli atteggiamenti nelle zone
limitrofe.
Peraltro saranno acquisiti tutti gli elementi disponibili,
specie per quanto attiene alle caratteristiche delle acque, per
una migliore conoscenza della circolazione di insieme delle
falde considerate.
Attraverso i precedenti studi sarà altresì precisata la
localizzazione dei punti in cui è indispensabile sviluppare
osservazioni e rilievi sistematici dei livelli e delle
caratteristiche delle acque ai fini di un controllo della
efficacia delle iniziative di tutela intraprese.
Il controllo delle falde sarà effettuato dall'Amministrazione
competente anche al di fuori della zona di smaltimento tenendo
conto della distribuzione sul territorio di insediamenti o
impianti particolarmente importanti in relazione alla tutela
delle circolazioni considerate: urbani, industriali, agricoli,
discariche controllate.
Per le circolazioni interessate dovranno essere altresì noti
gli impieghi che derivano dagli strumenti di pianificazione
regionale e statale relativi all'uso del territorio come alla
gestione integrata delle risorse idriche.
Nella definizione del sito l'approfondimento delle indagini
locali sarà riferito alla natura ed all'entità dell'apporto.
La zona di applicazione degli scarichi deve essere
sufficientemente distante dai corpi idrici in modo che le
caratteristiche degli effluenti che ad essi possono pervenire
siano conformi alle norme vigenti.
D'altra parte, opportune sistemazioni dovranno proteggere il
sito da eventuali apporti dalle aree adiacenti.
Attorno a tale zona dovrà essere prevista una fascia di
rispetto di almeno 80 m nella quale non è ammessa la presenza di
abitazioni e di strade statali e provinciali; nel caso di
aziende agricole con smaltimento di soli liquami zootecnici tale
distanza potrà essere variata in più o in meno in relazione al
tipo di allevamento, alla sua consistenza numerica, tenendo
conto delle modalità di spandimento degli scarichi liquidi delle
condizioni meteorologiche e delle situazioni locali.
L'accessibilità al sito dovrà essere controllata in relazione
al tipo di liquame smaltito.
La zona sarà segnalata mediante appositi cartelli che
evidenziano eventuale rischio igienico.
2.2. Caratteristiche delle acque di scarico.
Le caratteristiche qualitative e quantitative degli scarichi
devono essere adeguatamente conosciute; in particolare, dovranno
essere noti i valori massimi e medi mensili delle portate, dei
parametri più significativi, delle concentrazioni e degli
apporti delle sostanze scaricate sul suolo.
I parametri più significativi saranno scelti tra quelli
indicati nella tabella A della legge che di volta in volta
possono essere presi in considerazione per una idonea
caratterizzazione dello scarico. A tali parametri ne dovranno
essere aggiunti o sostituiti altri che siano in grado di
completare la caratterizzazione degli scarichi come la
conducibilità, l'indice o rapporto.

Na
SAR = ------------------------------
<251>( Ca + Mg ) /2

(concentrazioni espresse in milliequivalenti per litro)
L'indice di SAR di norma non dovrà superare il valore 10 ed in
ogni caso non dovrà essere inferiore a 15.
Lo scarico non dovrà contenere sostanze che possano causare
modificazioni irreversibili alla struttura del suolo,
particolarmente per quanto concerne le caratteristiche di
conducibilità idrica e di aerazione; non dovrà contenere
materiali in sospensione in quantità tali da produrre, alla
portata di applicazione, intasamento del suolo.
Lo scarico dovrà essere sottoposto ai pretrattamenti necessari
per ottenere il positivo risultato del medoto di applicazione
prescelto.
Si dovrà evitare che i materiali in sospensione dello scarico
od eventuali combinazioni fra le sostanze contenute nello
scarico ed il terreno diminuiscano la aerabilità e degradino la
tessitura del suolo; la quantità di sostanza organica applicata
non deve superare la capacità depuratrice del suolo.
I pretrattamenti cui sottoporre gli scarichi sono in funzione
sia del tipo di liquame che del tipo di terreno cui sono
applicati e dei metodi di applicazione prescelti; in ogni caso
non deve essere degradato l'ecosistema interessato.
2.3. Smaltimento sul suolo adibito ad uso agricolo.
Fermo restando che gli scarichi liquidi possono essere
applicati sul suolo adibito ad uso agricolo soltanto se
apportano sostanze direttamente utili alla produzione, essi
devono essere privi di sostanza organica di difficile
biodegradabilità. Sostanze biologicamente attive capaci di
influenzare in maniera specifica o negativa le diverse funzioni
degli organismi viventi devono essere assenti o in
concentrazione tollerabile.
Delle sostanze tossiche e/o persistenti e/o bioaccumulabili
devono essere attentamente valutate la concentrazione di
applicazione, la quantità annua applicabile e la quantità totale
massima compatibile con il suolo e le colture agrarie e
forestali esistenti e previste.
Si precisa che per As, B, Cd, Cr totale, Hg, Pb, Se, Ni, Cu,
Zn, le concentrazioni ammissibili, isolatamente e nella loro
somma, indicate nella tabella A della legge, non essendovi
diluizione, non sono sempre cautelative. I volumi di liquame che
potranno essere applicati non dovranno essere superiori a quelli
normalmente adottati nella corretta pratica irrigua.
Per gli altri elementi pericolosi le quantità massime assolute
ammissibili saranno definite anche con riferimento alla capacità
di scambio. In questa valutazione sarà considerato impegnato dal
fenomeno di accumulo il suolo direttamente interessato dal
processo di infiltrazione, con riferimento ad uno strato
superficiale il cui spessore sarà funzione della profondità
raggiungibile dall'apparato radicale della vegetazione presente
o prevista. Maggiori spessori potranno essere riferiti alla
profondità delle lavorazioni annuali.
2.3 1. Scarichi urbani o comunque contenenti microrganismi
patogeni. -- Nel caso siano interessati raccolti destinati ad
essere consumati crudi dall'uomo occorre sottoporre gli scarichi
ad un trattamento primario e secondario o equivalente e se
ritenuto opportuno anche alla filtrazione o ad altro metodo di
trattamento spinto; inoltre gli scarichi devono essere
sottoposti ad un trattamento adeguato di disinfezione, in modo
che il MPN di colibatteri sia inferiore a 2 per 100 ml (il
valore dell'MPN è la media delle misurazioni eseguite per sette
giorni consecutivi); negli scarichi poi non deve esservi
presenza di prodotti chimici che possono lasciare residui
indesiderabili nei raccolti.
Quando si tratta di raccolti consumati dopo trattamento fisico
o chimico e nel caso di irrigazione di pascoli per bestiame da
latte o di prati recintati o non, comunque accessibili al
pubblico, sono necessari un trattamento primario e secondario o
equivalente in efficienza epurativa, in eventuale combinazione
con altri trattamenti come filtrazione e disinfezione, in modo
che il MPN di colibatteri sia inferiore a 20 per 100 ml (il
valore dell'MPN è la media delle misurazioni eseguite per sette
giorni consecutivi); nel caso di irrigazione in superficie di
raccolti che non vengono a contatto con l'acqua di scarico o con
il terreno può essere sufficiente il solo trattamento primario o
equivalente; in ogni caso non devono essere presenti prodotti
chimici che possono lasciare residui indesiderabili nei
raccolti.
Negli altri casi può essere sufficiente un trattamento
primario dello scarico; qualora si tratti di raccolti destinati
ad alimentazione animale devono essere assenti prodotti chimici
che possono lasciare residui indesiderabili nei raccolti stessi.
2.3.2. Scarichi da allevamenti zootecnici. -- Nel caso di
smaltimento di liquami zootecnici sui suoli adibiti ad uso
agricolo si deve tener conto della normale pratica agronomica
che utizza il suolo agricolo quale recapito ottimale anche per
la utilizzazione di tali liquami.
In relazione a ciò la quantità di liquami ammissibile per
l'utilizzazione agronomica è quella corrispondente ad un carico
non superiore a 40 q/Ha di peso vivo di bestiame da allevamento.
Le aziende agricole che rispondono a tale caratteristica
possono effettuare lo smaltimento anche senza pretrattamento
purché siano assicurate la salvaguardia delle falde e la tutela
nica delle colture e degli addetti; quando il suddetto carico di
40 q/Ha viene superato il liquame andrà immediatamente
interrato, inoltre occorre accertare che lo smaltimento sia
compatibile con le capacità di mineralizzazione del terreno.
2.4. Smaltimento sul suolo non adibito ad uso agricolo.
Nei suoli non adibiti ad uso agricolo le condizioni di
accettabilità relative alle acque di scarico di cui al paragrafo
2.2. nonché l'entità degli smaltimenti saranno definite in modo
da salvaguardare il preminente interesse paesaggistico,
naturalistico e le eventuali esigenze di conservazione del
suolo: in ogni caso dovranno essere evitate degradazioni
accentuate nella struttura fisico-chimica del suolo e della
vegetazione e dell'equilibrio biologico in genere.
Per i prodotti tossici ed in particolare per i metalli pesanti
i fenomeni di accumulo saranno riferiti anche alla capacità di
scambio. Permangono gli adempimenti di salvaguardia delle
caratteristiche delle falde.
Lo smaltimento degli scarichi liquidi è vietato nei terreni
soggetti a vincolo idrogeologico.
2.5. Protezione delle falde.
Per le falde superficiali, definite come quelle falde che
hanno contatti diretti con le acque di superficie, occorre
prevenire il peggioramento della loro qualità assicurandone nel
contempo l'utilizzazione per gli impieghi, attuali o previsti,
che derivano dagli strumenti di pianificazione regionale o
nazionale relativa all'uso del territorio come alla gestione
integrata delle risorse idriche.
Le falde profonde, definite come quelle falde separate dalle
acque superficiali da strati impermeabili, vanno protette in
quanto tali, evitandone la degradazione della qualità, in
maniera da tutelare, tra l'altro, la possibile utilizzazione di
carattere più esigente.
Eguali limitazioni varranno per tutti gli altri parametri ed
elementi che completano le caratterizzazioni di ciascuna
circolazione sotterranea.
2.6. Metodi e portate di applicazione dello scarico.
L'applicazione dello scarico va caratterizzata sulla base
della portata volumetrica e dell'impatto dello scarico con la
vegetazione ed il suolo.
La distribuzione controllata del liquame sul suolo potrà aver
luogo mediante aspersione, infiltrazione laterale, sommersione,
deflusso superficiale, eccetera, in relazione, caso per caso,
alle caratteristiche del sito e del liquame, alla natura e stato
della vegetazione, alla destinazione degli eventuali prodotti.
Su suoli ad adeguata drenabilità la somministrazione potrà
aver luogo attraverso idonei canali.
Nello smaltimento a scopo irriguo le modalità di
somministrazione dovranno risultare idonee in relazione alla
tecnica agronomica.
Indipendentemente dall'uso del suolo le modatità di
somministrazione dovranno risultare compatibili con la esigenza
di assicurare la stabilità e l'efficacia dei processi naturali
di depurazione richiesti.
Nelle zone di applicazione dei liquami i deflussi superficiali
non dovranno in nessun caso avere carattere di ruscellamento;
ove si ricorra a somministrazione per scorrimento la pendenza
non dovrà essere inferiore al 5 per cento.
Il sistema di applicazione dovrà evitare che le acque di
scarico pervengano su aree non autorizzate o, se non debitamente
depurate, nei corpi idrici circostanti.
Nel periodo in cui è consentito lo smaltimento, le modalità,
la portata di somministrazione, l'intervallo tra successivi
adacquamenti saranno opportunamente riferiti alle
caratteristiche idrauliche del suolo, al valore minimo del
contenuto d'acqua tollerato, alla quota raggiunta dalla
superficie libera della falda, ai consumi per
evapotraspirazione.
In particolare con specifico riferimento all' apporto di
sostanza organica, negli strati superficiali essenzialmente
interessati dall'attività microbica il contenuto d'acqua dovrà
risultare minore di un valore assegnato, corrispondente
all'incirca alla capacità di campo, per intervalli di tempo
adeguatamente distribuiti, per durata complessiva opportuna.
In relazione a quanto sopra potranno risultare utili eventuali
volumi di accumulo dei liquami da prevedere per i periodi di
interruzione dell'applicazione dello scarico.
Inoltre, anche attraverso eventuali osservazioni in sito,
saranno precisati i rapporti con le circolazioni sottostanti e
sarà controllato il rispetto dei franchi di coltivazione.
L'entità del carico organico sarà opportunamente limitato
affinché la sostanza organica sia demolita, l'azoto e il fosforo
siano adeguatamente trasformati ed assorbiti dalla vegetazione e
gli ioni siano assorbiti e scambiati dal terreno in misura tale
che gli scarichi liquidi subiscano il grado di depurazione
necessario ad impedire la degradazione della qualità dell'acqua
dei corpi ricettori finali.
Nell'ambito delle zone ove è ammesso lo smaltimento sul suolo
l'adduzione e la distribuzione del liquame avrà luogo attraverso
canalizzazioni chiuse.
Nelle zone adibite ad uso agricolo, subordinatamente alla
disponibilità di liquame ed alla efficacia dell'intervento,
potranno realizzarsi impianti di distribuzione del liquame a
carattere collettivo. Detti impianti, possibilmente provvisti di
alimentazione idrica alternativa di emergenza, non dovranno
presentare alcuna connessione con gli eventuali altri sistemi
distributivi.
2.7. Conduzione dell'impianto di scarico sul suolo e controlli
analitici.
Nella conduzione dell'impianto va tenuto conto delle
variazioni climatiche e di domanda di acqua e nutrienti da parte
della vegetazione.
Le operazioni vanno condotte in maniera da evitare intasamento
da prodotti solidi, accumulo di tossici e sostanze nocive, nel
suolo e nel sottosuolo, superiore al livello consentito, eccessi
di contenuto d'acqua nel suolo, stagnazione.
Occorre provvedere ad idoneo e tempestivo contenimento o
collocazione degli scarichi liquidi nei periodi di pioggia ed in
quelli in cui non possono essere applicati al suolo.
Durante l'esercizio dell'impianto devono essere effettuati
sulla superficie del suolo ed in profondità tutte le
determinazioni analitiche necessarie a verificare il buon
funzionamento del sistema. Devono essere verificate, con
frequenze adeguate, la qualità dei ricettori finali, le
caratteristiche fisiche e chimiche del suolo, le caratteristiche
della vegetazione, le portate di applicazione e le
caratteristiche qualitative delle acque di scarico, l'intensità
e la durata delle precipitazioni.
2.8. Verifiche dell'impatto ambientale e previsioni sulla
evoluzione del sistema.
Occorre provvedere a tutte le verifiche necessarie a rilevare
l'impatto del sistema di scarico sull'ambiente.
In particolare si dovrà controllare:
nel suolo: il PH, la fertilità l'indice SAR, l'accumulo di
elementi chimici ed in particolare di metalli pesanti, lo
sviluppo di insetti e roditori, le modificazioni delle proprietà
del suolo, della struttura, della conducibilità idrica;
sulla vegetazione: l'azione fitotossica e gli elementi
tossici, gli organismi patogeni;
utili indicazioni potranno essere desunte da prove sulla
germinazione e sul primo sviluppo;
nelle acque superficiali: i nutrienti, gli elementi tossici,
la salinità, la sostanza organica;
nelle acque sotterranee: la sostanza organica degradabile e
persistente, i nitrati, gli elementi tossici, la salinità, il
livello, i coliformi ed eventualmente gli organismi patogeni;
nell'aria: la presenza di aerosoli e di odori.
3. SCARICO NEL SOTTOSUOLO LIMITATAMENTE
ALLA IMMISSIONE IN UNITA'

GEOLOGICHE PROFONDE.
3.1. Requisiti generali.
Lo scarico nel sottosuolo può essere adottato come mezzo di
smaltimento di effluenti industriali solo nei casi in cui sia
dimostrato che non esistono soluzioni alternative tecnicamente
ed economicamente valide; inoltre deve essere accertata e
debitamente documentata l'esistenza delle seguenti condizioni:
che trattasi di formazioni geologiche atte a ricevere gli
effluenti, sicuramente isolate dalla superficie e dai serbatoi
contenenti acqua dolce e/o altre risorse utili;
che dette formazioni siano situate in zone tettonicamente e
sismicamente favorevoli;
che siano stati eseguiti tutti gli studi e le ricerche
necessarie a garantire la sicurezza ecologica nel senso più
lato;
che in fase di esecuzione gli impianti vengano costruiti con
le migliori tecniche disponibili;
che in fase di gestione si garantisca un adeguato e continuo
controllo delle operazioni di iniezione e dei loro effetti.
3.2. Autorizzazione allo scarico.
L'autorizzazione allo scarico è concessa dal Comitato dei
Ministri di cui all'art. 3 della legge 10 maggio 1976, n. 319,
sentite le regioni interessate.
3.3. Scopo dello scarico.
Lo scopo dello smaltimento nel sottosuolo di effluenti
industriali liquidi è quello di immagazzinare a tempo
indeterminato le sostanze nocive in essi contenute, in strati
porosi, in condizioni di profondità e di struttura geologica
tali da escluderne definitivamente il contatto con la biosfera.
3.4. Caratteristiche generali dell'ambiente di smaltimento.
L'ambiente di smaltimento deve essere costituito da rocce
permeabili, ma non contenenti fluidi (acqua salmastra o salata,
idrocarburi, anidrite carbonica, idrogeno solforato, ecc) a
caratteristiche tali da impedire o rendere difficoltoso
l'assorbimento degli effluenti industriali.
L'ambiente di smaltimento deve essere situato in profondità,
entro unità geologiche tali da escludere, a tempo indeterminato,
il ritorno a giorno degli effluenti oppure la loro migrazione
verso falde acquifere, e in genere verso beni minerali di cui
sia anche solo prevedibile lo sfruttamento.
Ogni scarico deve essere quindi preceduto da uno specifico
studio geologico corredato da idonei rilevamenti diretti sia
alla ricerca ed alla individuazione di una roccia serbatoio di
capacità sufficiente per contenere volumi di scarico previsti,
sia alla valutazione della natura e consistenza delle barriere
impermeabili esistenti attorno ad essa, tali da escludere la
fuoriuscita del liquido iniettato nella roccia serbatoio.
3.5. Caratteristiche delle rocce serbatoio.
Rocce porose e permeabili sono sempre saturate da fluidi che,
al di sotto delle falde acquifere ad acqua dolce dei livelli
meno profondi, corrispondono generalmente ad acqua più o meno
salata; quando non siano invece -- o assieme -- presenti
idrocarburi liquidi o gassosi. L'immissione degli effluenti
industriali in profonde rocce serbatoio è pertanto possibile
soltanto mediante spostamento di questi fluidi di strato che
verranno progressivamente compressi con conseguente aumento
della pressione totale dei fluidi contenuti. Se il fluido di
strato è acqua data la scarsa comprimibilità dei liquidi, è
necessario disporre di grandi cubature.
3.6. Caratteristiche delle rocce di copertura.
I requisiti principali della copertura sono: la continuità
laterale, ossia l'assenza di soluzioni di continuità che lascino
passare i fluidi, la chiusura, ossia l'altezza minima della
volta di concavità della copertura verso il basso; lo spessore.
In generale si considera la sola chiusura verso l'alto in
quanto i fluidi di strato vengono generalmente spinti verso
l'alto dalla pressione idrostatica e dalla addizionale pressione
litostatica. Nel caso degli effluenti industriali può
presentarsi il caso di un liquido più pesante del fluido di
strato ed allora occorrerà prevederne la chiusura anche verso il
basso.
Va ricordato che nessuna roccia è impermeabile in modo
assoluto, nemmeno le argille più elastiche e quindi si avrà
sempre, in una certa misura, una filtrazione dei fluidi sotto
pressione attraverso di esse.
Il tempo di filtrazione è peraltro funzione della permeabilità
della copertura e del suo spessore, nonché della pressione e
viscosità dei fluidi immagazzinati.
Particolare attenzione dovrà essere posta nella valutazione di
possibili reazioni tra affluente scaricato e rocce di chiusura
che alterino le caratteristiche di chiusura medesime.
Nell'esame delle condizioni di isolamento deve essere tenuto
debito conto delle possibilità di modifiche di assetto
strutturale future dovute a fenomeni tettonici e sismici.
3.7. Caratteristiche idrogeologiche dell'ambiente di
smaltimento sotterraneo.
Le acque di strato possono mostrare carichi di pressione
differenti nei diversi punti del serbatoio: esse possono dar
luogo ad un gradiente idrodinamico che si traduce nel movimento
delle acque stesse.
Il movimento delle falde idriche profonde è lentissimo,
difficilmente superiore ad 1 m/anno; ma tuttavia sufficiente a
permettere, in certi casi, la fuoriuscita dei liquidi
industriali immagazzinati anche al di sotto di coperture che in
condizioni idrostatiche mostrerebbero sufficiente chiusura.
Nello studio geologico preliminare dovrà pertanto essere
compresa la indagine sulle condizioni idrodinamiche delle acque
di strato, in modo da individuarne l'eventuale gradiente e da
basare su di esso i calcoli sulla capacità della struttura.
Anche l'eventuale sovrappressione dei fluidi nelle rocce
serbatoio dovrà essere conosciuta perché essa può comportare
pericoli di riflusso dei liquidi industriali verso gli strati
più elevati e verso la superficie, nonché l'aumento dei moti di
filtrazione.
3.8. Caratteristiche dell'effluente.
Le caratteristiche qualitative dell'effluente da iniettare nel
sottosuolo devono essere adeguatamente conosciute sia per motivi
d'inventario dei rifiuti collocali in una data formazione e sia
per essere certi della compatibilità tra effluente e serbatoio.
Per quanto riguarda, in particolare, quest'ultimo punto è da
osservare che la incomunicabilità dell'effluente con l'ambiente
di smaltimento si traduce generalmente in un intasamento del
mezzo poroso ricevente.
L'intasamento può essere dovuto principalmente alla presenza
di solidi sospesi nell'effluente; ma anche alla formazione di
precipitati solidi conseguente a possibili reazioni chimiche tra
l'effluente e la roccia serbatoio o l'acqua di strato.
E' anche possibile, e deve essere ugualmente valutato in sede
di progetto, che le reazioni chimiche sopramenzionate diano
luogo alla produzione di gas ad elevata pressione con
superamento delle previste resistenze alla filtrazione.
L'intasamento dello strato ricevente può essere altresì dovuto
all'azione di taluni microrganismi contenuti nell'effluente, in
particolar modo solfobatteri.
3.9. Pretrattamento dello scarico.
Prima della iniezione nella formazione profonda lo scarico
dovrà essere sottoposto ai trattamenti necessari ad assicurare
il risultato positivo del metodo di applicazione prescelto.
In particolare dovrà essere garantito che i materiali in
sospensione dello scarico applicato non diminuiscano la
permeabilità del mezzo ricevente, che le caratteristiche
chimiche e microbiologiche (PH, sostanze disciolte,
microrganismi) non siano tali che i prodotti derivanti da
reazioni con il materiale di strato producano l'intasamento di
quest'ultimo; che la viscosità dell'effluente non sia tale da
renderne difficile la penetrazione nell'ambiente di scarico.
A tal fine occorrerà eseguire delle prove in laboratorio su
campioni indisturbati del materiale di strato e,
subordinatamente prevedere quei trattamenti fisici, chimici e
biologici, singolarmente o in combinazione, che sono necessari
per correggere adeguatamente le caratteristiche dell'effluente.
3.10. Conduzione dell'impianto di scarico.
I pozzi di iniezione dovranno essere realizzati in modo da
garantirne la perfetta tenuta nell'attraversamento degli strati
soprastanti e della roccia di copertura, escludendo ogni
discontinuità che possa permettere il riflusso degli effluenti
iniettati verso gli orizzonti più elevati e verso la superficie.
Per controllare poi l'evoluzione dell'intasamento occorrerà
procedere:
alla misura continua della pressione di iniezione;
a misure periodiche di ricadute di pressione (fall-off
tests) che permettano di calcolare la trasmissibilità della
roccia serbatoio ed il coefficiente di effetto parietale.
Altri controlli dovranno riguardare:
l'eventuale corrosione del tubo di iniezione;
l'eventuale presenza dei batteri solfato-riduttori;
gli eventuali effetti idraulici e tettonici di iniezioni a
lunga durata;
l'eventuale insorgere di fughe.
Particolare importanza dovrà annettersi all'ultimo punto onde
essere garantiti che l'effluente raggiunga effettivamente il
recapito previsto e che ci resti a tempo indeterminato.



Norme tecniche generali per la regolamentazione dello
smaltimento dei fanghi residuati dai cicli di lavorazione e dai
processi di depurazione.
1. GENERALITA'.
Si definisce fango il residuo derivante dalla separazione
dalla fase liquida, costituito da una componente solida
umidificata o mescolata con una componente liquida.
Ai fini di classificare i fanghi da sottoporre alla presente
normativa occorre distinguere tra:
1) fanghi residuati dai processi di depurazione delle acque
di scarico, sia urbane che industriali, nonché dai processi di
potabilizzazione;
2) fanghi residuati dai cicli di lavorazione; in questo caso
si può distinguere tra fanghi residuati a base acquosa,
assimilabili a quelli derivanti dagli impianti di depurazione di
scarichi industriali, e fanghi residuati a base non acquosa.
Le presenti norme si applicano ai fanghi residuati dai
processi di depurazione ed a quelli residuati dai cicli di
lavorazione ad essi assimilabili (cioè a base acquosa).
Per i fanghi residuati dai cicli di lavorazione a base non
acquosa, le presenti norme si applicano per quanto possibile,
con le opportune disposizioni integrative impartite caso per
caso dall'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione.
I fanghi debbono essere sottoposti a diversi tipi di
trattamento in modo che essi possano acquisire le
caratteristiche necessarie per renderli adatti al ricettore
prescelto.
Ogni qualvolta sussistano le necessarie condizioni
tecnico-economiche, il trattamento e lo smaltimento dei fanghi
deve essere studiato ponendo in primo piano la possibilità di
recupero delle sostanze utilizzabili in essi contenute.
Pertanto, dovrà essere preferito:
per i fanghi di natura prevalentemente organica, e nel caso
che questi contengano sostanze utili e non dannose per la
agricoltura, lo smaltimento su suolo agricolo;
per i fanghi di origine industriale il recupero mediante
opportuni pretrattamenti, delle sostanze riutilizzabili e dei
metalli pesanti tossici.
L'autorità competente dovrà favorire la formazione di
iniziative volte a costituire centri consortili per il
trattamento dei fanghi, il recupero e il riciclo delle sostanze
o del valore energetico ed economico in essi contenuti.
In accordo allo spirito della legge, deve essere evitato che i
fanghi scaricati possano avere effetti dannosi o comunque
indesiderabili per l'ambiente circostante.
Per i fanghi contenenti sostanze radioattive naturali o
artificiali devono essere osservate le disposizioni di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185
e successive integrazioni e modificazioni.
2. RICETTORI.
I ricettori che è possibile utilizzare in osservanza alle
presenti norme come recapito finale dei fanghi sono:
il suolo adibito ad uso agricolo;
il suolo non adibito ad uso agricolo;
il sottosuolo;
il mare.
E' escluso qualsiasi altro recapito.
Per suolo adibito ad uso agricolo deve intendersi qualsiasi
superficie la cui produzione vegetale, direttamente o
indirettamente, è utilizzata per l'alimentazione animale o
umana, ovvero per processi di trasformazione industriale o
comunque è oggetto di commercio.
Per il suolo non adibito ad uso agricolo deve intendersi
qualsiasi superficie, esclusa dalla definizione precedente,
fatte salve le destinazioni che potranno essere stabilite dalla
programmazione agricola del territorio.
Per recapito nel sottosuolo deve intendersi qualsiasi cavità
artificiale direttamente accessibile nonché le unità geologiche
profonde.
Per il recapito in mare, occorre fare distinzione fra mare
territoriale e mare libero. Le presenti norme si riferiscono
allo smaltimento dei fanghi nel mare territoriale.
Per il mare libero valgono le disposizioni del terzo comma
dell'art. 11 della legge 10 maggio 1976, n. 319.
Lo scarico dei fanghi sul suolo deve essere effettuato nella
salvaguardia del preminente interesse paesaggistico e
naturalistico; esso è comunque vietato su suoli soggetti a
vincolo idrogeologico.
E' vincolante inoltre il non danneggiamento delle falde
acquifere sotterranee eventualmente presenti.
L'autorità competente dovrà approvare la scelta del sito di
scarico; nei casi di indisponibilità di recapiti, in assenza di
servizi pubblici per lo smaltimento dei fanghi, essa dovrà
individuare zone di discarica ove lo smaltimento sia ammesso nel
rispetto delle presenti norme.
3. CENSIMENTO E CATASTO DEGLI SCARICHI.
Le regioni provvederanno, avvalendosi anche della
collaborazione degli altri enti locali (province, comuni o
consorzi intercomunali) e dei compartimenti marittimi, ad
effettuare il censimento dei fanghi (umidi, disidratati,
essiccati o inceneriti) residuati dai cicli di lavorazione,
dagli impianti di depurazione delle acque di scarico e dagli
impianti di trattamento delle acque di alimentazione, mediante
scheda appositamente predisposta.
I risultati dovranno essere utilizzati in sede di preparazione
dei piani regionali di risanamento allo scopo di:
1) verificare l'idoneità dei trattamenti previsti, delle
modalità di smaltimento e dei siti di scarico prescelti;
2) istituire un catasto che contenga informazioni sui luoghi
utilizzati per lo scarico e sul fango che vi viene scaricato;
3) predisporre gli strumenti necessari all'attuazione di un
piano organico dei diversi sistemi di smaltimento di fanghi,
anche di quelli di cui è prevista in futuro la produzione.
4. SMALTIMENTO SUL SUOLO.
I fanghi non debbono contenere sostanze che possano causare
alterazioni o danno della struttura chimico-fisica del suolo,
della vegetazione o dell'equilibrio biologico generale. La
quantità di sostanza organica applicata non deve superare la
capacità di depurazione propria del suolo.
Per i fanghi prevalentemente organici deve essere previsto
almeno un trattamento di stabilizzazione che riduca la presenza
di germi patogeni e l'emanazione di odori molesti. Il grado al
quale dovrà essere spinto tale trattamento sarà stabilito in
funzione del ricettore finale e del tipo di coltura in atto se
suolo agricolo.
Per le sostanze tossiche e/o persistenti e/o bioaccumulabili
contenute nei fanghi, dovrà esserne valutata la concentrazione
massima ammissibile e la quantità massima ammissibile in
funzione dello stato in cui dette sostanze si trovano e delle
caratteristiche del terreno.
Nel caso in cui sia impossibile raggiungere una totale
innocuizzazione delle sostanze tossiche, i fanghi dovranno
essere sottoposti ad uno stoccaggio controllato.
Lo smaltimento su suolo agricolo è ammesso esclusivamente nei
casi in cui il fango esplichi un effetto fertilizzante e/o
ammendante e/o correttivo del suolo stesso e sia
contemporaneamente esente da sostanze tossiche in concentrazione
dannosa per le colture e per i loro utilizzatori.
Inoltre:
devono essere valutati gli effetti sulle colture esistenti o
previste sul suolo prescelto;
i fanghi devono essere privi di sostanze organiche di
difficile biodegradabilità o di sostanze biologicamente attive
capaci di influenzare in maniera specifica o negativa le diverse
funzioni degli organismi viventi;
per i fanghi contenenti sostanze tossiche e/o persistenti
e/o bioaccumulabili, sia in fase liquida che in fase solida in
forma solubilizzabile da apporti idrici, irrigui o meteorici,
dovrà essere applicata la corrispondente normativa relativa allo
smaltimento dei liquami.
La medesima normativa verrà applicata per lo smaltimento dei
fanghi su suolo non adibito ad uso agricolo nei casi di
riconosciute esigenze di conservazione del suolo e/o di
salvaguardia di interessi paesaggistici o naturalistici.
4.1. Scelta del sito.
La scelta del sito deve essere effettuata in funzione del
clima, delle caratteristiche del suolo, della topografica, delle
condizioni geologiche e idrogeologiche.
Ove applicabili, dovranno essere presi in considerazione i
seguenti fattori:
per il clima:
le precipitazioni, con particolare riguardo a quelle di
elevata intensità;
la temperatura e l'umidità dell'aria;
la velocità e la direzione dei venti dominanti;
il soleggiamento e la radiazione solare;
per il suolo:
la profondità;
la porosità e la conducibilità idrica;
le caratteristiche tessiturali;
la capacità di scambio per i cationi;
la composizione chimica;
per la topografia:
la possibilità di usare i sistemi di irrigazione prescelti;
la pendenza del terreno;
il drenaggio superficiale e le relazioni con i corpi idrici
superficiali e sotterranei;
per le condizioni geologiche ed idrogeologiche:
la natura e la geometria delle unità geologiche sottostanti
con particolare riguardo alle condizioni di permeabilità;
le caratteristiche delle falde interessate.
La distanza del sito di scarico da agglomerati urbani e da
zona di traffico dovrà essere determinata in funzione del tipo
di fango scaricato e della direzione dei venti dominanti.
Intorno alla zona di applicazione dei fanghi dovrà essere
prevista una fascia di rispetto nella quale non dovranno
esistere abitazioni; l'ampiezza di tale fascia sarà stabilita in
relazione al tipo di fango scaricato.
4.2. Accessibilità.
L'accessibilità del sito deve essere controllata in relazione
al tipo di fango scaricato ed alla distanza da luoghi
frequentati. Le zone di discarica dovranno essere segnalate
mediante appositi cartelli che evidenziano l'eventuale rischio
igienico.
4.3. Controllo delle acque superficiali.
Deve essere evitato che le acque superficiali decadenti dal
sito prescelto raggiungano aree circostanti nelle quali non è
previsto lo smaltimento o corpi idrici superficiali, a meno che
tali acque non rispettino i limiti imposti dalla legge.
4.4. Protezione delle falde idriche.
Per le falde superficiali, definite come quelle falde che
hanno diretti contatti con le acque di superficie, occorre
prevenire il peggioramento della loro qualità assicurandone nel
contempo l'utilizzazione per gli impieghi attuali o previsti, ai
quali sono destinate dagli strumenti di pianificazione regionali
o nazionali.
Le falde profonde, definite come quelle falde separate dalle
acque superficiali da strati impermeabili, vanno protette in
quanto tali, evitando la degradazione della qualità in maniera
da tutelare la possibile utilizzazione di carattere più
esigente.
Qualora dovessero sussistere interferenze con le circolazioni
sotterranee dovranno essere osservate le corrispondenti norme
relative allo smaltimento di liquami sul suolo.
4.5. Metodi di applicazione.
I fanghi possono essere applicati o allo stato liquido o dopo
essere stati sottoposti a disidratazione.
La dispersione dei fanghi può essere realizzata mediante
spruzzamento, spandimento o immissione nello strato superficiale
-- la scelta del metodo è funzione delle caratteristiche del sito
prescelto e del ciclo agronomico, se suolo agricolo. E' comunque
da evitare il contatto diretto del fango con l'apparato fogliare
delle piantagioni.
Nel caso di dispersione per spruzzamento deve essere rivolta
particolare attenzione ad evitare formazione di aerosoli ed il
loro trasporto al di fuori dell'area di smaltimento.
L'applicazione dei fanghi liquidi deve essere sospesa se
l'assorbimento da parte del terreno non è sufficiente ad evitare
l'ingorgamento; è pertanto necessario prevedere una adatta
capacità di accumulo.
La deposizione di fanghi disidratati può avvenire per semplice
accumulo o spargimento sul terreno o con modalità che
minimizzino gli eventuali inconvenienti che potrebbero insorgere
(stratificazione alternata di fanghi e terra o accumulo dei
fanghi in trincee profonde poi rinterrate).
Nei primi due casi dovranno essere presi provvedimenti (fasce
frangivento, inerbimenti, ecc.) per evitare l'azione dispersiva
provocata dagli agenti atmosferici su terreni esterni alle zone
autorizzate.
4.6. Portate di applicazione.
La portata di applicazione deve essere fissata in funzione
delle caratteristiche del fango e del terreno in modo che la
sostanza organica sia demolita, l'azoto e il fosforo siano
trasformati ed assimilati, la portata liquida (per i fanghi
liquidi) sia adeguatamente drenata attraverso il suolo.
L'applicazione dello scarico dovrà essere intervallata da
periodi di interruzione di durata e frequenza tali da
assicurare, in relazione anche alle modalità di
somministrazione, l'aerazione del suolo necessaria per i
processi aerobici di trasformazione.
Nel caso di suolo agricolo l'applicazione deve essere
effettuata nella quantità e nei periodi in cui essa è
compatibile con la pratica agronomica; è necessario pertanto
prevedere recapiti alternativi o accumuli di capacità
sufficiente per smaltire o contenere i fanghi prodotti nei
periodi in cui la utilizzazione fosse limitata o impedita.
5. SOTTOSUOLO.
I recapiti nel sottosuolo possono essere unità geologiche
profonde o cavità artificiali accessibili.
E' ammesso lo scarico in unità geologiche profonde per i
fanghi e residui industriali di particolare natura per i quali
non esistono soluzioni alternative tecnicamente ed
economicamente valide; in questi casi dovrà essere osservata la
normativa relativa allo scarico dei liquami nel sottosuolo.
Le cavità artificiali potranno essere usate per lo smaltimento
se non usate per altro genere di attività o di sfruttamento. A
causa del limitato volume disponibile trattandosi di spazi
confinati, è consigliabile che il fango sia stato
preventivamente disidratato.
Deve essere previsto un adeguato sistema che precluda ogni
immissione di acqua dall'esterno.
L'accessibilità dovrà essere strettamente controllata e
permessa ai soli addetti ai lavori.
Se esiste la possibilità di formazione di miscele di gas
esplosivo, dovrà essere prevista una adeguata ventilazione.
6. MARE TERRITORIALE.
Per lo scarico dei fanghi in mare territoriale devono essere
rispettate le tabelle dei limiti di accettabilità allegate alla
legge 10 maggio 1976, n 319, salvo che nei confronti del
contenuto -- nei fanghi medesimi -- dei materiali solidi.
Per tale contenuto di materiali solidi si applicano le
limitazioni e prescrizioni che spetta al capo del compartimento
marittimo competente di stabilire, in adempimento dei compiti
connessi all'esercizio dei poteri autorizzativi di cui al primo
comma e secondo dell'art. 11 della legge sopracitata.
In ogni caso deve essere accertato che le sostanze tossiche
eventualmente presenti nel fango da scaricare -- considerato
quest'ultimo appunto nel suo insieme delle componenti liquide e
solide (vedi definizione al punto 1 del presente capo) -- non
superino sia nel totale che per i singoli parametri i limiti
stabiliti dalla tabella A ai numeri 10, 12, 15, 17, 20, 21, 22,
23, 24 e 26 e i limiti corrispondenti della tabella C.
Lo scarico non può comunque essere effettuato nelle seguenti
zone:
a) alla foce dei fiumi e nelle acque costiere limitrofe;
b) negli ambienti lagunari;
c) nelle baie e nelle zone parzialmente circoscritte, a
bassa dinamica di ricambio e di circolazione dell'acqua;
d) nelle aree di sfruttamento o di allevamento di
organismi filtratori eduli.
Dovranno comunque essere tenute in considerazione:
le caratteristiche oceanografiche del sito destinato allo
smaltimento sotto il profilo fisico, chimico e biologico, nonché
delle diverse utenze praticate nell'area di ubicazione del sito
stesso o in esso previste;
le modalità di attuazione della discarica segnatamente in
relazione all'individuazione delle tecniche più adatte ad
annullare o minimizzare possibili effetti negativi dovuti
all'impatto del rifiuto con l'ambiente marino.
In ogni caso la discarica non deve dare luogo ad alterazioni
di natura chimica, fisica o biologica dell'ambiente marino tali
da modificarne le strutture ecologiche fondamentali, alterarne
la qualità e/o la quantità della produzione biologica
comprometterne l'uso sotto il profilo dell'esercizio della pesca
e/o dei relativi rendimenti quali, quantitativi, provocare la
diffusione di microrganismi patogeni, danneggiarne l'aspetto
estetico e le possibilità di uso turistico, arrecare
inconvenienti al traffico marittimo.
La domanda di autorizzazione allo scarico, oltre che contenere
le necessarie informazioni sulla qualità e sulle caratteristiche
chimiche, fisiche e biologiche dei rifiuti, dovrà indicare le
previste modalità di scarico e le caratteristiche della zona
proposta per la discarica, quali:
a) situazione geografica, profondità e distanza dalla
costa;
b) venti e correnti;
c) caratteristiche chimico-fisiche delle acque;
d) caratteristiche biologiche delle acque (composizione
delle comunità planctoniche, nectoniche, ecc.);
e) caratteristiche chimico-fisiche dei fondali;
f) caratteristiche biologiche dei fondali (composizione
delle comunità bentoniche, ecc.).
La concessione dell'autorizzazione allo scarico dovrà
comportare contestualmente da parte dell'autorità competente
l'indicazione delle modalità di esecuzione di tutti i controlli
tecnici e scientifici necessari affinché possa essere accertato
il rispetto delle norme, delle condizioni e dei vincoli imposti
dall'autorità medesima per la attuazione dello smaltimento.
I suddetti controlli dovranno essere coordinati e/o svolti
dagli organi tecnico-scientifici della pubblica amministrazione
aventi competenza specifica nel settore igienico-sanitario e
dell'inquinamento marino.
7. PARAMETRI CARATTERISTICI DEI FANGHI
Le caratteristiche del fango dovranno essere definite in
relazione ai seguenti parametri elencati in forma
esemplificativa e non limitativa, ove applicabili e ove
necessario, in rapporto alla diversa tipologia dei Corpo
ricettori:
pH;
BOD5;
COD;

carbonio organico;
azoto ammoniacale, nitroso, nitrico e totale:
cloruri;
floururi;
fosfati totali e solubili;
silicati solubili;
potassio;
As, Cu, Cr, Cd, Hg, Ni, Pb, Se, Zn, e B;
olii e grassi;
idrocarburi;
tensioattivi;
caratteristiche tossicologiche;
biocidi;
sostanze organiche clorurate;
coliformi totali e patogeni;
peso specifico del tal quale e del solido;
granulometria del solido;
conducibilità dell'estratto acquoso;
indice SAR dell'estratto acquoso;
residuo secco a 105 C e a 600 C.
8. CONTROLLI ANALITICI.
Durante l'esercizio devono essere effettuate in superficie ed
in profondità tutte le determinazioni analitiche necessarie e
verificare il buon funzionamento del sistema per quanto riguarda
sia la sua efficienza che l'assenza di nocività ambientali.
Per lo smaltimento sul suolo e nel sottosuolo:
a) devono essere verificate con frequenza adeguata le
caratteristiche del suolo e della vegetazione con particolare
riguardo ai metalli pesanti, le sostanze organiche persistenti,
i patogeni;
b) se sono interessate falde sotterranee dovranno essere
prelevati campioni d'acqua significativi dalla falda
interessata: la qualità della falda dovrà essere esaminata prima
che inizi lo scarico e dovrà rimanere costante nel tempo.
Per lo smaltimento a mare dovranno essere effettuati, con la
frequenza che sarà stabilita dall'autorità concedente
l'autorizzazione allo scarico, controlli di natura chimico
fisica sulle acque e sui sedimenti ed indagini biologiche sugli
organismi esistenti nella zona.
9. VERIFICHE DELL'IMPATTO AMBIENTALE.
Durante l'esercizio dovranno essere effettuate le
determinazioni necessarie a verificare l'impatto del sistema di
scarico sull'ambiente. In particolare dovrà essere determinato:
sul suolo, la fertilità, l'accumulo di metalli pesanti,
l'indice SAR, lo sviluppo di insetti e roditori, la presenza di
olii e grassi;
nelle acque sotterranee, i nitrati, le sostanze organiche
persistenti, gli elementi tossici, la salinità totale;
nelle acque superficiali, i nutrienti, gli elementi tossici,
le sostanze organiche e la salinità totale;
nell'aria, la presenza di aerosoli e di odori;
sulla vegetazione, l'azione fito-tossica e gli elementi
tossici, gli organismi patogeni; utili indicazioni potranno
desumersi da prove sulla germinazione e sul primo sviluppo.
10. DIVIETI E PRESCRIZIONI.
E' fatto divieto di scaricare fanghi contenenti microrganismi
patogeni su colture di prodotti che possono essere ingeriti
crudi.
Se impiegati su erbai stagionali è necessario che la
somministrazione cessi prima della crescita delle piantine; in
avanzata crescita la somministrazione potrà essere ripresa, ma
dovrà comunque essere sospesa almeno 10 giorni prima del
raccolto.
Se impiegati su prati o prato-pascolo permanenti è necessario
che la somministrazione cessi almeno 10 giorni prima del turno
di pascolamento o degli sfalci.
Se impiegati su prati accessibili al pubblico è necessario che
il fango abbia subito un preventivo trattamento per la riduzione
della carica batterica.



Norme tecniche generali sulla natura e consistenza degli
impianti di smaltimento sul suolo o in sottosuolo di
insediamenti civili di consistenza inferiore a 50 vani o (a)
5.000 mc.
1. GENERALITA'.
Le norme che seguono si applicano ai sistemi di smaltimento di
nuova realizzazione; quelli esistenti dovranno adeguarsi ad
esse, per quanto possibile, secondo le disposizioni che saranno
impartite dalle autorità locali.
I liquami trattati devono essere esclusivamente quelli
provenienti dall'interno delle abitazioni, quindi solo liquami
domestici, con esclusione di immissione di acque meteoriche.
Lo smaltimento dei liquami provenienti dagli insediamenti
civili sul suolo o in sottosuolo, può avvenire in particolare
mediante:
a) accumulo e fermentazione (pozzi neri) con estrazione
periodica del materiale, suo interrimento o immissione in
concimaia, od altro idoneo smaltimento;
b) chiarificazione ed ossidazione: con chiarificazione in
vasca settica tradizionale o vasca settica di tipo Imhoff,
seguita da ossidazione per dispersione nel terreno mediante
sub-irrigazione o per dispersione nel terreno mediante pozzi
assorbenti o per percolazione nel terreno mediante
sub-irrigazione con drenaggio (per terreni impermeabili).
2. POZZI NERI.
I pozzi neri possono essere utilizzati solo per abitazioni o
locali in cui non vi sia distribuzione idrica interna, con
dotazione in genere non superiore a 30÷40 litri giornalieri pro
capite, e quindi con esclusione degli scarichi di lavabi e
bagni, di cucina e lavanderia.
Dovranno essere costruiti con caratteristiche tali da
assicurare una perfetta tenuta delle pareti e del fondo, in modo
da proteggere il terreno circostante e l'eventuale falda da
infiltrazioni, da rendere agevole l'immissione degli scarichi e
lo svuotamento periodico per aspirazione dell'intero contenuto;
saranno interrati e posti all'esterno dei fabbricati a distanza
di almeno 50 cm da muri di fondazione ed almeno 10 m da
condotte, pozzi o serbatoi per acqua potabile.
Il proporzionamento sarà stabilito tenendo presente una
capacità di 300÷400 litri per utente per un numero di utenti in
genere non superiore a 18÷20 persone.
E' opportuno l'abbinamento di due pozzi con funzionamento
alternato; lo svuotamento periodico, mediante aspirazione con
pompa mobile consentirà il trasferimento in carro botte in zone
idonee all'interrimento o in concimaia, in quei casi ove le
condizioni locali e le colture lo consentano, o consentirà altro
idoneo smaltimento, secondo quanto ammesso dalla normativa sullo
smaltimento dei fanghi.
3. VASCHE SETTICHE DI TIPO TRADIZIONALE.
(Non accettabili per nuove installazioni; i parametri che
seguono si riportano per una valutazione delle installazioni
esistenti).
Le vasche settiche di tipo tradizionale, caratterizzate dal
fatto di avere compartimenti comuni al liquame ed al fango,
devono permettere un idoneo ingresso continuo, permanenza del
liquame grezzo ed uscita continua del liquame chiarificato;
devono avere le pareti impermeabilizzate, devono essere
completamente interrate ed avere tubo di ventilazione con
caratteristiche tali da evitare cattivi odori.
Nelle vasche vi deve essere possibilità di accesso dall'alto a
mezzo di pozzetto o vano per l'estrazione, tra l'altro, del
materiale sedimentato.
L'ubicazione deve essere esterna ai fabbricati e distante
almeno 1 metro dai muri di fondazione, a non meno di 10 metri da
qualunque pozzo, condotta o serbatoio destinato ad acqua
potabile, con disposizione planimetrica tale che le operazioni
di estrazione del residuo non rechino fastidio.
Il proporzionamento deve tener conto del volume di liquame
sversato giornalmente per circa 12 ore di detenzione, con
aggiunta di capacità per sedimento che si accumula al fondo (51
÷ 0 litri per utente); la capacità media è per 101÷5 persone,
con dotazione di 150÷200 litri pro capite al giorno (che può
essere notevolmente inferiore nel caso di scuole, uffici, of
ficine).
L'estrazione del fango e della crosta viene effettuata
periodicamente, in genere da una a quattro volte all'anno ed il
materiale estratto viene trasportato con carro-botte in idonee
zone per l'interrimento (il materiale ha subito una
fermentazione putrida) o in altra idonea sistemazione.
4. VASCHE SETTICHE DI TIPO IMHOFF.
Le vasche settiche di tipo Imhoff, caratterizzate dal fatto di
avere compartimenti distinti per il liquame e il fango, devono
essere costruite a regola d'arte, sia per proteggere il terreno
circostante e l'eventuale falda, in quanto sono anch'esse
completamente interrate, sia per permettere un idoneo
attraversamento del liquame nel primo scomparto, permettere
un'idonea raccolta del fango nel secondo scomparto sottostante e
l'uscita continua, come l'entrata, del liquame chiarificato.
Devono avere accesso dall'alto a mezzo di apposito vano ed
essere munite di idoneo tubo di ventilazione.
Per l'ubicazione valgono le stesse prescrizioni delle vasche
settiche tradizionali.
Nel proporzionamento occorre tenere presente che il comparto
di sedimentazione deve permettere circa 4÷6 ore di detenzione
per le portate di punta; se le vasche sono piccole si
consigliano valori più elevati; occorre aggiungere una certa
capacità per persona per le sostanze galleggianti.
Come valori medi del comparto di sedimentazione si hanno circa
40÷50 litri per utente; in ogni caso, anche per le vasche più
piccole, la capacità non dovrebbe essere inferiore a 250÷300
litri complessivi.
Per il compartimento del fango si hanno 100÷120 litri pro
capite, in caso di almeno due estrazioni all'anno; per le vasche
più piccole è consigliabile adottare 180÷200 litri pro capite,
con una estrazione all'anno. Per scuole, uffici e officine, il
compartimento di sedimentazione va riferito alle ore di punta
con minimo di tre ore di detenzione; anche il fango si ridurrà
di conseguenza.
Il liquame grezzo entra con continuità, mentre quello
chiarificato esce; l'estrazione del fango e della crosta avviene
periodicamente da una a quattro volte l'anno; buona parte del
fango viene asportato, essiccato all'aria e usato come concime,
od interrato, mentre l'altra parte resta come innesto per il
fango (all'avvio dell'impianto si mette calce); la crosta
superiore del comparto fango ed il materiale galleggiante sono,
come detto, asportati ed interrati o portati ad altro idoneo
smaltimento.
5. DISPERSIONE NEL TERRENO MEDIANTE
SUB-IRRIGAZIONE.
Il liquame proveniente dalla chiarificazione, mediante
condotta a tenuta perviene in vaschetta in muratura o in
calce-struzzo a tenuta con sifone di cacciata, per l'immissione
nella condotta o rete disperdente, di tipo adatto al liquame di
fogna.
La condotta disperdente è in genere costituita da elementi
tubolati di cotto, grès, calcestruzzo o cemento amianto, di
10÷12 cm di diametro e lunghezza di 30÷50 cm, con estremità
tagliate dritte e distanziate di 1÷2 cm, coperta superiormente
con tegole o elementi di pietrame e con pendenza fra lo 0,2 e
0,5 per cento.
La condotta viene posta in trincea profonda circa 2/3 di
metro, dentro lo strato di pietrisco collocato nella metà
inferiore della trincea stessa; l'altra parte della trincea
viene riempita con il terreno proveniente dallo scavo adottando
accorgimenti acciocché il terreno di rinterro non penetri, prima
dell'assestamento, nei vuoti del sottostante pietrisco; un
idoneo sovrassetto eviterà qualsiasi avvallamento sopra la
trincea.
La trincea può avere la condotta disperdente su di una fila o
su di una fila con ramificazioni o su più file; la trincea deve
seguire l'andamento delle curve di livello per mantenere la
condotta disperdente in idonea pendenza.
Le trincee con condotte disperdenti sono poste lontane da
fabbricati, aie, aree pavimentate o altre sistemazioni che
ostacolano il passaggio dell'aria nel terreno; la distanza fra
il fondo della trincea ed il massimo livello della falda non
dovrà essere inferiore al metro; la falda non potrà essere
utilizzata a valle per uso potabile o domestico o per
irrigazione di prodotti mangiati crudi a meno di accertamenti
chimici e microbiologici caso per caso da parte dell'autorità
sanitaria. Fra la trincea e una qualunque condotta, serbatoio od
altra opera destinata al servizio di acqua potabile ci deve
essere una distanza minima di 30 metri.
Lo sviluppo della condotta disperdente, da definirsi
preferibilmente con prove di percolazione, deve essere in
funzione della natura del terreno; di seguito si riportano
comunque altri elementi di riferimento:
sabbia sottile, materiale leggero di riporto: 2 m per
abitante;
sabbia grossa e pietrisco: 3 m per abitante;
sabbia sottile con argilla: 5 m per abitante;
argilla con un po' di sabbia: 10 m per abitante;
argilla compatta: non adatta.
La fascia di terreno impegnata o la distanza tra due condotte
disperdenti deve essere di circa 30 metri.
Per l'esercizio si controllerà, di tanto in tanto, che non vi
sia intasamento del pietrisco o del terreno sottostante, che non
si manifestino impaludamenti superficiali, che il sifone
funzioni regolarmente, che non aumenti il numero delle persone
servite ed il volume di liquame giornaliero disperso; occorre
effettuare nel tempo il controllo del livello della falda.
6. DISPERSIONE NEL TERRENO MEDIANTE
POZZI ASSORBENTI.
Il liquame proveniente dalla chiarificazione, tramite condotta
a tenuta, perviene al pozzo di forma cilindrica, con diametro
interno di almeno un metro, in muratura di pietrame, mattoni o
calcestruzzo, privo di platea. Nella parte inferiore che
attraversa il terreno permeabile si praticano feritoie nelle
pareti o si costruisce la parte in muratura a secco; al fondo,
in sostituzione della platea, si pone uno strato di pietrame e
pietrisco per uno spessore di circa mezzo metro; uno strato di
pietrisco è sistemato ad anello esternamente intorno alla parte
di parete con feritoie per uno spessore orizzontale di circa
mezzo metro; in prossimità delle feritoie ed alla base dello
strato di pietrisco in pietrame è in genere di dimensioni più
grandi del rimanente pietrisco sovrastante.
La copertura del pozzo viene effettuata a profondità non
inferiore a 2/3 di metro e sulla copertura si applica un
pozzetto di accesso con chiusini, al di sopra della copertura
del pozzo e del pietrisco che lo circonda si pone uno strato di
terreno ordinario con soprassetto per evitare ogni avvallamento
e si adottano accorgimenti per non avere penetrazioni di terreno
(prima dell'assestamento) nei vuoti del pietrisco sottostante.
Si pongono dei tubi di aerazione in cemento amianto di opportuno
diametro, penetranti dal piano di campagna almeno un metro nello
strato di pietrisco.
I pozzi assorbenti debbono essere lontani dai fabbricati, aie,
aree pavimentate e sistemazioni che ostacolino il passaggio
dell'aria nel terreno.
La differenza di quota tra il fondo del pozzo ed il massimo
livello della falda non dovrà essere inferiore a 2 metri; la
falda a valle non potrà essere utilizzata per usi potabili e
domestici, o per irrigazione di prodotti da mangiare crudi a
meno di accertamenti microbiologici e chimici caso per caso da
parte dell'Autorità sanitaria; occorre evitare pozzi perdente in
presenza di roccia fratturata o fessurata; la distanza da
qualunque condotta, serbatoio, od altra opera destinata al
servizio potabile deve essere almeno di 50 metri.
Lo sviluppo della parete perimetrale del pozzo, da definirsi
preferibilmente con prove di percolazione, deve essere
dimensionato in funzione della natura del terreno; di seguito si
riportano comunque altri elementi di riferimento:
sabbia grossa o pietrisco: 1 mq per abitante;
sabbia fina: 1,5 mq per abitante;
argilla sabbiosa o riporto: 2,5 mq per abitante;
argilla con molta sabbia o pietrisco: 4 mq per abitante;
argilla con poca sabbia o pietrisco: 8 mq per abitante;
argilla compatta impermeabile: non adatta.
La capacità del pozzo non deve essere inferiore a quella della
vasca di chiarificazione che precede il pozzo stesso; è
consigliabile disporre di almeno due pozzi con funzionamento
alterno; in tal caso occorre un pozzetto di deviazione con
paratoie per inviare il liquame all'uno o all'altro pozzo.
La distanza fra gli assi dei pozzi non dev essere inferiore a
quattro volte il diametro de pozzi.
Per l'esercizio si controllerà di tanto in tanto che non vi
sia accumulo di sedimenti o di fanghiglia nel pozzo, od
intasamento del pietrisco e terreno circostante e che non si
verifichino impantanamenti nel terreno ricostante; occorre
controllare nel tempo il livello massimo della falda; se i pozzi
sono due si alterna il funzionamento in genere ogni quattro-sei
mesi.
7. PERCOLAZIONE NEL TERRENO MEDIANTE
SUB-IRRIGAZIONE CON DRENAGGIO (per
terreni impermeabili).
Il liquame, proveniente dalla chiarificazione mediante
condotte a tenuta, perviene nella condotta disperdente. Il
sistema consiste in una trincea, profonda in genere 11 ÷ 15
metri avente al fondo uno strato di argilla, sul quale si posa
la condotta drenante sovrastata in senso verticale da strati di
pietrisco grosso, minuto e grosso; dentro l'ultimo strato si
colloca la condotta disperdente.
Le due condotte, aventi in genere pendenza tra lo 0,2 per
cento e lo 0,5 per cento, sono costituite da elementi tubolari
di cotto, grès, calcestruzzo o cemento amianto del diametro di
circa 10÷12 cm, aventi lunghezza di circa 30÷50 centimetri con
estremità tagliate dritte e distanziate di 1 o 2 cm, coperte
superiormente da tegole o da elementi di pietrame per impedire
l'entrata del pietrisco e del terreno dello scavo, che ricoprirà
la trincea con idoneo sovrassetto per evitare avvallamenti; si
dovranno usare precauzioni affinché il terreno di rinterro non
vada a riempire i vuoti prima dell'assestamento.
Tubi di aerazioni di conveniente diametro vengono collocati
verticalmente, dal piano di campagna fino allo strato di
pietrisco grosso inferiore, disposti alternativamente a destra e
a sinistra delle condotte e distanziati due ÷ quattro metri
l'uno dall'altro.
La condotta drenante sbocca in un'idoneo ricettore (rivolo,
alveo, impluvio, ecc.), mentre la condotta disperdente termina
chiusa 5 metri prima dello sbocco della condotta drenante.
La trincea può essere con condotte su di una fila, con fila
ramificata, con più file. Per quanto riguarda le distanze di
rispetto da aree pavimentate, da falde o da manufatti relativi
ad acqua potabile, vale quanto detto per la sub-irrigazione
normale.
Lo sviluppo delle condotte si calcola in genere in due ÷
quattro metri per utente. Occorre verificare che tutto funzioni
regolarmente: dal sifone della vaschetta di alimentazione, allo
sbocco del liquame, ai tubi di aerazione.
Il numero delle persone servite ed il volume giornaliero di
liquame da trattare non deve aumentare; il livello massimo della
falda va controllato nel tempo.